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Premi David di Donatello 2024

David di Donatello 2022, Rai 1 per il cinema: pensavo fosse amore invece era un requiem

La tragica serata dei David di Donatello 2022 su Rai 1 è stata un mesto necrologio. Mentre il cinema, nonostante tutto, è ancora vivissimo.
A cura di Grazia Sambruna
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Requiem for a dream. Il sogno era quello di vedere una cerimonia che potesse davvero celebrare il cinema, da ben due anni in perenne black monday a causa della pandemia, ma la diretta della grande soirée dei David di Donatello 2022 trasmessa da Rai 1 è risultata più un requiem. “Il cinema è un buio di persone”, cantava Mannarino in “Maddalena”, ed ecco: nel corso della premiazione quel buio tipico della sala foriero di magie (come anche, alle volte di potentissime sòle) si è purtroppo abbattuto sul palco dove Carlo Conti ha carlocontato, dimostrando ancora una volta che, non importa quale sia l’occasione specifica, lui è in grado di condurre The Band come fosse Sanremo, I David come Tale e Quale Show e tutti e quattro i programmi insieme come se fossero una director’s cut del medesimo film. Questa camaleontica skill, pur essendo la sua forza in senso assoluto, non ha giovato per nulla al ritmo della trasmissione, succhiando via brillantezza perfino alla finora sempre splendente di luce propria Drusilla Foer. 

Tutto ciò mentre dal palco venivano annunciati, come da tradizione, molti titoli oscuri e misteriosi, il che non significa necessariamente di scarsa qualità, per cui nessuno, complice una scaletta anarchica e approssimativa, è riuscito a creare alcuna curiosità nel telespettatore che ci immaginiamo tra l’assopito e il passivo risvegliato solo dagli incalzanti  ringraziamenti a Piera DeTassis, unica unità di misura a scandire il passare del tempo (uno ogni cinque minuti netti, manco Luca Tommasini ai tempi di X Factor). Sì, questa è l’analisi, per non dire il necrologio, di un’occasione sprecata: Toni Servillo che si assopisce durante la diretta come paradigma dell'intera serata.

Con i secondi contati per non far partire in ritardo il Porta a Porta di Bruno Vespa, conduttore che, è noto, tiene più all’orologio che all’Auditel, la diretta comincia con un mesto siparietto-product placement automobilistico tra Drusilla Foer e Carlo Conti che al telefono iniziano a bisticciare scherzosamente, come una brutta copia di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Solo che qui a farsi affibbiare il nomignolo diminutivo è il conduttore che viene subito battezzato “Carlino”. Poi l’intervento del Ministro alla Cultura Dario Franceschini che si dice “molto positiv… ottimista” (sic) sul futuro del cinema nostrano.

La scaletta fa il resto: la prima statuetta assegnata va alla Migliore Attrice Non Protagonista (vinta dalla splendida Teresa Saponangelo per È stata la mano di Dio). Ma possibile bruciare subito così uno dei premi più importanti della serata? Considerato anche il “testa a testa” tra lei e Luisa Ranieri (la strepitosa zia Patrizia dello stesso capolavoro di Paolo Sorrentino), schiaffare questo risultato a cinque minuti dall’inizio somiglia molto più a un atto criminoso che a una celebrazione. Ma il peggio lo si raggiungerà poi, quando i prodi autori, riusciranno nell’impossibile: assegnare il David per la Miglior Regia (senza sorpresa, a Paolo Sorrentino) prima di una trafila di riconoscimenti tecnici che, con ogni rispetto per le maestranze parlando, non possono che essere riempitivi verso un acme, non arrivare dopo il piatto forte. Tant’è che agli ultimi Oscar, le premiazioni di queste categorie erano state registrate anzitempo con clip trasmesse durante la diretta and the show must go on.

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Veniamo ai film nominati: l’asso pigliatutto È stata la mano di Dio si porta a casa cinque statuette tra cui la più ambita, quella per il Miglior Film. Risultato meritatissimo ma non una grande sorpresa, considerato che il regista per questo suo ultimo capolavoro viene premiato da settembre 2021 (Leone d’Argento alla 78° Mostra del Cinema di Venezia), ha ottenuto una nomination all’Oscar, il lungometraggio è disponibile su Netflix e, nelle tre settimane in cui era uscito solo al cinema, fuori dalle sale c’era una fila che ricordava quella per il il primo iPhone.

