Ci sono foto che fanno politica. C'è chi le usa per schiacciare l'occhiolino ai propri fans, come farebbe un cantante intento a sembrare famigliare o come fa il ministro dell'inferno quando si strafogata di cibo per dirci che è uno di noi. Ci sono altre foto, invece, che senza bisogno di didascalie contengono già tutto il senso della forza di esserci, di contrapporsi e di ammutolire un potere che funziona spesso grazie all'indifferenza intorno.

Rossella Muroni, deputata di LEU, si è piantata di fronte al pullman che stava trasferendo gli ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto verso l'Abruzzo, in località non specificata. Il Cara deve essere svuotato, l'ha deciso lo scrivo con il suo decreto che pur chiamandosi sicurezza sparpaglierà persone e macerie. Alcuni saranno trasferiti, non si è capito bene dove, mentre centinaia di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale da ieri semplicemente non esistono più. Dovrebbero sparire ma questo non l'hanno potuto scrivere sulle carte bollate.  

"Restando la legittimità della decisione io voglio verificare il metodo. Voglio sapere se qualcuno sa chi sono le persone salite su questo pullman. Le loro esigenze, le loro storie, le loro difficoltà e quindi di conseguenza che tipo di strutture gli accoglieranno ha spiegato Rossella Muroni, arrogandosi il diritto (ma non è un dovere forse?) di dare a tutti questi numeri sventolati per agitare la propaganda dei nomi, dei cognomi, dei visi, una storia. Perché, si sa, quando le persone tornano persone, sfilandosi dalle comode categorie, allora diventa più difficile trasportarle come pacchi. Perché finché tratteremo i migranti (ma anche i poveri, i drogati, in generale tutti i derelitti) affrancandoli solo della loro condizione sarà molto più semplice farcirli della propaganda che torna più comoda al potente di turno.

E una donna (chissà che schiaffo per questo governo così muscolare e maschilista) che ferma un pullman e lo costringe alla retromarcia è il primo forte gesto d'opposizione, fisico e tangibile, che molti aspettavano da un po'. La chiamerebbero disobbedienza civile se andasse ancora di moda usare i vecchi termini della storia della democrazia, la chiameranno sceneggiata quelli che ormai hanno fatto dell'irrisione dell'avversario l'unico punto di contatto con l'opposizione.

I fatti dicono comunque che quel pullman sia mestamente rientrato in retromarcia dal cancello che avrebbe voluto oltrepassare. Perché in fondo non si sa dove andranno, questi. Manca la risposta perché nessuno, occupandosi della sicurezza come feticcio da dare in pasto ai propri sostenitori affamati, si è mai posto la domanda.

E sorge il dubbio che in fondo l'opposizione piuttosto che allinearsi verso il basso nella politica come caciara potrebbe invece porre le domande giuste, con spirito operaio e artigiano potrebbe mettersi a smontare pezzo per pezzo questi provvedimenti che oltre che inumani sono di fondo anche sbagliati nelle previsioni, nell'attuazione e nei numeri.

Prendere esempio da Rossella, in piedi, sarebbe un buon inizio.