I quartieri di Roma dove si vive peggio: a Villaggio Falcone e via dell’Archeologia il maggiore disagio
Pochi quartieri, in alcuni casi poche vie o palazzi in cui si concentra il disagio socioeconomico di Roma. Una situazione fotografata dall'Istat, che ha recentemente pubblicato i dati relativi all'Indice di disagio socio-economico (Idise) relativo all'anno 2023. Leggendoli sulla mappa viene fuori come degli angoli della Capitale vivano condizioni più difficili non solo rispetto al resto della città, ma anche se rapportati al resto del quartiere. Vediamo così come a piccolo Villaggio Falcone, nell'estrema periferia Est, quasi un giovane su due tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Nei cosiddetti ‘ferri di cavallo' di via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca una persona su due vive in una famiglia a basso reddito. A Quartaccio, poche vie nella periferia Nord-Ovest, lavora poco più della metà delle persone tra i 25 e i 64 anni. Tre zone diverse con problemi simili.
Le zone di Roma con l'indice di disagio socio-economico più alto
L'analisi dell'Istituto nazionale di Statistica mette insieme reddito, lavoro, istruzione, fragilità familiare e difficoltà scolastiche. Per confrontare le diverse zone della città, l’Istat utilizza un indice sintetico in cui 100 corrisponde alla media di Roma: più il valore sale sopra 100, più in quell’area si sommano condizioni di difficoltà. Sono 34 le Aree di Disagio socio-economico in ambito Urbano (Adu) individuate nella Capitale. Nella triste classifica è proprio Villaggio Falcone la zona con un punteggio di 111,70. Il dato diventa più comprensibile guardando cosa succede nella vita quotidiana di chi ci abita. Il 53,8 percento delle persone tra i 25 e i 64 anni vive in famiglie con un basso livello di istruzione. Tra i giovani dai 15 ai 29 anni, invece, il 45,2 per cento non studia e non lavora. Parliamo di quasi un giovane su due.

Subito dietro c’è la zona di via dell'Archeologia, che è anche una delle principali piazze di spaccio della città, con un indice di 111,14. Qui il dato che colpisce di più riguarda il reddito: il 50,6 per cento delle persone considerate vive in famiglie a basso reddito. Anche il lavoro racconta una situazione difficile. Tra i 25 e i 64 anni è occupato il 55,7 per cento delle persone. Anche il resto del quartiere di Tor Bella Monaca presenta difficoltà simili, ma è fra questi grandi palazzi di edilizia popolare – in cui in questi mesi è in corso un profondo restauro finanziato col Pnnr – che si concentrano i fattori statistici indicati da Istat come caratteristici del disagio socio-economico. C'è poi il Quartaccio, dove si registra il tasso di occupazione più basso tra tutte le aree considerate: 54,2 per cento. Anche gli altri numeri raccontano una situazione fragile: il 51,4% vive in famiglie con un basso livello di istruzione e il 38,9% dei giovani tra 15 e 29 anni non lavora e non studia.

La mappa delle difficoltà è colorata in particolare in periferia. Soprattutto in quella Est, da Tor Pignattara a Lago Regillo, dal Quarticciolo a Torre Angela. Tocca però anche Ostia Ponente nei dintorni di piazza Gasparri, fortino del clan Spada, e arriva anche in centro. Del disagio socio-economico è riscontrato anche all'Esquilino, nonostante uno dei tassi di occupazione più alti fra le 34 Adu individuate da Istat, e in alcuni isolati di San Lorenzo – occupazione comunque sopra il 70 per cento – e Testaccio. Nella periferia settentrionale troviamo invece quartieri come Labaro e, spostandoci verso Est, Tufello, San Basilio e Pietralata.
Non esiste un solo tipo di disagio
La graduatoria generale, però, non racconta tutto. Alcuni dei valori più estremi emergono in zone che non sono ai primissimi posti dell’indice complessivo. Nelle campagne di Cesano, per esempio, la quota di persone che vive in famiglie a basso reddito arriva al 51,4 per cento, il dato più alto tra le aree considerate. A Villaggio Breda, invece, il problema riguarda soprattutto gli anziani: il 41,2 per cento delle persone di almeno 70 anni vive da sola e non possiede una casa. A Sant'Isidoro sulla via Tiberina si concentrano altre due forme di fragilità. Il 30,8 per cento vive in famiglie senza occupati né pensioni da lavoro, mentre più di una persona su tre appartiene a nuclei in cui durante l’anno si lavora poco.
Il disagio emerge anche tra i banchi.
A Casale Caletto, all'incrocio fra l'autostrada A24 e il Grande raccordo anulare, si registrano i peggiori dati scolastici: il 23,5 per cento degli studenti rientra nell’indicatore che comprende abbandoni scolastici e ripetenze. Altrove, invece, il problema è soprattutto il basso livello di istruzione degli adulti. A Villaggio Falcone, come detto, riguarda oltre la metà delle persone tra 25 e 64 anni. Questo significa che in alcune zone la difficoltà comincia già a scuola, mentre in altre pesa soprattutto il livello di istruzione accumulato negli anni dalle famiglie. Il disagio socioeconomico, insomma, non ha un solo volto e non segue un confine netto tra centro e periferia. Cambia da una zona all’altra e, spesso, anche all’interno dello stesso quartiere.