Azienda cinese licenzia metà del personale in Italia: “Siamo soprattutto over 50, come troveremo un altro lavoro?”

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Le 81 lettere di esubero sono state inviate a settembre. Fabrizio si sfoga con Fanpage.it: “Siamo persone. E a più di 50 anni è sempre più difficile trovare un nuovo lavoro”.

"Come faremo a trovare un altro impiego? Per la maggior parte siamo persone con più di cinquant'anni. A questa età è difficile reinventarsi e trovare un mercato del lavoro aperto". A parlare a Fanpage.it è Fabrizio (nome di fantasia, ndr), uno dei dipendenti della multinazionale cinese Zte che l'11 settembre ha inoltrato a 81 dei suoi 177 dipendenti delle email in cui annunciava l'avvio delle procedure di licenziamento. L'annuncio dei possibili licenziamenti riguarda quasi la metà del personale italiano: a rischio chi lavora a Roma, Pozzuoli e Milano. Chi, invece, lavora in quelle di Padova, Bari, Bologna e Catanzaro si trova davanti a un altro problema: le quattro strutture saranno chiuse. L'azienda ha già comunicato l'interruzione del telelavoro e per i dipendenti si apre un bivio: trasferirsi o andarsene.

"L'11 settembre è arrivata un'email in cui ci è stato comunicato l'avvio della procedura per i licenziamenti, a quasi metà del personale. È successo tutto senza alcun preavviso. Ma noi non ci arrendiamo", aveva già spiegato a qualche giorno dai fatti un altro dipendente.

Fanpage.it ha provato a contattare l'azienda per avere delucidazioni sulla situazione in corso, ma al momento non ha ancora ottenuto risposta.

Licenziamenti alla Zte: "Lavoratori a rischio: siamo perlopiù over 50"

"Siamo in un limbo. L'età media è alta, per la maggior parte siamo lavoratori sopra i 50 anni: molti sono stati assunti 10 anni fa, quando è iniziato lo storico progetto che riguarda la fusione Wind Tre, probabilmente il più grande nella storia delle telecomunicazioni almeno nel nostro Paese".

A rischio è soprattutto il personale che lavora nel settore tecnico dell'azienda, composto da addetti alla logistica e ingegneri: fra le 96 persone che non hanno ricevuto la comunicazione di avvio della pratica di licenziamento, 24 sono dirigenti, circa il 30% di chi resta. "Sarà difficile per noi ricollocarci nel mondo del lavoro: sappiamo tutti che si tratta di un settore abbastanza fermo. Così come sappiamo che la nostra età non aiuta. Ci servono risposte e ci mobiliteremo per averne". Sicuramente quello che si respira in azienda da un mese a questa parte è un clima molto teso.

"Resteremo senza lavoro in un periodo di forte crisi. A quali compromessi si rischia di dover scendere pur di garantirsi un lavoro? Saremo costretti a dimezzare il nostro stipendio nella speranza di poter essere assunti altrove? – si chiede – Alla nostra età è molto più complesso trovare nuovi lavori. Da disoccupati è difficile essere reinseriti. Le strade sono poche e di lavoro non ce n'è molto, soprattutto nel nostro settore".

Preoccupazione per i licenziamenti: "Dietro agli 81 esuberi, ci sono 81 vite con le loro storie"

"Dietro alle 81 persone a rischio licenziamento, ci sono 81 famiglie, ci sono 81 figli, 81 mutui, 81 attività da pagare. Si tratta di un'azienda per cui abbiamo lavorato almeno per circa dieci anni. Abbiamo seguito un progetto, abbiamo dato il massimo – continua Fabrizio – Eppure ci ritroviamo in una forbice: da una parte per l'azienda siamo esuberi. Dall'altra sembra che il governo che sembra voler portare vantaggi soltanto alle aziende europee. Ma noi siamo lavoratori italiani che lavorano in una società italiana e hanno lavorato in una società italiana, pagando regolarmente le tasse, come fanno tutti i dipendenti. La nostra professionalità, piuttosto elevata vista anche la nostra età, si disperderà. E noi non sappiamo ancora che fine faremo".

Dietro ai possibili licenziamenti ci sono persone con le loro storie e esperienze di vita. "Ci sono anche famiglie monoreddito. In alcuni casi il nostro stipendio è l'unica entrata per la nostra famiglia. A fronte dei licenziamenti, a volte, i contributi alla disoccupazione non basta. In una città come Roma non basta a pagare l'affitto, non basta a pagare la benzina. E a quel punto anche i beni di prima necessità vengono messi a rischio. E tutto questo dopo aver lavorato oltre 10 anni e essere arrivati a ricoprire una professionalità forte nel proprio ruolo.

L'auspicio e le scadenze: "Se non si risolve, aspettiamo la lettera di licenziamento"

L'alternativa secondo Fabrizio potrebbe essere quella di ottenere un esodo basato sulla volontarietà figlio di un incentivo economico al fine di chiudere la procedura di licenziamenti. "Penso al caso Ericsson, che ha visto l'intervento diretto della premier Giorgia Meloni. Auspico personalmente una situazione simile – continua -Vorremmo avere un paracadute che sia semplicemente congruo per avere la tranquillità di mantenere le nostre famiglie, resistere e vivere dignitosamente per il tempo di ritrovare lavoro. Nessuno vuole diventare ricco, ma vogliamo una buona uscita che rispetti la seniority, l'età anagrafica e gli anni di esperienza".

Le loro storie, tutte unite dal percorso in azienda, sono le più variegate. "C'è chi per restare in azienda ha rinunciato a altre offerte. C'è chi sta già inviando curricula (come nel caso di Ginevra, che dopo 10 anni di lavoro in Zte da settembre si sente mancare la terra sotto ai piedi, ndr). E chi non ha idea di come andrà. Non esiste una deadline, noi viviamo nell'incertezza quotidiana di una cosa che sappiamo che si chiuderà, bene o male comunque si chiuderà. Speriamo nel buon esito dei tavoli con i sindacati, anche se non ci sono garanzie di alcun tipo".

Nel frattempo i tavoli sindacali continuano. "Questa vertenza si inserisce in una crisi ancora più ampia che sta colpendo duramente il settore delle telecomunicazioni e dei servizi – hanno scritto in una nota non appena appreso dell'avvio delle procedure di licenziamento dalla Slc Cgil di Roma e del Lazio – Come Slc Cgil Roma e Lazio pretendiamo che un colosso da 20 miliardi di dollari di fatturato garantisca soluzioni non traumatiche e che le istituzioni e il Governo intervenga per tutelare l'occupazione della Capitale".

I risultati sperati dopo le varie trattative, però, tardano ad arrivare. "Ciò che è sicuro è che prima di 40 giorni non avremo alcuna informazione certa. Passato questo periodo potremmo aver trovato un accordo. Oppure no. E in quel caso l'azienda potrebbe già inviarci le lettere di licenziamento".

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