Valeria Fioravanti morta a 27 anni, i medici che scambiarono meningite per mal di testa: “Mancavano sintomi”
Continua il processo per la morte di Valeria Fioravanti, la giovane morta a 27 anni per una meningite scambiate per cefalea. La ragazza, prima di perdere la vita, era stata visitata in diverse strutture sanitarie della Capitale: sono tre i medici accusati di omicidio colposo, uno del Policlinico Casilino e due del San Giovanni. La Procura contesta loro, a vario titolo, di non effettuato una valutazione neurologica approfondita.
Oggi sono stati loro stessi a rispondere alle domande di pm e avvocati: hanno spiegato che stando ai loro assistiti la giovane paziente non presentava alcun "campanello d'allarme" o "sintomo che potesse far venire il sospetto di una meningite".
Il racconto della difesa dei medici: "Non aveva sintomi"
"Aveva cefalea e febbre, aspettammo il referto della tac e diedi una terapia analgesica: alle 19 era in miglioramento. E io classificai il caso come cefalea, non c'erano altri segnali", ha spiegato il medico del Casilino.
Il primo dei due medici del San Giovanni, invece, ha eseguito una tac lombare: "Aveva parlato di lombalgia e cefalea che non la faceva dormire. Ma non c'erano sintomi che facessero pensare a una meningite, come deficit o alterazioni cognitive". Anche il secondo medico del San Giovanni ha fatto riferimento a un miglioramento della paziente. "Ho visto la cartella clinica, diceva di stare meglio: il quadro clinico non richiedeva ulteriori esami".
I familiari: "Siamo sconvolti"
In aula erano presenti anche i familiari di Fioravanti. "La causa della morte di Valeria è stata la superficialità dei medici, non hanno approfondito – ha commentato la madre della giovane alla fine dell'udienza – Avrebbero dovuto approfondire. Aveva lo sguardo assente, si lamentava sempre. Non riusciva neanche ad allacciarsi le scarpe. Per l'ultimo accesso in ospedale mia figlia l'abbiamo dovuta caricare noi in auto e sdraiarla. Non c'erano miglioramenti nonostante le terapie: oggi ho sentito menzogne".
A prendere la parola anche il padre della giovane: "Secondo i loro racconti stava bene. Ma dopo tre giorni è morta. Un medico ha capito della gravità della situazione soltanto l"ultima volta che siamo andati in ospedale e le ha fatto un'iniezione lombare. Ma era troppo tardi".