Sbranata dai cani, la famiglia contro la richiesta di archiviazione per la Asl: “Se sequestrati sarebbe ancora viva”

I familiari di Patricia Mashitela hanno depositato opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nei confronti del Servizio veterinario della Asl. Il cognato Fabio Pacini è convinto che, se fossero stati fatti tutti i controlli del caso e se i cani fossero stati sequestrati, la ventinovenne non sarebbe morta la notte del 13 gennaio del 2025, quando è entrata nel giardino di casa dell'ex fidanzato in via Piccarello a Latina. Per la Procura, che ha coordinato le indagini, da parte del Servizio veterinario della Asl, non ci sarebbe stata alcuna omissione o comportamento colposo, ma il veterinario ha fatto tutto ciò che poteva. Dieci giorni prima dell'aggressione a Patricia i cani hanno aggredito il proprietario e una sua amica.
Il veterinario, non avendo trovato il proprietario, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, e non presentandosi all'appuntamento fissato, non ha sequestrato subito i cani. I familiari di Patricia hanno sporto denuncia, chiedendo di procedere, oltre che nei confronti del proprietario dei cani, anche di eventuali eventuali corresponsabili, ipotizzando un'omissione nella vicenda che ha riguardato la morte di Patricia da parte del Servizio veterinario della Asl. La Procura il 19 giugno scorso ha chiesto l'archiviazione, mentre i familiari della vittima, convinti che abbiano un ruolo nei fatti, si oppongono alla richiesta di archiviazione. Ora spetterà al giudice pronunciarsi.
Il veterinario non ha portato via subito i cani dopo l'aggressione
Gli stessi cani che hanno ucciso Patricia il 4 gennaio del 2025 hanno provocato lesioni al collo e agli arti al proprietario e a una sua amica, sempre nella villa. Sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato con la Squadra Volante e il personale della Asl. Dalla relazione è emerso che il veterinario in quell'occasione non ha portato via subito i cani dall'abitazione, perché erano aggressivi e il proprietario non c'era, in quanto era al pronto soccorso.
Nei giorni successivi il Servizio veterinario della Asl si è attivato per mettere in atto le procedure di legge. Ma, dopo vari tentativi, non è riuscito a mettersi in contatto con il proprietario, perché il suo telefonino risultava spento e quest'ultimo irreperibile. Nonostante fosse riuscito a fissare un appuntamento, lui non si è presentato.
Il cognato di Patricia: "Se si fosse agito subito, sarebbe viva"
"Attraverso il mio avvocato nei giorni scorsi ho presentato opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura sul caso della mortedi Patricia" commenta a Fanpage.it il cognato, Fabio Pacini. "Se dei cani mordono una persona automaticamente deve partire un protocollo: il proprietario deve andare a visitare i cani per valutarne le condizioni. Se ciò non avviene, perché il proprietario non collabora o non risulta reperibile, come in questo caso, il veterinario è tenuto a chiamare gli uffici territoriali competenti, ossia rivolgersi al sindaco, ed entrare in casa con le forze dell'ordine".
Questo passaggio nel caso di Patricia sembrerebbe che non sia mai stato fatto, continua Fabio: "Ci domandiamo il perché. Un'eventuale assoluzione del Servizio veterinario della Asl potrebbe costituire, a nostro avviso, un pericoloso precedente, perché starebbe a significare che, qualora il proprietario di cani che hanno aggredito delle persone non si faccia trovare, non succede nulla. Se si fosse agito subito, se il veterinario avesse visto in quali condizioni di degrado si trovavano i cani, dei quali solo uno segnalato alla Asl, sarebbe scattato il sequestro e Patricia sarebbe ancora viva".