Scuole occupate a Roma, studenti dell’Argan in protesta: “Il preside voleva prenderci a schiaffi”
La mobilitazione studentesca continua anche quest'autunno a Roma dove, nelle ultime settimane, si conta almeno una decina di istituti occupati. La protesta proprio questa mattina, lunedì 26 ottobre, è arrivata in altre scuole della Capitale. Fra queste il liceo Tasso, dopo l'ingresso avvenuto nella notte, ma anche l'istituto Margherita di Savoia, il liceo Ripetta, l'istituto tecnico Piaget e l'Argan, in zona Don Bosco. È proprio in quest'ultima scuola che stamattina si sarebbero registrate tensioni con il preside, secondo quanto raccontato dal collettivo scolastico.
La denuncia del Collettivo Argan e di Osa: "Preside ha strattonato gli studenti"
"Mentre gli studenti dell’Argan dichiaravano la scuola occupata, il preside ha strattonato e messo le mani addosso agli studenti. Esprimere il dissenso verso una scuola che prende sempre più le sembianze di una caserma, contro la guerra e il carovita è un nostro diritto. Giù le mani dagli studenti che protestano! Non ci fermerà la repressione, continuiamo la mobilitazione verso lo sciopero generale del 30 ottobre!", scrivono in una nota da Osa.
A spiegare a Fanpage.it cosa è accaduto stamattina, sono stati poi i membri del collettivo scolastico, il Collettivo Argan. "Le prime tensioni si sono verificate con il custode. Poi una volta entrati, arrivato il preside, la situazione è peggiorata. Ha iniziato a dare in escandescenze e ha tentato di malmenare noi studenti", hanno precisato. "Fra loro c'erano anche ragazzini dei primi anni, di 14 anni o poco più".
Tensioni con il preside a scuola: "Ha provato a prenderci a schiaffi"
Studenti e studentesse sono arrivate nella notte davanti all'istituto. E sono entrati questa mattina. Dopo alcune tensioni con il custode, un gruppo di ragazzi e ragazze è riuscito a entrare. Poi è arrivato anche il preside a scuola. Attimi di tensione si sarebbero verificati, come mostra il video in apertura di articolo, all'ingresso, all'altezza del cancello che precede il portone, dove il gruppo di studenti occupanti è riuscito a confinare il preside. "Volevamo occupare e l'obiettivo era quello di non farlo entrare. Fuori, però, erano rimasti anche alcuni studenti. A quel punto ha iniziato a dare in escandescenze – raccontano a Fanpage.it studenti e studentesse del Collettivo Argan, supportato in queste ore da Osa – Lui ha iniziato a prenderci a spintoni. Ha provato a prendere a schiaffi chi si trovava ancora fuori scuola, vicino a lui. Ci stringeva le braccia, un ragazzo è stato graffiato sulla mascella".
L'arrivo della polizia a scuola
Non appena compreso ciò che stava succedendo, è stato lo stesso preside ad allertare la polizia che è arrivata poco dopo. "Anche gli agenti hanno provato a tranquillizzarlo – continuano dal Collettivo – Hanno parlato con noi, che abbiamo letto loro il nostro documento politico. E poi hanno chiesto al preside stesso di calmarsi". Poco dopo il dirigente ha poi inoltrato un documento il corpo studentesco ricordando le possibili conseguenze "nell'eventualità di un'occupazione". Fanpage.it ha provato a contattare il preside, ma per il momento non ha ancora ottenuto risposta.
Le ragioni dell'occupazione
Nel frattempo, però, il corpo studenti ha già promosso il proprio documento politico, a firma della "Comunità Studentesca dell’Argan", in cui viene precisata la volontà di occupare la sede succursale e il rifiuto "di restare immobile", scegliendo, invece, "di rivendicare i propri spazi in risposta all’oppressione da parte del governo": dal carovita alla volontà del governo di "creare un nemico comune verso cui riversare la nostra rabbia", dal razzismo del Decreto Scuola ai definanziamenti, alla mancanza di sportelli psicologici e dell'educazione sessuoaffettiva in classe.
Temi che, nel corso di queste ultime settimane, si ripetono più e più volte nelle classi in protesta così come nelle piazze. "Vogliamo un cambiamento e lo vogliamo adesso, vogliamo essere ascoltati e se nessuno lo farà, protesteremo e manifesteremo ancora. L'occupazione non è solo un atto di dissenso, ma un momento di riappropriazione dei nostri spazi, dibattito collettivo e costruzione di un'alternativa. Se chi di dovere non intende ascoltarci, saremo noi a prendere in mano il nostro futuro", concludono poi.