"Ecco la strada di Elena, il tratto dell'Ostiense che l'ha uccisa. Da qualche giorno è stato riaperto alla circolazione, adesso sembra un tavolo da biliardo, adesso li non si può morire come è successo ad Elena. Non so cosa provo. Mi chiedo perché si debba arrivare a pagare con delle vite, prima di intervenire e non vale solo per questo tratto ma per tutte le strade pericolose che ci sono in Italia. Perché bisogna aspettare che qualcuno muoia e a volte non è neanche sufficiente? Perché per fare l'"ovvio" nel nostro Paese, bisogna insistere ed insistere finché diventa evidente che l'"ovvio" vada fatto?". Sono queste le parole con cui Graziella Viviano, la madre di Elena Aubry, ha commentato il rifacimento del tratto stradale dove la figlia ha perso la vita a causa delle buche che le hanno fatto perdere il controllo del mezzo.

La strada è stata rifatta dal M5s. A darne l'annuncio, la minisindaca del X Municipio, Giuliana Di Pillo. "Ecco la via Ostiense come non l'avete mai vista – ha scritto Di Pillo su Facebook – Una strada importantissima, che abbiamo rimesso a nuovo, con lavori a regola d'arte che dureranno nel tempo. Manca da rifare solo un ultimo tratto nei pressi di Ostia Antica, di competenza della Città Metropolitana, e che verrà ultimato da Acea dopo aver effettuato i lavori di scavo per la sostituzione di parte della condotta idrica. Farlo adesso avrebbe comportato un doppio intervento ed uno sperpero di soldi pubblici. Questo significa avere una pianificazione, un'attenta programmazione ed una gestione oculata delle risorse economiche".

Da quando Elena è morta, sua madre si batte per la sicurezza stradale. Perché se quel giorno non ci fossero state buche e radici fuori controllo su via Ostiense, sua figlia probabilmente oggi sarebbe ancora viva. "Adesso su quella strada transiteranno altre persone, altre moto. Passeranno li "normalmente", forse neanche si accorgeranno di quella foto di Elena. Torneranno alle loro case, andranno al mare e la loro vita andrà avanti ‘normalmente'. Anche quel 6 Maggio 2018 Elena stava andando "normalmente" al lavoro, ma in quella strada di normale non c'era nulla". "A volte penso – continua Viviano – che se qualcuno avesse "urlato" come ho fatto io, forse Elena sarebbe qui e "normalmente" , come le persone che transitano in questi giorni, adesso avrebbe una vita, un futuro. Giorni fa descrivevo ad un amico che è nelle Istituzioni, il carattere di Elena. Gli stavo dicendo che era davvero in gamba. Che avrebbe potuto fare tante cose, per la società, per gli altri. Lui mi ha fermato e mi ha replicato, di getto: ‘Le sta facendo'".