Questa mattina sono stati sgomberati il Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo e la sede del partito di estrema destra Forza Nuova a San Giovanni. Due esperienze che non c'entrano nulla l'una con l'altra, ma che sono state messe sullo stesso piano questa mattina dalla sindaca Virginia Raggi. In un tweet la prima cittadina ha scritto: "Ringrazio la Prefettura e le forze dell’ordine per le operazioni di sgombero di oggi. A Roma le occupazioni abusive non sono tollerate. Torna la legalità". Non si sono fatte attendere le reazioni indignate non solo dei cittadini, ma anche del mondo della politica. Non solo per l'accostamento con Forza Nuova, ma anche perché nel 2016, in piena campagna elettorale, la sindaca Virginia Raggi ha partecipato a un incontro al Nuovo Cinema Palazzo, promettendo dialogo e soluzioni reali al problema degli spazi sociali. In piena bufera mediatica per le sue dichiarazioni, nel pomeriggio è arrivata la marcia indietro.

La sindaca Raggi sul Nuovo Cinema Palazzo

"Le attività di Forza Nuova e l’esperienza positiva del Cinema Palazzo a San Lorenzo non sono neanche lontanamente paragonabili. Mai" – scrive la sindaca in un lungo post su Facebook – In alcun modo le due realtà possono essere messe sullo stesso piano. Sappiamo tutti che si tratta di due mondi completamente diversi: uno violento e fascista; l’altro aperto e solidale. Questa mattina, nel quartiere San Lorenzo a Roma, c’è stato un intervento della Prefettura e le forze dell’ordine presso il Nuovo Cinema Palazzo. L’edificio era stato occupato abusivamente una decina di anni fa. E il custode giudiziario della struttura ha presentato una denuncia alla Corte dei Conti con l’accusa di aver provocato un danno erariale da 300mila euro. Detto questo, nel corso di questi anni tanti cittadini, residenti, famiglie, bambini e anziani hanno frequentato il Nuovo Cinema Palazzo. Io stessa sono stata lì. È evidente che l’esperienza di San Lorenzo sia di enorme valore per tutta la città: un ricco patrimonio di cultura, socialità, condivisione e aggregazione basato sui valori costituzionali dell’antifascismo".

Raggi chiede tavolo con attivisti e proprietà

Per la sindaca Virginia Raggi va trovata una soluzione che concili la proprietà del cinema con la salvaguardia dell'esperienza nata e cresciuta al suo interno. Una realtà che negli anni è stata non solo luogo di aggregazione artistica e culturale, ma anche solidale. Il Nuovo Cinema Palazzo, infatti, è stato uno dei punti di raccolta fondamentali dove attivisti e volontari hanno organizzato la spesa sospesa, portando da mangiare nelle case delle persone in emergenza economica. Raggi ha chiesto che venga attivato subito un "tavolo specifico che coinvolga l’Assessorato al Patrimonio di Roma Capitale, l’Assessorato alla Crescita Culturale di Roma Capitale, il Municipio II, la proprietà dell'immobile, i cittadini che hanno animato quest'esperienza e i residenti del quartiere. Obiettivo è proteggere un patrimonio culturale che ha costituto e deve continuare a costituire un valore aggiunto per Roma e tantissimi cittadini".

Bergamo: "Sgombero Cinema Palazzo è fallimento"

Contro lo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo si era espresso anche il vicesindaco di Roma Luca Bergamo, che lo aveva definito senza mezzi termini un vero e proprio "fallimento". "È una perdita di ricchezza per la comunità non essere riusciti a trovare una soluzione che rispettasse i diritti della proprietà e consentisse allo stesso tempo la continuazione dell'esperienza e delle attività in quel territorio, nel rispetto delle regole – ha dichiarato in una nota – Lo sgombero disposto dalla prefettura mette in evidenza questo fallimento". E ha poi evidenziato il lavoro degli attivisti del Cinema, che hanno fatto vivere uno spazio in un contesto come quello di San Lorenzo dove la piccola criminalità è molto aggressiva. "Ne hanno fatto un luogo di interesse culturale della città, anche con sala di spettacolo integrata nella vita di un quartiere storico di Roma, ma violando diritti privati che la decisione della prefettura ripristina. Ritengo che la struttura debba essere soggetta a un vincolo culturale e rimanere parte integrante degli spazi che rendono la città viva anche se tornata in possesso della proprietà e che serva trovare una sede idonea nel quartiere perché l'esperienza sia continuata".