Ragazzino di 14 anni ucciso per errore nel parcheggio della metro C durante una faida: ergastolo per il killer

Uno proiettile vagante durante un regolamento di conti aveva portato all'uccisione del 14enne Alexandru Andreas Ivan, nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2024, in un parcheggio della stazione Monte Compatri – Pantano della Metro C di Roma. Ora i suoi presunti assassini sono stati condannati in primo grado dalla Corte d'Assise di Frosinone. Ieri mercoledì 29 aprile sono arrivate le pene per gli imputati, tutti finiti a processo con giudizio immediato e con le accuse di omicidio volontario aggravato e porto abusivo di armi in luogo pubblico. Ergastolo per Dino Petrow, 33enne esecutore materiale dell'omicidio, e 22 anni per Massimo Komarov, Ringo Gurgevic e Corum Petrov, con lui nelle due auto da cui sono partiti i colpi di pistola. Uno di questi aveva raggiunto il giovane al petto, risultandogli fatale.
Riconosciuta la tesi dell'accusa
Un agguato scaturito, secondo l'accusa, "a seguito di un banale litigio avvenuto circa due ore e mezza prima" in un bar della zona, tra il patrigno della vittima e Dino Petrow. Per mettere in atto l'aggressione, i quattro hanno attirato l'uomo nell'area di parcheggio di Pantano. Ma il patrigno del 14enne non era solo e aspettava nel luogo di sosta insieme ad alcuni suoi parenti, tra cui Ivan: l'unico ad essere colpito da quei proiettili.
La soddisfazione dell'avvocata della famiglia
A margine della sentenza, si è detta soddisfatta la legale della famiglia, Albertina Pepe, che assiste la mamma e il nonno del ragazzo ucciso: "Accolgo con profondo rispetto la decisione, che ha riconosciuto per tutti la penale responsabilità per il brutale omicidio del piccolo Ivan" ha dichiarato, per poi aggiungere che "la Corte ha altresì accolto parzialmente la mia istanza di risarcimento del danno per 100mila euro a favore della mamma. Un segnale concreto che consente alla signora e ai suoi bambini di affrontare i primi, urgenti bisogni, mentre proseguiremo la battaglia per il ristoro pieno di una perdita incalcolabile".
Gli autori avevano provato a far perdere le proprie tracce
Poco dopo l'omicidio dell'adolescente era scattata la caccia all'uomo. Ad essere fermato per primo era stato Corum Petrow, presentatosi spontaneamente dai carabinieri il giorno dopo il delitto per raccontare di essere passato nell'area del parcheggio, ma di non essere coinvolto nell'omicidio. Sin da subito i militari non hanno ritenuto credibile la sua versione, trovando riscontro contrario nelle prove in loro possesso.
Il 16 gennaio 2024, il secondo fermo è stato quello Dino Petrow, cugino di Corum, che a distanza di poche ore dall'uccisione di Ivan aveva lasciato Roma per rifugiarsi a casa di una zia materna residente a Treviso. Dopo una settimana era stata volta di Ringo Gurgevic, individuato a Frascati. L'ultimo fermo in ordine cronologico è quello del 30 gennaio 2024: anche Massimo Komarov si era rifugiato nella casa di alcuni parenti in zona Borghesiana, ma era stato rintracciato dai carabinieri del nucleo investigativo di Frascati.