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Immobilizzata e sola per ore se prendeva meno di 10 a scuola: scattano i domiciliari per la mamma

Una donna di 37 anni è finita agli arresti domiciliari accusata di maltrattamenti nei confronti della figlia 15enne: la torturava da quando aveva 10 anni con la scusa dei voti troppo bassi a scuola.
A cura di Beatrice Tominic
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Sono scattati gli arresti domiciliari per una donna classe 1985 che da anni maltrattava la propria figlia. La 37enne aveva iniziato a torturare sua figlia cinque anni fa, quando la piccola aveva appena 10 anni e oggi, nel 2022, a 15, la ragazza è riuscita a rivelare la sua condizione familiare alla professoressa di spagnolo della sua scuola.

Come racconta in un articolo pubblicato oggi Il Messaggero, la ragazzina era sottoposta per dodici ore ogni giorno ad attività sportive e di studio, con un'organizzazione quasi militare e se tornava a casa con un voto inferiore a dieci, veniva punita con maltrattamenti molto violenti. per questa ragione la Procura di Roma ha disposto gli arresti domiciliari per sua madre, di origine cinese, con l'accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati.

La scoperta da parte di una prof

Ad accorgersi del disagio della ragazzina è stata la sua professoressa di spagnolo nel corso di una lezione, quando l'adolescente si è addormentata: è proprio alla docente che ha rivelato lo stato, sia fisico che mentale, che stava attraversando fra le lacrime. Dopo aver ascoltato la storia della 15enne, l'insegnante ha chiamato il Telefono Azzurro, ha descritto agli operatori la situazione vissuta dalla sua alunna e li ha messi in contatto con la ragazza.

Le torture come "punizioni" per i voti a scuola

Per cinque anni la ragazzina è stata costretta a vivere vessazioni e angherie inflitte da parte della mamma. La 15enne ha raccontato che sua madre le immergeva la testa in una bacinella di acqua gelida e che le legava le mani dietro la schiena con il nastro adesivo o con lo spago, lasciandola immobilizzata e sola per ore seduta su una sedia. Alcune volte è stata costretta a non dormire per due giorni consecutivi per riflettere su quelle che sua madre indicava come "mancanze".

Eppure, come sottolineano il giudice e il pm, la ragazzina in realtà era diligente e molto studiosa. Costretta per anni a seguire corsi di lingua straniera e obbligata a praticare diversi sport, la ragazzina ha passato tutta la prima fase della sua adolescenza subendo i maltrattamenti da parte della mamma, con cui viveva nella zona della stazione Termini, in via Giolitti. Da qualche tempo, inoltre, era entrato nella sua vita anche il compagno della mamma, un avvocato che è rimasto indifferente a queste torture sebbene fosse a conoscenza della situazione.

I lividi sul corpo e l'apertura dell'inchiesta

A conferma dei maltrattamenti e delle vessazioni raccontate dalla ragazza, si sono aggiunte anche i segni sul suo corpo. Quando si è confidata con la professoressa, infatti, riportava lividi sul corpo a causa delle percosse che la madre le aveva inferto con un righello, mentre altre volte era stata picchiata con un mestolo da cucina o con una stampella.

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