Il nuovo testo base della legge elettorale, il Rosatellum bis, non va giù al MoVimento 5 Stelle che con Danilo Toninelli, esponente M5s in commissione Affari Costituzionali alla Camera, lo definisce un “tutti contro di noi”. Ed è lo stesso Toninelli ad annunciare a Fanpage.it che i ricorsi alla Corte costituzionale contro questo testo sono “già pronti”. “Come abbiamo abbattuto l’Italicum, faremo la stessa cosa” con il Rosatellum bis, spiega Toninelli.

Secondo il deputato pentastellato siamo di fronte a una “spina dorsale della legge totalmente incostituzionale”, motivo per cui non ci sarebbe modo di porre rimedio ai punti critici di un testo definito “irrecuperabile”. Toninelli ha quindi annunciato che lavorerà in commissione “semplicemente per bloccare il Rosatellum bis, non essendo migliorabile”.

Collegi uninominali e coalizione: ‘Binomio devastante'

I punti critici sottolineati da Toninelli riguardano soprattutto quello che il deputato M5s definisce un “binomio devastante per noi e per la democrazia”: collegi uninominali e coalizioni. “Così è la persona che trascina il voto e non il simbolo”, accusa Toninelli spiegando che si torna quindi alla concezione di “voto personalistico” e al rischio di “corruzione e clientele”. Secondo il deputato M5s prevarranno nomi come quelli di “Cuffaro e Genovesi, a tirare sarà il potere locale o anche chi è spalleggiato dalle mafie”. “Noi – aggiunge spiegando come la legge sia pensata per penalizzare il MoVimento – siamo gente normale senza nessun tipo di collusione, noi sicuramente così perdiamo e insieme a noi perde l’idea della democrazia”.

Toninelli critica questo tipo di coalizione che verrà introdotto: “Queste sono ammucchiate. Oltre ai partiti tradizionali ci sarà con loro la qualunque, spunterà il partito della cipolla, quello della salsiccia. Ci saranno una marea di liste e listini per raccattare qualche voto in più in coalizione”. Le definisce “lenzuolate infinite”, il deputato che torna a sottolineare come a prevalere saranno le “clientele che hanno in mano il voto locale, senza le preferenze: è tutto incostituzionale”.

C’è poi un altro elemento sottolineato da Toninelli, ovvero il peso che i collegi uninominali (il 36% del totale) avranno anche sui seggi assegnati col proporzionale (il 64%): “Tu apri la tua scheda, puoi fare una sola x sul nome del candidato del tuo collegio. Ma la tua x ha effetto anche sul 60% eletto in modo proporzionale, quindi aiuti ancora di più il voto clientelare, perché anche il 60% dipende in parte da un’unica x”.

La teoria spiegata da Toninelli è che i listini composti da massimo quattro candidati per la quota proporzionale abbiano “valenza secondaria”: “Sono listini bloccati dalle segretarie di partito. E punteranno tutto sui nomi forti, avendo la gestione di comuni, regioni, società partecipate, gestiscono il denaro pubblico localmente”. In sostanza, secondo il deputato pentastellato, il “listino proporzionale conta poco rispetto al candidato forte”.

Toninelli: ‘Accozzaglia, tutti contro di noi'

Toninelli sostiene che i partiti che sono favorevoli a questa proposta di legge elettorale (Pd, Fi e Lega più Ap) potrebbero non farcela ad approvarla “per un motivo semplice: sono troppo disonesti. Dovranno spartirsi i seggi dei candidati nei collegi uninominali, dovranno disegnare gli spazi del territorio nazionale che rappresenteranno i collegi, dovranno accordarsi sul ‘qua metto il mio, lì metti il tuo’. Sono talmente disonesti che difficilmente ce la faranno, per quanto siano artisti nello scambio di poltrone”. Infatti, in ogni caso, Toninelli sostiene che “non è impossibile che passi la legge, non posso escludere nulla”.

Il deputato del M5s conclude sostenendo che ciò che stanno tentando di fare gli altri partiti è una “accozzaglia unica coalizzata contro di noi”, riferendosi al MoVimento. “Tutti contro di noi – aggiunge -: magari nel collegio del sottoscritto presenteranno un unico candidato che rappresenterà tutte le altre forze politiche. Sanno che una forza politica unica che da sola lotta contro altre 10-12, difficilmente arriverà a prendere il 51% dei voti di quel collegio”.