video suggerito
video suggerito

Pasquale De Meo morto in clinica con una ferita profonda alla testa: per i medici era un graffio, indagini in corso

In clinica dopo un incidente domestico, Pasquale De Meo è morto in clinica. L’avvocato della famiglia, Luca Cupolino: “Dicevano che aveva un graffio, ma invece era una profonda ferita alla testa”.
A cura di Beatrice Tominic
0 CONDIVISIONI
Immagine

Un incidente domestico, la corsa in ospedale, tre giorni in barella al pronto soccorso. E poi l'arrivo in clinica dove, meno di una settimana dopo, ha perso la vita in circostanze non ancora chiarite. È quanto successo a Pasquale De Meo, ottantasettenne che ha perso la vita all'interno di una clinica di Formia lo scorso 10 aprile 2026 dopo due telefonate singolari da parte della struttura sanitaria ai figli, una da un numero privato che, pertanto, risulta anonimo.

"La prima chiamata è partita dal fisso della clinica: dicevano che l'ottantasettenne era caduto riportando alcuni graffi superficiali sulla fronte – spiega a Fanpage.it l'avvocato Luca Cupolino che assiste i figli dell'uomo deceduto – La seconda invece è ancora più strana: era in anonimo e dall'altra parte qualcuno cercava di mettere fretta ai figli affinché arrivassero il più presto possibile. Senza mezzi termini è stato detto loro che si trovava in condizioni molto critiche".

Sul caso sta oggi indagando la Procura della Repubblica del Tribunale di Cassino che ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo e colpa medica il titolare della clinica e che ha disposto l'autopsia, eseguita mercoledì 14 aprile: una volta ricevuti i risultati sarà possibile cercare di ricostruire cosa sia davvero successo.

L'incidente domestico e l'arrivo in ospedale a Formia

I fatti risalgono a meno di un mese fa, allo scorso 3 aprile 2026, poco prima di Pasqua quando, a causa di un malore, l'ottantasettenne è caduto dentro casa. Chiamata l'ambulanza, è stato portato all'ospedale di Formia. L'uomo, oltre all'età avanzata presentava una serie di patologie, ma dopo l'incidente era ancora vigile: aveva riportato soltanto una lacerazione al cuoio capelluto.

Dopo ore in barella, è stato organizzato il trasferimento dell'uomo all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina. È lì che i medici gli hanno diagnosticato un aneurisma addominale, ma la sua situazione clinica non permetteva, nell’immediato, di sottoporlo a un intervento chirurgico. Così è stato fissato un ulteriore controllo per tre mesi dopo per verificare l'andamento della patologia. Il giorno stesso è stato riportato all'ospedale di Formia dove l'ottantasettenne è rimasto in barella per un paio di giorni, fino alla giornata di Pasqua quando, verso mezzogiorno, ne viene disposto il trasferimento in una clinica.

I giorni in clinica e le telefonate prima della morte di Pasquale De Meo

"Nella clinica le visite iniziano anche a mezzogiorno. E a turno tutti i parenti, figli e nipoti, hanno raggiunto l'ottantasettenne per capire come si sentisse. Lo hanno sempre trovato vigile e in sé – sottolinea a Fanpage.it l'avvocato Cupolino – Aveva difficoltà a parlare per l'insorgenza di una polmonite, ma si dimostrava lucido e orientato. Li riconosceva, chiedeva anche a gesti di soddisfare le sue necessità: se aveva sete, ad esempio, era in grado di indicare il bicchiere d'acqua".

Le difficoltà maggiori, invece, le aveva a muoversi e a deambulare tanto che, impossibilitato a spostarsi, aveva necessità di essere aiutato costantemente, anche a causa di problemi alle vertebre. Eppure, nonostante queste gravi evidenze, nella mattinata del 10 aprile è arrivata una telefonata ai figli dell'uomo.

"Erano le 9.30 quando arriva questa prima telefonata da un numero fisso. A rispondere è il figlio. A chiamare era una dottoressa della clinica che lo avvertiva che alla visita successiva avrebbe potuto notare dei piccoli graffi sul viso del padre che si sarebbe causato da solo, scavalcando, non si sa quando, le sbarre di protezione del letto e cadendo a terra", continua a spiegare l'avvocato Cupolino.

Poco più di un'ora dopo è arrivata una seconda telefonata, alle 10.45. "A chiamare un numero anonimo. Dall'altro capo una persona che non si è presentata ma che ha invitato i miei assistiti a presentarsi in clinica nel minor tempo possibile perché la situazione era compromessa ulteriormente – racconta ancora – Quando sono arrivati in clinica, però, il corpo era già in camera mortuaria: il decesso è arrivato alle 10.57, a poco più di 10 minuti da quell'ultima, forse segreta, telefonata".

L'arrivo in clinica e la scoperta della ferita profonda

Non appena arrivati in clinica i figli di De Meo hanno raggiunto telefonicamente l'avvocato. Alla clinica di Formia sono presto arrivati l'avvocato Cupolino e il suo collaboratore di studio, il dottor Antonio Maria Orsini. Entrambi riescono a farsi mostrare il corpo dell'ottantasettenne. "Ci siamo accorti presto che i piccoli graffi, in realtà, erano una ferita molto più grave – spiega ancora Cupolino a Fanpage.it – Il corpo aveva un taglio di circa sei centimetri profondo fino all'osso. Si vedeva chiaramente che qualcuno aveva provato a chiuderlo con dei punti di sutura, senza riuscirci".

Difficile risalire alle cause della morte. Una dottoressa ci ha detto che escludeva categoricamente la caduta come causa. Oltre al taglio, il volto era tumefatto nella parte destra del volto, nella zona frontale e quella dell'occhio. Il sangue era ovunque, anche dentro le orecchie. "Nella querela sporta dai miei assistiti, però, viene sottolineato che le ferite mostrate sul corpo morto sono diverse dalla lacerazione al cuoio capelluto per cui era stato chiamato l'ambulanza", sottolinea ancora l'avvocato.

"È a quel punto che siamo arrivati io e il dottor Orsini, chiedendo di far chiamare anche il 112. Difficile pensare che un uomo con tutte queste difficoltà fosse in grado di scavalcare la sbarra del letto. Allo stesso modo la lesione riportata, sia per morfologia che per entità, appare non compatibile con la possibilità che abbia sbattuto contro il pavimento. Più verosimile immaginare a un colpo contro lo spigolo di un comodino, ad esempio".

Indagini in corso: si attendono i risultati dell'autopsia

Dopo che i figli hanno sporto denuncia, la pm Chiara Fioranelli della Procura della Repubblica di Cassino ha aperto le indagini e disposto l'autopsia, eseguita mercoledì scorso dalla dottoressa Benedetta Baldari: grazie ai risultati dell'esame autoptico sarà possibile chiarire le cause della morte e ricostruire ciò che è successo nel periodo immediatamente precedente ad essa.

"Non si conosce l'ora di questa ipotetica caduta, non sappiamo se siano stati seguiti tutti i protocolli necessari. Dalla clinica hanno dichiarato che viste le condizioni in cui si trovava l'uomo sarebbe sicuramente morto in breve tempo. Ma l'ospedale di Latina gli aveva già fissato una visita fra tre mesi. E come si spiegano le ferite così profonde al volto? E perché nessuno ha informato i parenti sulla gravità della situazione? – si chiede oggi l'avvocato Cupolino – Il nostro obiettivo sicuramente è capire cosa sia successo e chi sia il responsabile di ciò che è accaduto".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views