Poliziotto del reparto scorte di Roma arrestato: è accusato di riciclaggio in una frode da 93 milioni di euro

guardia di finanza
Immagine di repertorio
L’agente è ai domiciliari con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori. L’indagine riguarda un presunto sistema di frode fiscale e riciclaggio da decine di milioni di euro.

Un poliziotto della Questura di Roma, in servizio al reparto scorte, è stato arrestato ieri, lunedì 21 settembre, con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori con finalità di riciclaggio. L’uomo è stato portato agli arresti domiciliari al termine di un’operazione eseguita dalla Guardia di finanza e dalla Squadra mobile. Il provvedimento rientra negli sviluppi di una più ampia inchiesta della Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma su un presunto sistema di frode fiscale e riciclaggio e per cui a ottobre 2025 erano stati sequestrati beni per oltre 93 milioni di euro e che aveva portato all'iscrizione di 123 persone nel registro degli indagati.

Le indagini per frode fiscale e riciclaggio fra Italia e Cina

Al centro delle indagini ci sarebbe una struttura articolata su due livelli: da una parte un meccanismo di frode fiscale, dall’altra un circuito destinato al riciclaggio di denaro con ramificazioni anche all’estero. Le indagini, condotte dalla guardia di finanza di Roma attraverso il Gico (Gruppo investigativo criminalità organizzata), il Nucleo di polizia economico-finanziaria e il 3° Nucleo metropolitano, con il coinvolgimento anche dei militari di Viterbo, avrebbero individuato collegamenti soprattutto con la Cina e con altri Paesi asiatici.

L'inchiesta ha ricostruito l'esistenza di due distinte compagini criminali, con sedi operative a Roma e Viterbo, che usavano società intestate a prestanome e operanti nei settori della ristorazione, dei catering, logistica e di altri servizi di sostegno alle imprese per truffare il fisco ed evadere tasse e imposte per oltre 65 milioni di euro.

L'organizzazione qui in Italia avrebbe sfruttato i canali forniti da una potente associazione criminale con a capo due coniugi cinesi. Avrebbero così usato il metodo ‘Fei Ch'ien‘, che consiste in un trasferimento virtuale di denaro all'estero, per riciclare oltre 28 milioni di euro ottenuti illecitamente.

Gli altri coinvolti nell'indagine

Tra i nomi che erano già emersi nell’inchiesta c’è quello di Christian Vocaturo, arrestato nel 2024 e ritenuto dagli investigatori il presunto contabile dei clan di Tor Bella Monaca, oltre che un possibile collegamento tra la criminalità romana e cartelli colombiani della droga. A Vocaturo vengono contestate anche operazioni economiche e finanziarie riconducibili alla Black Padel Srl, società sportiva che, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata per reimpiegare capitali di provenienza illecita. Insieme a Mirko e Samuel Calì e ad Alfredo Ranzani, avrebbe inoltre gestito intestazioni fittizie di quote societarie, contratti d’affitto simulati e bonifici per centinaia di migliaia di euro verso imprese considerate compiacenti.

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