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Claudio Fasulo: “Più Eurovision su Rai1 nel 2024. Mengoni e la bandiera arcobaleno? Non lo sapevamo”

Dopo il successo di Eurovision, parola a Claudio Fasulo, vice direttore intrattenimento prime time per la Rai e responsabile delle spedizioni italiane. Dal bel riscontro di Mengoni alla conferma di un seguito dell’evento dopo l’edizione di Torino, Fasulo è ottimista: “Il racconto va allargato nei palinsesti, anche oltre la musica”.
A cura di Ruben Trasatti
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L’Eurovision Song Contest 2023 si è concluso con la sesta top 10 consecutiva dell’Italia in concorso, grazie al quarto posto di Marco Mengoni con Due Vite. Liverpool, dopo giorni di festa vera per le strade, è tornata alla normalità. Anche Claudio Fasulo, vice direttore intrattenimento prime time per la Rai e con ruoli di rilievo all'interno dei comitati EBU (European Broadcasting Union, ente che riunisce le tv pubbliche europee) è tornato alla sua quotidianità che prevede la sveglia alle 5:15 per seguire ogni mattina il programma di Fiorello su Rai2. Fasulo, però, continuerà a pensare all’Eurovision perché dovrà occuparsi anche dell’edizione svedese nel 2024. Il primo Eurovision di Claudio Fasulo è stata l’edizione Stoccolma 2016, la prima volta su Rai1 guidata dal direttore Andrea Fabiano e con Francesca Michielin in gara. “Anche se l’anno prima, a Vienna con Il Volo, ero andato a curiosare a titolo personale per prendere appunti grazie all’allora capodelegazione Nicola Caligiore”, spiega. Con Claudio Fasulo cerchiamo di capire come è andata questa edizione, che nella finale del 13 maggio su Rai1 ha sfiorato i 5 milioni di spettatori e raggiunto il 34% share. Cui aggiungiamo dei target: 50,1% share sulle femmine 15-24 anni, il 39,9% sui maschi 35-44 anni, il 41,5% di istruzione universitaria.

Qual è il bilancio di questa? 

Un bilancio positivo. Il lavoro fatto in questi anni ha permesso di far conoscere l'ESC al grande pubblico e anche agli artisti, alle case discografiche, produttori e autori. Fino a qualche anno fa era percepito come evento un po’ fricchettone, ora specialmente dopo il successo dei Maneskin permette agli artisti di raggiungere il mercato internazionale.

L’edizione 2023 ha superato le aspettative Auditel? 

Torino 2022 ha cambiato la percezione e l’affezione nei confronti dell’Eurovision. La finale in ascolti è stata accesa, ma i dati interessanti sono quelli delle semifinali, contro il calcio sulle varie reti e una decisa controprogrammazione, e in particolare i dati della seconda semifinale. Non avevamo sul palco Marco Mengoni o altri motivi di grande richiamo se non i Piqued Jacks in gara per San Marino. L’8% di share di Rai2 certifica che l’Eurovision indipendentemente dai suoi protagonisti ha una grande attenzione.

Visto che per le semifinali la trasmissione termina molto presto per i canoni televisivi italiani, attorno alle ore 23, si può allargare il racconto dell’evento?

La dico grossa. Io credo ci siano dei bei margini di upgrade per rendere più ricco di contenuti l’evento, e parlo di contenuti non esclusivamente musicali. Sia per questioni di palinsesto che di indotto, l’Eurovision può essere raccontato in maniera ancora più ampia. Potremmo approfondirne la storia, che invece è sintetizzata nelle anteprime dello show che sono state create ad hoc.

Si poteva azzardare a posizionare le semifinali su Rai1? 

In Rai eravamo alla ricerca di una verifica dopo Torino 2022, in casa nostra. Dovevamo controllare quale fosse la scia rimasta da quella edizione rispetto a quando partecipiamo all’estero. Credo che il risultato sia stato apprezzabile. In funzione Svezia 2024 ne parleremo.

Pensi di riconfermare al commento la coppia Gabriele Corsi – Mara Maionchi? Doveva esserci Malgioglio… 

…ma poi ha fatto altro (ride, ndr). Gabriele e Mara sono stati eccellenti, credo siano piaciuti a tutti, rappresentano un equilibrio tra un nome tecnico e una voce fantasista, come successe già con Federico Russo e Flavio Insinna che devo ancora ringraziare perché hanno segnato il solco dal 2016. Con le coppie di conduttori abbiamo sempre tentato di rendere più accessibile alla generalista l’evento. Mara e Gabriele ci hanno fatto sorridere, hanno dato colore, sono competenti e popolari.

