Picchiato perché qualche giorno prima aveva difeso un amico, preso in giro dai due aggressori. E sembra che, come nel caso di Willy Monteiro Duarte, i due arrestati siano lottatori di MMA. Per questo i colpi sferrati in pochi secondi sono stati così devastanti per la vittima, un giovane di 17 anni che adesso si trova ancora ricoverato all'ospedale San Giovanni di Roma. "Ho visitato il ragazzo poco fa insieme all'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato  – spiega a Fanpage.it Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro – Sta meglio di ieri sera e riesce a parlare con maggiore fluidità, l'emorragia cerebrale è rientrata, mentre le fratture al naso e alla mandibola sono sotto osservazione dall'ospedale. Sta meglio anche dal punto di vista dell'umore: ieri sera si sentiva umiliato, quasi si scusava che non si era riuscito a difendere, stamattina era più lucido e in grado di dialogare. Secondo lui è stata una ripicca perché qualche tempo prima aveva difeso un amico da una presa in giro, e i due ragazzi se la sarebbero presa scagliandosi contro di lui. Parliamo comunque di ragazzi molto giovani, dai 17 ai 19 anni, con un grado di maturità non proprio sviluppato. Un episodio che ci turba profondamente, dopo aver tanto investito in cultura lo smarrimento di questi ragazzi è ancora tanto".

D’Amato e il sindaco Sanna in visita al ragazzo picchiato
in foto: D’Amato e il sindaco Sanna in visita al ragazzo picchiato

Il sindaco: "Violenza non deve essere alternativa a dialogo"

L'aggressione è avvenuta in corso Turati a Colleferro. Un pestaggio brutale, in pieno giorno, durato pochi secondi ma non per questo meno devastante. Una violenza cieca che, a pochi mesi dall'omicidio di Willy Monteiro Duarte, ha sconvolto di nuovo la comunità per le stesse modalità con le quali si è verificata. "Non possiamo permettere che i giovani possano avere la percezione che queste azioni siano utilizzate come alternativa al confronto e al dialogo", continua Sanna, che a Colleferro si è impegnato per mettere la cultura al primo posto e riaprire tutti quei luoghi di aggregazione – teatri, auditorium, campi sportivi, ecc… – utili a coinvolgere i giovani e farli sentire parte di una comunità. "Bene ha fatto la polizia ad arrestare gli aggressori, è stato un ottimo lavoro e devono pagare, ma sono dispiaciuto per loro. Non possiamo pensare di abdicare dal nostro ruolo di educatori, né dare la colpa alla famiglia e alla scuola. Serve un patto collettivo tra istituzioni, scuole, comunità, parrocchie, comuni, altrimenti non se ne esce". "Abbiamo sempre cercato di dare spazio ai giovani, diffondendo concetti legati alla cultura e al sapere – aggiunge il vicesindaco Giulio Calamita – Bisogna metterli al centro del loro mondo, rimpolpare i luoghi aggregativi: è complesso coinvolgerli e appassionarli, ma bisogna andare avanti perché sono presenti e rispondono. Dobbiamo fare in modo che questi episodi, che sono già marginali, lo siano ancora di più".

Aprire una discussione sul ruolo delle arti marziali in mano ai giovani

La dinamica del pestaggio di Colleferro, molto simile a quella che ha portato all'omicidio di Willy Monteiro Duarte, e il fatto che gli aggressori pratichino la MMA, ha riacceso i riflettori sul ruolo che un certo modo di approcciarsi allo sport può avere su soggetti già problematici. "Il connubio con l'uccisione di Willy è proprio la MMA e queste arti che servono per offendere – dichiara Calamita – Qui bisogna aprire una riflessione perché spesso diamo in mano ai giovani strumenti che non sono in grado di padroneggiare, non si rendono conto della complessità del mondo che li circonda e le conseguenze dei loro comportamenti. È il secondo episodio collegato a queste situazioni, e vanno chiarite le modalità con cui i giovani si approcciano a questi sport. I maestri devono capire che per un giovane problematico l'arte marziale non sempre funziona se il lavoro non viene fatto anche in ambito sociale". Sul tema è intervenuto anche il sindaco Sanna: "Non faccio il giudice e non sono abituato a dare giudizi. Ma queste sono armi e in trenta secondi possono ridurre in fin di vita una persona. E le armi si mettono solo nelle mani di chi le sa usare, non di chiunque. Questa vicenda poteva finire in tragedia come nel caso di Willy".