Il clan Spada di Ostia è un'associazione per delinquere di stampo mafioso. Lo hanno confermato i giudici della prima corte d'assise d'appello di Roma, d'accordo con quanto già deciso dai colleghi della corte d'assise il 24 settembre del 2019. In primo grado, tuttavia, tre persone sono state condannate all'ergastolo, mentre in appello ne è stato confermato solo uno.

Confermato l'ergastolo solo per Roberto Spada

A novembre il procuratore generale Francesco Mollace aveva chiesto, nella sua requisitoria, la conferma dei tre ergastoli e del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ai giudici aveva chiesto di confermare la condanna già inflitta in primo grado a Carmine Spada, detto Romoletto, a Ottavio Spada e a Roberto Spada, già condannato per la testata inferta al giornalista Daniele Piervincenzi, allora inviato di Nemo, trasmissione di Rai 2.

La corte, invece, ha ridotto la pena a 17 anni di carcere per Carmine Spada, a 12 anni per Ottavio Spada, mentre hanno confermato il carcere a vita per Roberto Spada. Per tutti i reati contestati vanno dall'associazione di stampo mafioso, omicidio, estorsione e usura. Sono state complessivamente condannate 17 persone. Confermata la condanna a 16 anni per Ottavio Spada e quella a 10 anni a Ruben Alvez del Puerto. Samy Serour è stato condannato a otto anni per, Vittorio Spada è stato condannato a 7 anni e Silvano Spada è stato condannato a 6 anni.

La sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado del maxi processo al clan Spada aveva portato a tre condanne all'ergastolo per Ottavio Spada, Roberto Spada e Carmine Spada, ma anche ad altre 14 condanne per complessivi 147 anni di carcere e sette assoluzioni. Sono stati condannati Ottavio Spada, detto Maciste, a 16 anni, Nando De Silvio, detto Focanera a nove anni, Ruben Alvez del Puerto a 10 anni.

Il processo al clan di Ostia è nato grazie a un'indagine della direzione distrettuale antimafia che aveva portato, con l'operazione ‘Eclissi', a ben 32 arresti effettuati il 25 gennaio del 2018.

Così hanno scritto i giudici di primo grado nelle motivazioni della sentenza:

"è palese che il sodalizio capeggiato dagli Spada rivesta indiscutibile stabilità e durevolezza stante l’ampio arco temporale del dispiegarsi delle sistematiche condotte di spoliazione, prepotere, violenza, infiltrazione e intimidazione e presenti una solida organizzazione: stante una distribuzione dei ruoli e dei settori di competenza piuttosto definita".

I giudici sottolineano inoltre che

"il sodalizio in discorso si connota come di stampo mafioso, per il sistematico ricorso a mezzi violenti e intimidatori tali da generare un diffuso stato di assoggettamento e di omertà. Il clan Spada persegue sempre mediante il metodo mafioso, l’acquisizione della gestione e del controllo di attività economiche, con logiche di tipo spartitorio rispetto compagini criminali insistenti sul territorio. Negli atti di questo processo-continuano i togati-si parla esplicitamente di territorio, di guerra di pace, di guerra aperta, di equilibri da stabilire, di pax mafiosa, di questioni di competenza, di accordi patti e trattative".