Poi tra i nominati c’erano i classici illustri sconosciuti di prestigio come Ariaferma (con un totale di 795mila euro incassati al box office), capolavoro di Leonardo Di Costanzo ma non esattamente popolare per il pubblico mainstream. Nonostante la statuetta a Silvio Orlando come Miglior Attore Protagonista proprio per questo film, della pellicola da casa non è arrivato nulla all’infuori dell’emozionante discorso del vincitore. Un peccato. Davvero un peccato che nessuno abbia pensato, oltre che a premiare, a tentare di fare lo sforzo di divulgare l’amore per il cinema e soprattutto per i gioielli che pure noi, senza Marvel e divi hollywoodiani, siamo perfettamente in grado di sfornare.

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Ecco, forse è stata questa la più grave mancanza della serata: una malcelata sufficienza. Oltre alla retorica dell’“Andate al cinema”, ripetuto come un mantra, al pubblico, oramai abituato allo streaming magari per malavoglia ma anche per necessità considerati gli ultimi due anni di chiusure, non è stato fornito un perché, un guizzo, un fuoco d’artificio pirotecnico che potesse far tornare l’italiano medio a innamorarsi del grande schermo, una scintilla. Pensate a Freaks Out, il lungometraggio che si è portato a casa il maggior numero di statuette – sei in totale – ma perlopiù “tecniche”: davvero sarebbe lo stesso guardarlo sul tablet o in una sala I-Max? Quanto andrebbe perso del film? Con ogni probabilità, tutto.

Non c’è stata magia e la conduzione non ha di certo aiutato a crearne: quella macchina da guerra che risponde al nome di Carlo Conti ha svolto il suo compitone con la sola premura di rientrare nei tempi, mentre Drusilla Foer, pur sempre elegantissima, da outsider ironica e tagliente, è stata appiattita al ruolo di “valletta”, pur da lei tanto amato. “Carlino” l’ha proprio detto, nel momento in cui sul palco si è ritrovato insieme alla co-conduttrice e alla bellissima “professoressa” dell’Eredità Samira lì nel ruolo di portabuste: Come insegna Pippo Baudo, ci vogliono la mora e la bionda”. Drusilla Foer è, per caso, “la bionda”? Una valletta come un’altra? Avere una risorsa di tale carisma e appiattirla entro i più semplicistici canoni Rai è un autogol che ne vale almeno tre. 

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Il cinema, attualmente, è un grande animale ferito che agonizza sul bagnasciuga di una spiaggia oceanica: resta maestoso e imponente, ma ha bisogno di un pronto intervento per tornare a solcare le acque in tutta la sua magnificenza e possenza. In attesa dei soccorsi, da parte in primis della politica, fondamentale è che se ne parli, che lo si mostri al mondo, che gli si dedichi amore e cura a ogni possibile occasione. La stessa passione che ha dimostrato Eduardo Scarpetta al ricevimento del David come Miglior Attore Non Protagonista per E qui rido io: pur vincitore annunciato sin dalla vigilia, quella statuetta non gli pareva nemmeno sua, aveva gli occhi di uno a cui stava capitando una gioia troppo grande, qualcosa di sacro e incredibile. Lui e la Saponangelo sono stati l’emozionante dimostrazione di come il cinema sia ancora in vita, nonostante tutto, della magia, del lavoro tenace e per la maggior parte del tempo ben poco appagante che porta, con ogni fortuna, alla realizzazione di capolavori, del fatto che una premiazione sia ben distante, se non l’esatto opposto, dalla mera (e irrispettosa) lista della spesa che invece la cerimonia è stata.

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E no, non si può pretendere che Paolo Sorrentino prenda la parola 84 volte in una sola serata ritirando, pur contento, i vari premi: È stata la mano di Dio è un meraviglioso film corale e tuttora risulta un’eresia, per esempio, che Luisa Ranieri sia stata un mero suppellettile mascherinato. Nel corso di quest’ultimo anno di riconoscimenti e successi dell’opera, non le è stato mai dato modo di proferire verbo su un palco pubblico.

Ai David è mancato l’amore, la voglia, l’entusiasmo di comunicare il cinema come una cosa che è, non come fosse la qualunque cover band di un tempo splendido ma oramai lontano lontano. Roba da cominciare a credere che i D’Innocenzo abbiano davvero proferito quella presunta bestemmia in diretta. E a ragion veduta.

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