Il centrosinistra è ancora alla ricerca del suo candidato sindaco di Roma. Il segretario Nicola Zingaretti aveva rimandato l'importante scelta a dopo le Elezioni Regionali, il cui risultato è stato positivo per i dem, anche oltre le aspettative. Qualcosa sta cominciando a muoversi, perché il segretario capitolino Andrea Casu ha convocato un tavolo di coalizione per il 14 ottobre: invitati i segretari dei partiti, i capogruppo in consiglio comunale e i presidenti di municipio del centrosinistra. Per il momento gli unici candidati in campo, più o meno ufficialmente (per alcuni si tratta solo di rumors), sono sette: i presidenti di municipio Sabrina Alfonsi, Giovanni Caudo e Amedeo Ciacchieri, i consiglieri regionali Michela Di Biase e Paolo Ciani, Tobia Zevi e la senatrice dem Monica Cirinnà. Se fossero loro gli unici nomi in campo, dovrebbero passare per primarie di coalizione. Ma Zingaretti ha ammesso pubblicamente che se una personalità forte del partito dovesse farsi avanti, questo passaggio ai gazebo (in più in piena emergenza coronavirus) potrebbe saltare. Si spera in David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, ma il diretto interessato continua a non essere convinto dell'offerta. Anche il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, sembra aver declinato l'invito e così anche il commissario europeo ed ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. L'ex presidente del Consiglio ha detto no già mesi fa: "Non sono romano". Sembra essere tramontata l'idea Franco Gabrielli, capo della polizia ed ex prefetto di Roma, qualcuno ha proposto il nome dell'ex ministro Massimo Bray e qualcun altro quello dello storico Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, nome ricorrente anche alle precedenti tornate amministrative della Capitale. Sulla vicenda è intervenuto anche il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, che ha detto che le primarie non sono uno strumento imprescindibile: "Il partito romano deciderà nelle prossime ore. Io sono convinto che il Pd abbia tutte le risorse per individuare una persona che parli alla città e non penso che per forza si debba seguire la strada delle primarie. C'è stato un periodo in cui sembrava che le primarie fossero la panacea, ma non lo credo", ha aggiunto Orlando". Se Virginia Raggi, invece, dovesse fare un passo indietro (magari con la promessa di un posto al governo), l'ipotesi dell'alleanza con il Movimento 5 Stelle tornerebbe d'attualità.

L'appello di Zingaretti

Il primo ottobre Zingaretti aveva dichiarato: "Faccio appello alla classe dirigente di sentire anche il dovere etico e civile di dare a questa Capitale l'opportunità di essere la riscossa del riformismo italiano. Il sindaco sarà una delle poche certezze per i prossimi 5 anni. Io solleciterò la classe dirigente democratica a farsi avanti. Se non ci sarà, allora tra dicembre e gennaio faremo le Primarie, e i cittadini sceglieranno". Un appello praticamente esplicito ai big del partito, dubbiosi sulla candidatura. Un invito che però non sembra essere stato raccolto, tanto che il 6 ottobre il segretario Pd ha aggiustato il tiro: "Ogni città decide per sé, il segretario del partito anche questa volta non imporrà scelte e candidature da Roma. Decidono i territori, questo lo garantisco, perché questo è stato anche uno degli elementi vincenti di quello che è accaduto ieri e questo varrà anche per la scelta o meno delle primarie a Roma. In questa settimana si sono fatte avanti tante risorse e tante personalità importanti. Ora si aprirà un percorso che porterà alla scelta di un nome con una grande coalizione che mi auguro sarà vincente e apra una nuova stagione nella Capitale".

L'incognita Calenda

C'è un altro possibile candidato, però, che oggi è stato sponsorizzato anche da Giuliano Ferrara sul Foglio: Carlo Calenda. Il leader di Azione, però, non sembra essere intenzionato a presentarsi ad eventuali primarie. "Ma come?! Ma queste primarie non erano fondamentali? Ao’", ha commentato oggi su Twitter postando la foto del titolo di un articolo del Corriere della Sera sulla possibilità che Sassoli venga scelto, alla fine, come candidato sindaco senza passare dalle primarie di coalizione. L'impressione è che l'ex ministro dello Sviluppo Economico del governo Renzi si possa candidare comunque, con o senza l'appoggio del Partito democratico. Questo, però, farebbe perdere voti al centrosinistra, soprattutto al centro (non solo ideologico, ma anche inteso come quartieri di Roma) e rischierebbe di far arrivare a un'eventuale ballottaggio la sindaca Raggi.