Molti hanno notato i problemi tecnici di collegamento. 

Sì, li abbiamo avuti. Faccio i complimenti a Gabriele e Mara per il loro “volo cieco” nella prima semifinale. Abbiamo perso il contatto diretto tra la regia a Roma e Liverpool, e lavorato con i telefoni cellulari. Nella seconda semifinale il commento è saltato in un momento topico. Anche se abbiamo rimediato in corsa, l’happy ending della situazione non può però essere il colpo di spugna su tutto ciò che non ha funzionato sul lato tecnico. Ci tengo a dire che non è stata colpa della Rai.

Marco Mengoni durante la Flag Parade ha mostrato anche una bandiera LGBTQ, ne eravate a conoscenza prima che lo facesse? 

No, non lo sapevamo. Ma ritengo che non ne sia stato fatto un uso strumentale. L’Eurovision apre al confronto di idee.

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Fai parte del Reference Group Eurovision dell’EBU insieme a Simona Martorelli, sempre per la Rai. Qual è il tuo apporto in questo gruppo decisionale e di cosa si tratta? 

È l’organismo consultivo che collabora con le emittenti ospiti alla realizzazione dell’Eurovision. Gli executive producer entrano in questo gruppo per due anni consecutivi, e io e Simona ci saremo fino al 2024 perché abbiamo svolto quel ruolo a Torino. Ci permette di interloquire con l’executive supervisor Martin Österdahl. Mi permetto di aggiungere che dal 4 maggio sono stato candidato dalla Rai e poi eletto dall’EBU fino al 2025 nel suo TV Committee, dove mi occuperò di tutte le coproduzioni televisive europee dei gruppi Tv che fanno parte dell’EBU come serie, show e documentari. Un doppio incarico gratificante".

Per Liverpool 2023, in questo tuo ruolo nel Reference Group, hai suggerito tu di avere Mahmood tra gli ospiti? 

No, non l’ho suggerito io (ride). E’ stata una bellissima idea da parte della BBC. Io ho portato la mia esperienza straordinaria di Torino 2022, confrontandomi con i vari broadcaster e produttori condividendo decisioni, valutazioni, consigli. Ed è quello che si farà con la televisione svedese SVT dal mese di giugno con il primo incontro del Reference Group post-Liverpool.

Suggerirai cambiamenti al format dell’Eurovision? Quest’anno le semifinali erano decise al 100% dal televoto, ma non la finale dove le giurie hanno cambiato un po’ i risultati dando la spinta finale alla Svezia. 

Ci sono margini di cambiamento. Non ti nascondo che da ieri pomeriggio ho chiesto al mio gruppo di lavoro un incontro per valutare il da farsi a livello produttivo, autoriale ed editoriale. Una mail circolare su cosa non ha funzionato e si può migliorare nel medio termine, almeno secondo noi. È chiaro che ognuno tira l’acqua al proprio mulino, a seconda di chi va meglio in giura o televoto. Ma ben vengano i cambiamenti.

Confronto Sanremo-Eurovision. Il racconto musicale del Festival è pop, però l’Ariston anche se sacro rimane un teatro. Non ci sarebbe bisogno di andare anche qui di pari passo? 

È un tema vivo. L’Ariston nella realizzazione scenografica ha un perimetro che ormai ha dei limiti che conosciamo bene. Non è un mistero che con il comune di Sanremo da anni si stia pensando a una soluzione innovativa che consenta di sviluppare la parte dello spettacolo su termini più simili ad altre esperienze europee”.

Inevitabile chiederti a fine stagione qual è lo stato dell’intrattenimento Rai.

La stagione è andata molto bene. Oltre a Sanremo c’è il successo delle grandi colonne seriali della Rai, di nuovi titoli di successo come The Voice Senior che si è consolidato confermando la sua posizione nel palinsesto. Nel caso di Benedetta Primavera, lo show ha avuto uno svolgimento interessante nelle 4 puntate consacrando il valore oggettivo di una grande artista come Loretta. E’ stato un varietà autentico, puro. E sono contento anche di Cattelan che si è ben consolidato nella seconda serata di Rai2.

Inevitabile, anche, chiederti di Fabio Fazio in uscita dalla Rai con cui hai avuto a lungo a che fare.

Con Fabio Fazio ho fatto il mio ultimo Sanremo da autore e il mio primo da capostruttura, parliamo del 2013 e del 2014. So che professionista è, lo si apprezza per questo.

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