Oltre mille persone in piazza per Bastogi: “Vogliamo case e dignità per il nostro quartiere”

Oltre mille persone sono scese in piazza ieri, nel pomeriggio di sabato 23 maggio 2026, per chiedere soluzioni abitative dignitose e maggiori servizi. Famiglie, bambini, anziani, associazioni e realtà del territorio, come Aurelio in Comune, Nonna Roma, Cgil, Libera, hanno sfilato insieme lungo via Boccea verso Montespaccato con colori, pentole e striscioni per sottolineare che Bastogi è Roma.
"Bastogi alza la voce per la giustizia sociale", si legge nello striscione giallo in testa al corteo. "Un tetto per ogni famiglia", si legge in un altro cartello. "Affari vostri, cazzi nostri", si legge ancora. Questo il grido dei residenti che da tempo, come già documentato anche da Fanpage.it, lamentano di vivere in uno stato di abbandono da parte delle istituzioni.
"Non è più tollerabile che, nella capitale di questo Paese, si continui a vivere in una condizione di abbandono, privati dei più elementari diritti. A Bastogi ci sono persone che da anni, spesso da una vita, sono nate, cresciute e vivono ancora nell’incertezza, in attesa di una casa popolare e di risposte concrete – fanno sapere dal comitato Bastogi è Roma – Parliamo di un quartiere in cui le persone sono costrette a vivere in immobili fatiscenti, spesso senza illuminazione pubblica adeguata, con ascensori non funzionanti e servizi essenziali insufficienti. Una condizione indegna, che nessuno dovrebbe essere costretto ad accettare nella città di Roma".
Per questo la comunità del quartiere è scesa in piazza ieri: per rivendicare i propri diritti e la possibilità di continuare a vivere nel proprio territorio, con dignità.
"Nei mesi scorsi, l’Assemblea Capitolina si è impegnata a trasformare in edilizia residenziale pubblica gli edifici del quartiere Bastoggi e a farlo attraverso un tavolo permanente di confronto con i cittadini, i comitati e le realtà sociali attive sul territorio – ripercorrono dal comitato – Ora bisogna attuare quanto scritto. Non possiamo più aspettare. Servono tempi certi, impegni concreti e un confronto costante con chi questo quartiere lo vive ogni giorno".