Acca Larentia, Procura fa ricorso dopo il proscioglimento di 29 persone per il saluto romano: “È apologia”

La Procura di Roma fa ricorso dopo la sentenza del gup dello scorso 20 febbraio sui fatti di Acca Larentia del 7 gennaio 2024, nell'ambito dell'indagine sui saluti romani davanti all'ex sede del Movimento Sociale Italiano. Lo scorso febbraio il gup ha prosciolto 29 persone, quasi tutte militanti in Casapound. Nell'inchiesta, però, i pm contestano nei loro confronti la violazione delle leggi Mancino e Scelba alla luce del deposito nell'aprile del 2024 delle motivazioni da parte delle Sezioni Unite della Cassazione che erano intervenute sulla questione del saluto romano.
Il proscioglimento di 29 persone dopo Acca Larentia
Il proscioglimento dei 29 indagati per i saluti romani ad Acca Larentia, come anticipato, è arrivato lo scorso febbraio. La decisione è stata presa dal gup avendo valutato come "inesistente" il pericolo di ricostruzione del fascismo. "Non emerge che la riunione, attraverso l'utilizzo della simbologia di matrice fascista, abbia inteso diffondere contenuti riconducibili a odio razziale, o a discriminazione etnica o a propaganda suprematista", si legge nelle motivazioni della sentenza depositata e rese note all'inizio del mese di aprile. Non sarebbero state violate, pertanto, la legge Scelba né quella Mancino. Ma la Procura di Roma non è di questo avviso e ha deciso di presentare ricorso. A presentare appello, oltre alla Procura, è stata anche l'Anpi, parte civile nel procedimento e rappresentata dall'avvocato Emilio Ricci.
Il ricorso della Procura di Roma sui fatti di Acca Larentia
La sentenza presentata dal gup, però, non sembra aver convinto la Procura di Roma che ha presentato l'atto di appello firmato dai pm Francesco Brando Lucia Lotti e Giulia Guccione. "La forza della manifestazione apologetica realizzata in maniera organizzata, palesemente evocativa dei rituali di piazza del ventennio fascista: come si vede nelle immagini, le persone sono tutte vestite con colore scuro, con lampante richiamo alla divisa fascista delle ‘camicie nere' – si legge nel documento – La disposizione in ranghi e in file ordinate imita in tutto le riunioni pubbliche che si svolgevano nel ventennio; la postura tenuta da ogni singolo partecipante nel corso dell'intera commemorazione hanno reso evidente a tutti il richiamo al periodo fascista. Ne è riprova che, dopo la diffusione delle sole immagini, diffuse anche sui tg nazionali forte è stata la polemica istituzionale, tant'è che anche la Commissione Ue è dovuta intervenire in merito".
Inoltre, secondo i pm, il gup avrebbe omesso le modalità con cui gli imputati hanno agito: "Si tratta non di un gesto effettuato dal singolo in una manifestazione o riunione pubblica bensì di un gesto collettivo, organizzato, come tale già di per sé carico di quella portata offensiva certamente idonea a integrare il rischio di proselitismo, tanto da attirare gente da tutto il territorio nazionale che, pur venendo a Roma per la commemorazione, non ha partecipato ad altri eventi ma soltanto al rituale del saluto romano, riconoscendosi in esso".
La Procura di Roma dopo la sentenza su Acca Larentia: "Affermazioni che lasciano perplessi"
Inoltre secondo i pm nella sentenza ci sarebbe "affermazioni fuorvianti che lasciano perplessi", come il riferimento al numero di persone presenti: "La partecipazione di più di 1000 persone (che di per sé non è un numero esiguo, anche volendo seguire la logica argomentativa utilizzata in sentenza) non sarebbe rilevante se paragonata a quella di altre piazze e manifestazioni", si legge ancora.
Nell'appello della Procura di Roma, inoltre, viene evidenziato come la "scelta di Casapound (organizzazione dichiaratamente neofascista e che, coerentemente a tale dichiarazione, promuove e propaganda le idee più insane di quell'epoca storica) di utilizzare l'evento di Acca Larenzia per fare propaganda, riproponendo, in modo organizzato, gesti che richiamino quella fase storica e tengano viva quella ideologia, inequivocabilmente violenta, inequivocabilmente discriminatoria, inequivocabilmente razzista e fonte costante di odio".