Proteste studentesche a Roma, aumentano le scuole occupate: “Siamo una polveriera pronta a esplodere”

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Il Newton occupato, foto del Collettivo Autorganizzato Assange.
Decine di scuole occupate in pochi giorni, cortei e proteste: “A scuola ci aspettano strutture fatiscenti, nel futuro solo precarietà e guerra”.

Nuove scuole occupate nella Capitale. Dopo il Cavour, aumentano a macchia d'olio gli istituti in protesta a Roma dove la mobilitazione continua. Diverse le cause che hanno portato alle occupazioni, dalle criticità strutturali delle scuole, ai provvedimenti sempre più repressivi del Governo.

Dopo lo sciopero del 16 ottobre, mentre viene rilanciato quello generale previsto per la giornata del 30, i corpi studenteschi di molti istituti continuano a far sentire la propria voce bloccando le lezioni, "contro il futuro di precarietà e guerra".

Le rivendicazioni degli studenti in protesta: "Contro la scuola-caserma rivendichiamo i nostri diritti"

Ad unire studenti e studentesse ci sono le ragioni della protesta che restano le stesse anche quando cambiano le classi e le scuole.  Ciò che viene evidenziato dai corpi studenteschi è il malcontento crescente da cui stanno nascendo le mobilitazioni. In una scuola fatta di repressione, sempre più "scuola-caserma", di "razzismo, sfruttamento" a cui si aggiungono "strutture fatiscenti e carenze strutturali" con istituti che "cadono a pezzi mentre il diritto allo studio viene progressivamente smantellato, le risorse pubbliche vengono sottratte alla scuola per essere destinate al riarmo e alla militarizzazione", come scrivono da Osa.

La situazione in Palestina, le scelte di politica internazionale, l'indifferenza del governo Meloni, il caro-vita, il diritto all'abitare sempre più spesso messo a rischio. "È nelle nostre mani la responsabilità di portare avanti le lotte contro ogni conseguenza delle nuove forme di fascismo e di difendere i diritti conquistati dai nostri predecessori partigiani.
Il nostro atto si inserisce in un percorso politico più ampio, al fine di saldare la protesta studentesca e contrastare le politiche di definanziamento della scuola", scrivono dal Collettivo Autorganizzato Assange.

La rabbia e l'esasperazione che hanno caratterizzato le piazze cittadine nei giorni scorsi e che, probabilmente, sono destinate a tornare quest'autunno, si riflettono sulle vite quotidiane di ragazzi e ragazze che stanno facendo di tutto per far sentire la propria voce.

Le scuole in mobilitazione a Roma

"Una polveriera pronta ad esplodere", così Osa descrive le scuole della Capitale in questi giorni. Il malessere giovanile e il disdegno verso le politiche del governo si sta trasformando in rabbia e mobilitazione dentro e fuori le scuole.

Dopo il Cavour, la sede centrale del liceo Montessori, il Francesco D'Assisi, il tecnico Pirelli, il Plinio, il Gullace e l'istituto superiore Ambrosoli, è stata la volta del Morgagni, del Rossellini e del Newton, nella sede centrale così come anche nella sede succursale. All'Enzo Rossi l'occupazione è avvenuta dopo un corteo interno all'istituto, mentre al Machiavelli è stata occupata la succursale. Proteste anche all'Istituto Rossellini per denunciare le criticità della struttura, mentre i licei Tullio Levi Civita e Di Vittorio – Lattanzio hanno organizzato un corteo condiviso che ha contato 200 partecipanti, fra docenti e studenti, che dopo una grande assemblea hanno raggiunto gli uffici del V Municipio ottenendo un incontro con il minisindaco.

Occupato anche il liceo Newton: sia nella sede centrale, che non veniva occupata da 18 anni, che nella succursale. Il Collettivo Autorganizzato Assange ha spiegato le ragioni della protesta citando la Lettre à la jeunesse di Émile Zola per mostrare "l'indignazione verso un potere oppressore e indifferente nei confronti delle realtà scolastiche e lavorative". Il dito è puntato contro il governo che "cerca di eludere i veri problemi della scuola – quali la precarietà delle strutture, il costo crescente del materiale scolastico e la forte carenza di docenti di ruolo – spostando l'attenzione su criticità pretestuose come il burqa e il niqab o la presenza indesiderata di stranieri nelle classi".

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