Punta da un insetto a Roma, donna va al pronto soccorso tre volte e muore dopo un mese: disposta l’autopsia
Una puntura d'insetto sulla gamba. E poi i malori, fino al decesso. È quanto accaduto a una trentottenne romana morta lo scorso 25 ottobre dopo tre ingressi al pronto soccorso dopo i quali era stata rimandata a casa. Non è ancora chiaro cosa sia successo: il sospetto è che possa essere stata morsa da un ragno violino e che abbia avuto una reazione allergica.
Da chiarire, però, per quale ragione non sia stata sottoposta a una terapia adeguata. Dopo quanto accaduto, la famiglia della trentottenne ha sporto denuncia: la Procura ha aperto un'indagine sul decesso e ieri la pm Eleonora Fini ha disposto l'autopsia sul corpo per ricostruire i fatti, le reazioni e scoprire le possibili cause della morte della donna.
Dalla puntura alla morte: l'arrivo nel primo pronto soccorso
Per cercare di ricostruire quanto accaduto, la Procura ha raccolto le testimonianze dei familiari della donna. Secondo quanto appreso finora, sarebbe iniziato tutto a metà settembre quando, a causa di quella che sembrava essere una puntura di insetto sulla coscia destra, la gamba ha iniziato a gonfiarsi fino a rendere necessario l'arrivo in ospedale.
Dopo una visita al pronto soccorso del Grassi di Ostia, è stata dimessa. La diagnosi era quella di una "puntura d'insetto con flogosi" per contrastare la quale le è stata prescritta una terapia antibiotica con Augmentin.
La terapia non funziona: la trentottenne non riesce più a camminare e parlare
Nonostante la terapia, le condizioni mediche non sembravano migliorare e la donna ha deciso di affidarsi a un altro ospedale per farsi medicare. Arrivata al Celio, è stata visitata e curata ogni due giorni da un chirurgo, senza che fosse sottoposta ad analisi o che le fossero prescritte altre terapie. A quel punto i dolori sono aumentati. All'infiammazione si sono aggiunti dolori lombari, alle articolazioni, bruciore alla pancia e alla schiena tanto da non riuscire più a camminare.
Il 18 ottobre la donna è tornata all'ospedale Grassi e per arrivare in pronto soccorso sarebbe stata costretta ad aiutarsi con delle stampelle. Anche in questo caso, però, è stata dimessa. Stavolta con diagnosi di dolore lombare per la quale le è stata prescritta una risonanza alla colonna mai effettuata.
Tre giorni dopo, infine, la donna non riusciva più neanche a parlare per il dolore. Preoccupata, la cugina ha chiamato un'ambulanza e sabato mattina, alle 5.30, è stata trasferita ancora una volta al Grassi, dove le analisi risultavano non a norma.
Il trasferimento allo Spallanzani e la morte
Poche ore dopo sono stati i fratelli a vederla in ospedale: la trentottenne indossava una mascherina per l'ossigeno, le gambe erano fredde e immobili. Secondo i dottori era presente un'infezione nel sangue. Per curarla, la donna è stata intubata e poi trasferita d'urgenza allo Spallanzani. Per queste operazioni sarebbero state impiegate fra le quattro e le cinque ore. Una volta arrivati nel nuovo ospedale, è stata la direttrice del reparto malattie infettive a parlare con i familiari e a comunicare loro la gravità della situazione prima di effettuare un nuovo trasferimento in Terapia intensiva all'ospedale San Camillo.
Con un polmone compromesso, in parte in necrosi, e problemi al cuore, fegato e reni, il 25 ottobre è arrivato il decesso della donna. La causa precisa resta sconosciuta: spetta al medico legale e a chi indaga fare chiarezza ricostruire cosa sia successo.