Il Ministero dell'Istruzione tramite l'Ufficio scolastico regionale del Lazio ha chiesto un approfondimento per quanto accaduto il 14 settembre scorso al liceo Socrate di Roma, dove alcune studentesse hanno protestato per la richiesta arrivata dalla vicepreside di non indossare la minigonna a scuola perché "ai prof. cade l'occhio". Uno degli scatti pubblicati sui social network in particolare, ritrae due giovani con un cartello in risposta alla richiesta ricevuta: "Non è colpa nostra – scrivono, riferendosi a un eventuale modo di guardarle degli insegnanti per il loro abbigliamento – Stop alla violenza di genere". I post hanno ricevuto numerose condivisioni e tantissimi utenti tra studenti, genitori e professori hanno commentato la vicenda. "Evviva le ragazze del Socrate in minigonna. Un gesto semplice per una battaglia fondamentale: la libertà delle donne" ha scritto su Twitter la portavoce  della Conferenza nazionale delle donne democratiche Cecilia D'Elia.

La protesta in minigonna delle studentesse del liceo Socrate per la frase sessista

"Andare a scuola in gonna è stata una risposta spontanea – hanno scritto i ragazzi e le ragazze del Collettivo Politico Galeano e Ribalta Femminista che hanno commentato la protesta delle studentesse in minigonna alla richiesta della vicepreside – Non ci interessa l'episodio singolo, questa è l'occasione per mettere al centro il ruolo della scuola e della comunità scolastica. La scuola è e deve essere una forza motrice nello scardinare la cultura che rende le ragazze e le donne oggetti e colpevoli. È nelle aule che si formano i cittadini e le cittadine di domani, ed è da lì che deve partire una nuova consapevolezza per i nostri corpi e i nostri modi di essere. Il Socrate e la sua comunità, studentesse e studenti e professoresse e professori, ci ha sempre insegnato questo, a conoscere noi stessi e noi stesse ed essere liberi e libere di esprimerci. Che questo sia il momento e il luogo per iniziare una vera rivoluzione culturale e sociale, che oggi più che mai è necessaria".