Azienda cinese licenzia 81 dipendenti su 177: “Senza preavviso ci hanno detto che metà di noi deve andare via”
"Siamo rientrati al lavoro e ci è arrivata la notizia: senza aver mai esplicitato una situazione di difficoltà prima di venerdì scorso, l'azienda ha annunciato 81 licenziamenti su 177 dipendenti, tutti afferenti alla sezione tecnica di produzione". Queste la parole a Fanpage.it di uno dei dipendenti dell'azienda Zte che lo scorso venerdì ha annunciato l'avvio delle pratiche di licenziamento per 81 dipendenti su 177 dipendenti in Italia, di cui 25 nel Lazio e la chiusura di quattro sedi su sette: si tratta di Zte, la multinazionale cinese dal fatturato di circa 133,90 miliardi di yuan, cioè circa 16,7 miliardi di euro. L'azienda è tra i fornitori tecnologici di reti e apparecchiature per le telecomunicazioni leader di settore. Nota nei territori asiatici, negli ultimi decenni si è sviluppata in tutto il mondo e ha trovato espressione anche nel nostro Paese dove, nel 2017, si è occupata di gestire la fusione fra Wind 3.
Non soltanto, oltre alle persone a rischio licenziamento si aggiungono quelle che, una volta chiusa la propria sede di riferimento, dovranno obbligatoriamente trasferirsi per continuare a lavorare. "Hanno eliminato anche smartworking e telelavoro: o ci si trasferisce oppure si è costretti a cambiare lavoro".
Fanpage.it ha provato a contattare l'azienda per avere delucidazioni sulla situazione in corso, ma al momento non ha ancora ottenuto risposta.
Zte avvia procedura di licenziamento per 81 dipendenti
A parlare a Fanpage.it è uno dei dipendenti dell'azienda. "L'azienda lavora ed è nota in tutto il mondo da anni, in Cina è partecipata dal governo, ma in Italia la sua storia è relativamente giovane. Il grande salto nel nostro Paese è arrivato nel 2017, quando ha vinto la gara e si è occupata della fusione di due reti, Wind e 3 – ricorda il lavoratore – Al suo massimo splendore fra dipendente e consulenti si contavano fra le 300 e le 400 persone. Poi il numero si è ridotto: è diminuito il numero dei consulenti, dei lavoratori interinali, dei fornitori. Fino a oggi i dipendenti della Zte Italia non aveva mai subito alcuna modifica, niente ci aveva mai toccato in alcun modo", spiega.
Poi, però, nella giornata di venerdì 11 settembre è arrivata la comunicazione con la quale è stata annunciata la procedura di avvio del licenziamento. "Avevamo percepito una riduzione lavorativa, non è proprio un fulmine a ciel sereno – ha spiegato – Ma formalmente prima di questa comunicazione l'azienda non aveva mai ufficializzato alcun problema".
Licenziamenti in Zte: "Tutti dal settore produttivo"
Il dipendente, parlando con Fanpage.it, evidenzia un dato importante. "Dei 177 dipendenti che ne sono rimasti, sono stati dichiarati 81 esuberi. In realtà, però, questi 81 esuberi non sono presi tutti all'interno dei 177: sostanzialmente l'azienda sta facendo una scelta strategica, perché questi 81 esuberi sono tutti all'interno della quota parte dell'ingegneria della la parte tecnica, mentre la parte dei terminali, la parte di sales, la parte di presales non viene toccata", aggiunge.
"Si tratta pur sempre di una multinazionale che ha un bilancio complessivo: dovrebbe essere in grado di gestire anche dei transitori non troppo positivi per una sotto parte della sua azienda stessa, no?", si chiede.
Oltre ai licenziamenti, chiudono 4 sedi italiane su 7
Non soltanto i licenziamenti. "Chi resta subirà delle pesanti penalizzazioni – spiega ancora – Contestualmente a questa procedura di uscita, viene annunciata anche la chiusura delle sedi periferiche: molte persone subiranno dei grandi danni logistici". A chiudere, infatti, come si legge nello stesso documento che annuncia i licenziamenti sono le sedi di Padova, Catanzaro, Casalecchio Meridiana in provincia di Bologna e Bari.
"Le uniche sedi a restare aperte saranno Milano, Roma e Napoli. Sedi nelle quali verrà cancellato anche lo smart working. In pratica chi lavorava in una delle sedi in chiusura dovrà trasferirsi anche distante chilometri da dove, finora, aveva la propria vita privata, la famiglia, gli affetti – ricorda – Per non parlare di un'altra anomalia: fra le 96 persone che non hanno ricevuto la comunicazione di avvio della pratica di licenziamento, 24 sono dirigenti: stiamo parlando quasi del 30%".
Anche per questo il primo impatto con la notizia è stato ancora più traumatico per i dipendenti. "Poteva immaginare un piano di uscita, ma non ci aspettavamo che fosse di questo ordine, così pesante e che soprattutto fosse concentrato tutto sulla parte tecnica: la grossa preoccupazione, ora, non è solo per quelli che andranno via, ma anche per chi resta in un'azienda che, sostanzialmente, viene spogliata di tutte le sue competenze che rappresentano la parte un po' più preziosa e che serve a garantire una struttura solida".
La nota del sindacato Silc Cgil Roma e Lazio: "Pretendiamo soluzioni non traumatiche"
Non appena appreso di quanto sta accadendo nell'azienda, si è espressa anche la Cgil. "Chiediamo l'immediato ritiro della procedura di licenziamento di 81 dipendenti, di cui 25 a Roma, aperta da ZTE Italia e annunciamo l'avvio immediato di tutte le azioni di mobilitazione necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti", hanno fatto sapere da Slc Cgil di Roma e del Lazio.
"Oggi, di fronte alle tensioni geopolitiche e alla contrazione dei margini, si sceglie di far pagare il conto della concorrenza e delle incertezze di mercato alle lavoratrici e ai lavoratori del nostro territorio. Questa vertenza si inserisce in una crisi ancora più ampia che sta colpendo duramente il settore delle telecomunicazioni e dei servizi a Roma – hanno fatto sapere – Come Slc Cgil Roma e Lazio pretendiamo che un colosso da 20 miliardi di dollari di fatturato garantisca soluzioni non traumatiche e che le istituzioni e il Governo intervengano per tutelare l'occupazione della Capitale. Saremo al fianco dei lavoratori in ogni iniziativa di lotta per difendere il lavoro, le competenze e la tenuta sociale della nostra regione”.