Nelle motivazioni della sentenza con cui hanno condannato a 6 anni l'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, i giudici d'appello parlano di "degrado e distorsione delle attività della pubblica amministrazione" e sostengono che le prove in possesso dimostrerebbero "in maniera evidente" la colpevolezza dell'ex primo cittadino. Alemanno è stato condannato per corruzione e finanziamento illecito in uno dei filoni dell'inchiesta sul ‘Mondo di Mezzo'.

I giudici: condotte criminose di Buzzi e Carminati negli anni di Alemanno sindaco

I giudici si sono poi soffermati sulla decisione della corte di Cassazione, che ha fatto cadere l'accusa di associazione mafiosa nei confronti di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati nel filone principale del processo.  L'esclusione dell'aggravante mafiosa, sostengono i magistrati, "è stata diffusamente spacciata come il più rilevante risultato dell'accertamento giudiziale. E' invece rimasto in secondo piano, e spesso ancor più nelle retrovie, ossia l'esistenza di due associazioni a delinquere, almeno una delle quali (quella che faceva capo a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati) impegnata nel più rilevante sistema corruttivo mai accertato nel territorio del Comune di Roma, con lo stabile e ben remunerato asservimento di pubblici ufficiali a tutti i livelli – meri dipendenti, dirigenti di servizi, consiglieri comunali ed assessori, dirigenti di aziende a capitale pubblico – agli interessi di Buzzi e delle sue cooperative". Queste condotte criminose, hanno spiegato i giudici, sono avvenute praticamente tutte nel quinquennio in cui è stato sindaco Alemanno e cioè dal 2008 al 2013.

Questo il primo commento dei legali di Alemanno alle motivazioni dei giudici: "Anche le motivazioni confermano una sentenza appiattita su una ricostruzione fallace, in fatto e diritto, punitiva finanche oltre le richieste della pubblica accusa e in qualche modo già posta in discussione nella sentenza definitiva del procedimento principale. Abbiamo molti argomento da proporre al giudice di Cassazione che saprà sottrarsi alle suggestioni che hanno condizionato, in tutta questa vicenda, i giudizi del merito".

Alla lettura della sentenza di secondo grado Alemanno aveva commentato con queste parole: "Sono sconcertato, perché questa sentenza di Appello pur di condannarmi smentisce una decisione della Cassazione secondo cui i miei coimputati sono stati riconosciuti colpevoli di traffico di influenze. A questo punto io sono ‘un corrotto senza corruttore'. Evidentemente mi sono corrotto da solo. Proclamo la mia innocenza come ho fatto dal primo giorno. Faremo ricorso in Cassazione. Sono sconcertato", il primo commento di Gianni Alemanno.

Secondo i pm della procura di Roma Alemanno era "l'uomo politico di riferimento dell'organizzazione Mafia Capitale all'interno dell'amministrazione comunale, soprattutto, in ragione del suo ruolo apicale di sindaco. Inserito al vertice del meccanismo corruttivo ha esercitato i propri poteri e funzioni illecitamente e curato la raccolta delle correlate indebite utilità, prevalentemente tramite terzi propri fiduciari per schermare la propria persona. Gli uomini di fiducia, indagati e alcuni anche condannati in Mafia Capitale, sono stati proiezione della persona di Alemanno, che ha impiegato per la gestione del proprio potere, e si sono interfacciati con gli esponenti apicali di Mafia Capitale, suoi corruttori (Buzzi e Carminati)".