Morì a 17 anni in un incidente stradale, patteggia il ragazzo alla guida. La madre: “Oggi la giustizia è morta”

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Giulia Capraro e sua madre Antonella Zevini
Accusa e difesa hanno patteggiato una condanna a un anno, dieci mesi e dieci giorni per il giovane che guidava l’auto su cui morì Giulia Capraro a Marino. La madre protesta: “Non saprò mai la verità”.

Si è chiuso con un patteggiamento il procedimento nei confronti di Martin Maiuri, il ragazzo all'epoca ventenne che era alla guida dell'auto su cui viaggiava la diciassettenne Giulia Capraro il giorno in cui è morta, il 13 giugno 2023. Un anno, dieci mesi e dieci giorni di reclusione con sospensione della pena e della patente per due anni. Questa la condanna stabilita dal Tribunale di Velletri per Maiuri, imputato di omicidio colposo per la morte di Giulia nello scontro avvenuto sulla strada fra Marino e Castel Gandolfo mentre andava a una festa. "Oggi la giustizia è morta", ha dichiarato la mamma della ragazza, Antonella Zevini, che per l'udienza aveva organizzato un presidio insieme ad altri genitori – provenienti da tutta Italia – di ragazzi deceduti in incidenti stradali.

La mamma di Giulia: "Sono responsabili anche per le morti che verranno"

"Cosa sono entrata a fare in quell'aula?", ha detto Zevini fra le lacrime. "Si sapeva già che davano il patteggiamento, erano d'accordo". Ha però aspettato la sentenza nel piazzale del Tribunale di Velletri indossando una maglietta con la foto della figlia e la scritta ‘Io sono Giulia'. Insieme a lei c'erano i genitori di giovani morti sulla strada i protesta contro archiviazioni che secondo i loro legali non hanno reso giustizia per i loro figli. Una donna ha anche stracciato la propria tessera elettorale davanti alle telecamere per denunciare come le vittime vengono trattate nelle aule di giustizia. "Oggi questo Tribunale non ha ucciso solo Giulia e tutti i figli morti sulla strada, ha ucciso tutti i figli che moriranno da oggi in poi", è il grido disperato di Zevini, "perché non hanno dato l'esempio".

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La protesta di Antonella Zevini davanti al Tribunale di Velletri

Patteggiamento per l'omicidio colposo di Giulia Capraro, morta a 17 anni

Non era presente in aula, invece, Martin Maiuri. "In questo tribunale si patteggia senza neanche metterci la faccia, perché il giudice non ha ritenuto che Maiuri dovesse ascoltare la sentenza", ha aggiunto Zevini, che ha attaccato ancora il Tribunale e il sistema della giustizia italiana: "Se dovesse capitarvi la disgrazia di perdere un caro sulla strada, non pensate solo ai comportamenti sbagliati di chi era alla guida, pensate anche a questi palazzi d'ingiustizia che non insegnano niente, non educano". Solo l'udienza preliminare è stata convocata per lo scorso febbraio, quasi tre anni dopo la morte di Giulia Capraro, che quel 13 giugno era seduta sul sedile del passeggero con la cintura di sicurezza allacciata. La Renault Clio guidata da Maiuri e che trasportava anche un altro ragazzo di vent'anni era diretta a una festa di fine anno scolastico quando ha invaso la corsia opposta scontrandosi con un'altra auto.

Antonella Zevini: "Non saprò mai la verità, ma lotterò per altre madri"

"Io non saprò mai la verità sulla morte di mia figlia Giulia", ha aggiunto Zevini, che ha sempre contestato, assistita come parte civile dall’avvocato Ilaria Cavallin, le modalità con cui sono state svolte le indagini sull'incidente stradale. "Non è stato fatto l'alcoltest nell'immediatezza, non hanno ritirato il cellulare, non hanno accettato la mia istanza per il tracciamento delle celle telefoniche. C'è poi la revisione passata venti giorni prima su un'auto che non poteva circolare". Ma la donna non si arrende: "Continuerò a combattere perché questo è solo l'inizio – ha concluso con il volto segnato dalla rabbia -. Non ho niente da perdere ma ho ancora la testa, quindi vi darò fastidio per aiutare le altre madri e gli altri padri".

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