Morta dopo una puntura d’insetto, l’avvocato: “Medicata in videochiamata, vogliamo sapere se poteva salvarsi”

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Sabrina Gigliotti.
Dall’ingresso in pronto soccorso alla medicazione in videochiamata. “Da chiarire se la morte potesse essere evitata”, le parole dell’avvocato Pablo De Luca che assiste la famiglia di Sabrina Gigliotti.

Vogliono scoprire la verità i familiari di Sabrina Gigliotti, la trentottenne morta dopo una puntura d'insetto a Roma, dopo essere stata in tre diversi ospedali della Capitale. "Vogliono risposta, sapere cosa è accaduto a Sabrina. E se un comportamento diverso da parte dei medici l'avrebbe potuta salvare". Sono queste le parole dell'avvocato Pablo De Luca, che assiste la famiglia di Gigliotti, a Fanpage.it.

Sabrina Gigliotti poteva essere salvata?

"La sua è sicuramente una morte assurda. Che si sia trattato di puntura d'insetto o di morso di ragno cambia poco: ciò che non cambia è il fatto che abbia perso la vita dopo essersi presentata a chiedere aiuto in diversi ospedali ed essere sempre stata rimandata a casa dove si è trovata a curarsi da sola, in videochiamata con un medico", spiega ancora.

"La domanda che resta aperta e per cui la famiglia di Sabrina esige la risposta è soltanto una: i medici hanno davvero fatto il possibile per salvarla? La morte si sarebbe verificata se avessero usato il protocollo? L'autopsia aiuterà a trovare le risposte e a capire se ci siano responsabilità o se si sia trattato di una tragica fatalità".

I familiari di Sabrina Gigliotti: "Così assurdo, sembrava un film"

La donna ha perso la vita lo scorso 25 ottobre. I familiari non si riescono ancora a capacitare di cosa possa essere accaduto. "Sono distrutti, vogliono conoscere la verità. Vogliono sapere se qualcuno abbia sbagliato o se la morte sia arrivata a causa di un fattore esterno, estraneo alla responsabilità dei medici e delle strutture che l'hanno accolta – continua l'avvocato – Lei ha provato a tranquillizzarli fino all'ultimo, ma stava male e li aggiornava costantemente. Quando era intubata ed è stato detto ai familiari che non c'era più niente da fare, per loro era surreale, sembrava un film o un brutto sogno".

Dalla puntura al pronto soccorso: "Una delle medicazioni fatte in videochiamata"

Dopo la presunta puntura, Sabrina Gigliotti essersi recata al Grassi di Ostia una prima volta è uscita con la prescrizione di un antibiotico. Poi la puntura è diventata nera, violacea, ha iniziato a cambiare colore. La gamba ha iniziato a fare male. E la donna si è fatta accompagnare da un'amica all'ospedale del Celio.

"Le è stata incisa la ferita, le avrebbero fatto delle medicazioni. Prima doveva recarsi nella struttura ogni due giorni, poi ogni quattro. Nel frattempo i dolori, alla schiena, alle gambe, alla testa, peggioravano tanto da non riuscire a raggiungere l'ospedale: l'ultima medicazione al Celio l'ha fatta in videochiamata con il medico che le spiegava cosa fare. Lo abbiamo denunciato".

Il peggioramento e la morte

La situazione continuava a peggiorare e la donna non riusciva più a camminare senza le stampelle: è stata dimessa per lombosciatalgia. Poi il tracollo. Dal Grassi è stata trasferita in quattro ore al San Camillo e infine allo Spallanzani. "È qui che ulteriori analisi hanno permesso di individuare un'infezione di stafilococco. Vedremo se verrà confermata dall'autopsia – aggiunge – Potrebbe essersi trattato di una tragica fatalità o accertamento di responsabilità. Ma per il momento dobbiamo aspettare".

L'esame autoptico è previsto per sabato prossimo, ma per conoscere i risultati potrebbe trascorrere più tempo. Lo scopo è chiarire se la morte di Sabrina potesse essere evitata con un altro approccio da parte dei medici.

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