Azienda cinese licenzia quasi la metà dei dipendenti in Italia: “Dopo 10 anni mi manca la terra sotto i piedi”

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Sono 81 dipendenti su 177 quelli che rischiano di essere licenziati da un’azienda cinese leader delle telecomunicazioni. “Dopo anni devo tornare a mandare curricula”.

"Mi sento mancare la terra sotto i piedi: dopo oltre 10 anni rischio di essere licenziata insieme a quasi metà dei dipendenti italiani. E ora, dopo tutto questo tempo, mi trovo a dovermi rimettere alla ricerca di un lavoro". A parlare a Fanpage.it è Ginevra (nome di fantasia, ndr) una degli 81 dipendenti della multinazionale cinese Zte che rischiano di essere licenziati.

L'azienda, leader nel settore delle telecomunicazioni, ha annunciato l'avvio di un procedimento per licenziare 81 dipendenti su 177 e chiudere alcune delle sedi italiane. "Contestualmente hanno spiegato che non permetteranno più il telelavoro. Il che, forse spingerà altri dipendenti a lasciare l'impiego. Non so dire che situazione si creerà all'interno dell'azienda".

Fanpage.it ha provato a contattare l'azienda per avere delucidazioni sulla situazione in corso, ma al momento non ha ancora ottenuto risposta.

La storia di Ginevra: "Dopo anni devo ricominciare tutto di nuovo"

A raccontare la vicenda a Fanpage.it qualche giorno fa era stato un altro dipendente a rischio licenziamento. Successivamente ci sono stati altri incontri con l'azienda. "Nessun accordo, si sono tutti conclusi con un niente di fatto, almeno per ora – spiega oggi Ginevra – Non sappiamo che fine faremo. Eliminando un settore specifico, quello dell'Engineering and Service, che rappresenta la parte più operativa, viene manifestata la volontà di ristrutturarla seguendo nuovi modelli di business. Ma il risultato non cambia: avranno sicuramente una strategia, ma nel frattempo la metà dei dipendenti in Italia deve andarsene".

E chi resta non sa cosa fare: "A livello di prospettiva, non sappiamo cosa succederà. L'azienda che rimane, ormai smantellata completamente di parte dei servizi, riuscirà a convincere i clienti a fornire nuovi contratti? – spiega – Io sono fra le persone che rischiano di essere mandate via e con me anche i miei colleghi e colleghe più dirette: c'è un taglio completo nel mio settore, non so come potremmo essere sostituiti dall'azienda", si chiede.

"Chi svolgerà le mie mansioni? A chi verranno affidati i miei attuali clienti? In un settore dell'azienda attualmente composto da 75 persone circa resteranno in 11. Nessuno di noi noi si riesce a immaginare come le 11 persone rimanenti possano dare luogo a una riorganizzazione – è la domanda che molte persone a rischio licenziamento si chiedono – Mi chiedo che fine farà la mia figura. Verrà tagliata fuori? Sarò sostituita da un'altra persona, vogliono assumere gente nuova? Mi chiedo perché, a questo punto".

La chiusura delle sedi e la fine del lavoro telematico

Oltre ai licenziamenti, l'azienda ha comunicato la chiusura di quattro sedi su sette. "Questo è un colpo per chi, per continuare a lavorare, dovrebbe trasferirsi altrove. C'è chi può farlo perché ne ha l'opportunità. Magari è più giovane, magari non ha una famiglia o carichi familiari. Ma molti rischiano di essere costretti ad andare via e a cambiare lavoro. Sembra un modo alternativo per mandare via dipendenti senza essere costretti a licenziarli. Sembra quasi un incentivo a lasciare l'azienda", ipotizza, forse con un po' di malizia.

"Non c'è un motivo. Per noi è un po' una cattiveria, perché non ci sono motivi reali – continua – E a restare sono, per la maggior parte, persone che occupano ruoli dirigenziali che, saranno costretti a ricollocarsi in un ambito e, non è escluso, che possano essere anche demansionati, arrivando a occupare posizioni con compiti che non necessariamente sono in grado di svolgere".

L'annuncio dei licenziamenti e le nuove prospettive: "Clima pesante in azienda, dopo dieci anni sto inviando nuovi curricula"

Nel frattempo, da quando sono state annunciate le procedure di licenziamento, il clima è cambiato. "È sempre stata un'azienda in cui si lavorava bene, con una grandissima collaborazione fra noi e i colleghi, anche quelli temporanei che arrivano nel nostro Paese dalla Cina. Ora il clima, invece, è cambiato: è molto più pesante, molto più di controllo nei nostri confronti e non particolarmente proficuo, probabilmente, nei rapporti coi clienti e con e con i fornitori", spiega.

E a Ginevra non resta altro che cercare delle alternative. "Sto inviando curricula altrove, questo sicuramente. L'avvio della procedura di licenziamento è una spinta che non stavo cercando prima, ma a cui devo adattarmi. Per ora resterò qui. Ma ovviamente mi sto muovendo altrove. Ho fatto un colloquio conoscitivo. Vedremo", continua.

Poi ribadisce: "L'ambiente non è più sereno. Ma non soltanto per noi che rischiamo il lavoro, anche per chi resta. La situazione è molto instabile per tutti. Finché i rapporti umani, sebbene sul piano lavorativo, erano buoni poteva avere un senso restare. Lavoro qui da circa 10 anni. E oggi per la prima volta nella mia vita mi sento mancare da terra sotto i piedi", ammette.

"Sono una persona positiva, ma ora le cose stanno cambiando. E io mi sto muovendo di conseguenza. Ma è molto difficile per tutti, si pensa anche di poter accettare cose magari completamente diverse da quelle per cui ho studiato. Ormai mi apro a tutte le possibilità. Cerco di trasformare questa grande incertezza in energia e voglia di provarci, trovare soluzioni – dice prima di concludere – Questa situazione crea una disaffezione verso l'azienda, si è spezzato il rapporto di fiducia che c'era prima. Era un'azienda di cui eravamo orgogliosi, nel primo semestre 2026 ha fatto il record di fatturato. Eppure rischiamo di trovarci presto senza lavoro".

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