Emiliano, infermiere al pronto soccorso a Roma: “Il buono pasto da 4 euro non basta neanche per la merenda”

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“Personale sotto organico, stipendi sotto la media Ocse e buoni pasto da 4 euro”, lavorare in ospedale è sempre più difficile oggi: lo spiega a Fanpage.it Emiliano, infermiere al pronto soccorso.

Doppi turni, personale sotto organico, stipendi sotto la media Ocse e buoni pasto da 4 euro: questo è ciò che si trova a vivere oggi chi sceglie di lavorare come infermiere in Italia. Come Emiliano che, infermiere al pronto soccorso di un noto ospedale di Roma, domani scenderà in piazza a protestare per chiedere maggiori tutele, pagamenti adeguati e rispetto per il suo lavoro: "Vogliamo riappropriarci della dignità che ci è stata tolta – ha spiegato a Fanpage.it – Succede dove lavoro io, così come in tutta Italia: il Sistema Sanitario Nazionale ha numerosi problemi che si sia pazienti o lavoratori".

Il racconto di Emiliano: "Sotto organico e con stipendi bassi"

Emiliano lavora come infermiere da circa 15 anni. Dopo aver trascorso i primi quattro di precariato, oggi lavora stabilmente come turnista nel pronto soccorso di un noto ospedale romano. Nonostante la struttura di rilievo, anche lui risente dei problemi del mestiere.

"Quando parliamo di sanità dobbiamo inevitabilmente portare alla luce diverse problematiche. Per quanto riguarda il nostro mestiere soprattutto non possiamo fare a meno di evidenziare l'esodo all'estero o verso il privato. E in questi casi è il sistema sanitario nazionale che si indebolisce sempre di più".

L'esodo degli infermieri: "Siamo sempre meno, colleghi scappano altrove"

A spingere infermieri e infermiere a cercare lavoro altrove sono soprattutto due fattori principali. "Da una parte la mancanza di personale, dall'altra i salari. Nel primo caso c'è un tetto del assunzionale fermo al 2004, a 22 anni fa. Ne consegue che le uscite a causa dei pensionamento non sono state integrate adeguatamente con le nuove assunzioni – precisa Emiliano – E questo ha comportato blocchi del turnover, l'aumento della privatizzazione. E ovviamente a un numero di professionisti molto inferiori rispetto a quello che servirebbe: in totale in Italia si stima che mancano circa 60.000 infermieri".

Oltre a dover lavorare con personale sotto organico, lo stipendio risulta essere sotto la media OCSE del 27% circa. "Secondo gli ultimi dati, un infermiere con anzianità in Lussemburgo può arrivare a guadagnare oltre 100mila euro annui, mentre in Italia non si superano i 32.400 – continua – Eppure anche noi offriamo una professionalità avanzata con master e corsi di alta formazione".

Bloccato da 10 anni anche il salario accessorio. "Siamo fermi al 2016. Così come resta fermo a dieci anni fa anche il valore degli straordinari. Ma mentre i nostri stipendi sono uguali, intorno a noi tutte le spese aumentano. Oltre alla paga, riceviamo i buoni pasto: sono calcolati a 4,13 euro. Ma che ci compro oggi con quattro euro?".

Sanità pubblica: "Difficile per chi ci lavora e per chi ne usufruisce"

Come si traducono questi problemi allora nella vita quotidiana? "I tagli nel settore della sanità pubblica non sono certo una novità. Lo vediamo noi così come lo vedono i pazienti. Lavorare sempre con quel personale contato vuol dire che, se capita una malattia o un qualsiasi un periodo di ferie, si è ridotti a lavorare con il personale al minimo indispensabile. E questo comporta elevato stress, stanchezza, doppi turni. È uno stile di vita che non va a incidere positivamente sull'operatore: è quest'ultimo che si deve adeguare al mondo del lavoro".

Anche la riduzione dei posti letto comporta diversi disagi per chi lavora in ospedale. "Non avendo spazio in reparto, i pazienti rimangono per anche per più giorni in attesa nei pronto soccorso. Lavorare diventa impossibile. E queste condizioni, inoltre, contribuiscono a scatenare rabbia ed emozioni negative che rischiano di sfociare, come spesso succede, in aggressioni ai danni del personale. E le possibilità aumentano in pronto soccorso, dove c'è il primo incontro fra il malato e il professionista".

La protesta: "Vogliamo la nostra dignità da professionisti"

Per tutte queste ragioni Emiliano domani, 17 ottobre, scenderà in piazza, per manifestare al fianco della Cgil. "Il nostro è un mestiere che richiede studio, fatica fisica e mentale, empatia. Siamo responsabili della vita delle persone. Lavoriamo anche quando siamo esausti, a costo di rimetterci nella nostra sfera privata. A fronte di tutto questo siamo sottopagati, il motore di tutto resta la soddisfazione quando vediamo le reazioni. Ma questo non può bastare. Il nostro non è un lavoro come tutti gli altri, anche il nostro è un lavoro usurante", spiega.

Con lui e il suo settore, scenderanno in piazza tante altre realtà. "Saremo una marea democratica e pacifica per pretendere con forza l'aumento di salari e pensioni, il blocco dell'inflazione, del carovita e delle continue speculazioni sul caro benzina che stanno impoverendo famiglie, lavoratori e pensionati. Occorre fermare le spese per il riarmo e destinare quelle risorse a welfare e sociale. Non è più tollerabile che il costo della crisi continui a essere scaricato su chi vive del proprio lavoro", si legge in una nota divulgata nelle ultime ore dalla Cgil di Roma e del Lazio.

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