Gli 82 milioni del San Raffaele diventano un caso politico: Rocca accusa Zingaretti e D’Amato

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Rocca presenta un esposto alla Corte dei conti sul caso San Raffaele e chiama in causa Zingaretti e D’Amato. Le opposizioni attaccano: “Comprendiamo l’imbarazzo e la difficoltà del presidente nel giustificare una vicenda che rischia di costare ai cittadini del Lazio oltre 82 milioni di euro”.

Gli 82 milioni di euro del caso San Raffaele diventano uno scontro politico nel Lazio. Il presidente della Regione, Francesco Rocca, ha dato mandato all'Avvocatura regionale di presentare un esposto alla Corte dei conti contro l'ex governatore Nicola Zingaretti e l'ex assessore alla Sanità Alessio D'Amato, con l'obiettivo di accertare eventuali loro responsabilità. Una mossa che ha causato l'immediata reazione delle opposizioni, secondo cui Rocca starebbe cercando di scaricare la colpa di una vicenda esplosa durante il suo mandato. Al centro di questa battaglia politica c'è una sentenza che ha condannato la Regione Lazio a pagare un risarcimento milionario al gruppo San Raffaele dell'imprenditore e parlamentare leghista Antonio Angelucci, proprietario di cliniche e ospedali privati sul territorio. Proprio i ritardi nel concedere le autorizzazioni necessarie ad alcune strutture sanitarie avrebbero determinato l'importo della condanna. La sentenza del Consiglio di Stato, tuttavia, risale al dicembre 2023: perché non è stata impugnata finora? Questa la domanda posta dalle opposizioni.

"Sul caso San Raffaele comprendiamo l'imbarazzo e la difficoltà del presidente Rocca nel giustificare una vicenda che rischia di costare ai cittadini del Lazio oltre 82 milioni di euro. Ma il tentativo di scaricare le responsabilità sulla precedente amministrazione appare come una maldestra operazione per spostare l'attenzione dalle tante domande alle quali il presidente continua a non rispondere", scrivono in una nota i capigruppo di opposizione in Consiglio regionale del Lazio Mario Ciarla (Pd), Marietta Tidei (Italia Viva), Adriano Zuccalà (M5S), Alessio D'Amato (Azione), Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista) e Alessandra Zeppieri (Polo Progressista).

Il caso San Raffaele, la sentenza del Consiglio di Stato e le domande delle opposizioni

Le opposizioni ricordano che nel 2019, quando era in carica Zingaretti, la Regione aveva ottenuto una sentenza favorevole dal Tar del Lazio. Con Rocca presidente, è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha ribaltato il precedente pronunciamento. "Perché la Regione non ha valutato e intrapreso tempestivamente tutte le iniziative giudiziarie possibili già dopo la sentenza del 2023? Perché si è arrivati al 2026, con una condanna di questa entità, prima di decidere di percorrere la strada dei ricorsi? Resta soprattutto un interrogativo: come è possibile che la Regione abbia quantificato il danno in circa 3 milioni di euro e che si sia arrivati a un riconoscimento di circa 77 milioni, tra risarcimento e rivalutazione, fino agli oltre 82 milioni inizialmente previsti nel provvedimento regionale?".

La Regione Lazio: "Le omissioni risalgono a precedente amministrazione"

Da parte sua, il presidente Rocca ha sottolineato di aver chiesto di verificare chi "si è reso responsabile di omissioni amministrative" nei confronti del gruppo San Raffaele, che hanno portato alla richiesta di risarcimento di 60 milioni di euro, più 16,8 milioni di rivalutazione legale e interessi. I fatti presi in considerazione dai giudici, spiega la Regione Lazio, sono "riferibili esclusivamente al periodo in cui D'Amato guidava la Sanità regionale prima come coordinatore della cabina di regia, e poi come assessore".

Rocca parla di "fango mediatico" e di "atteggiamento vigliacco e volgare, posto in essere da chi maldestramente sta cercando di nascondere le proprie responsabilità". Secondo la maggioranza, inoltre, nel 2023 non era possibile presentare ricorso perché "mancava la quantificazione del risarcimento e i legali hanno scelto di aspettare il giudizio di ottemperanza". La maggioranza si chiede inoltre perché siano stati offerti 3 milioni e ora la Regione debba pagarne 77: "La domanda va posta al consulente tecnico d'ufficio del Consiglio di Stato, non alla Regione. Gli avvocati del primo e del secondo grado sono gli stessi".

"L'Avvocatura stessa – affermano i capigruppo della maggioranza – ha dichiarato che la linea difensiva non è cambiata nel tempo. La minoranza insinua che la Regione si sarebbe sabotata in giudizio o abbia perso apposta? È questa la fiducia che ripone la sinistra negli avvocati regionali o nella magistratura? O le sentenze si rispettano solo quando piacciono? Ora il presidente Francesco Rocca ha presentato un esposto per stabilire eventuali responsabilità e danni erariali in capo alla precedente giunta Zingaretti, da cui abbiamo ereditato anche questo spiacevole contenzioso giudiziario, così impattante per le finanze regionali".

D'Amato attacca Rocca: "La Regione aveva sempre vinto i contenziosi"

Per Alessio D'Amato, ex assessore alla Sanità e consigliere regionale di Azione, "Rocca dimentica che con noi al governo la Regione Lazio aveva sempre vinto i contenziosi con il gruppo San Raffaele. Questo avvenne al Tar nel 2019 e per due volte in sede civile, nel 2017 e nel 2022. Semmai il tema di fondo è perché con l'avvento della giunta Rocca cambia il vento e non è stato fatto ricorso contro la sentenza del Consiglio di Stato del dicembre 2023. Oggi si è di fronte all'ottemperanza e Rocca deve dare oltre 82 milioni al suo ex datore di lavoro. La tesi di presunti ritardi e omissioni contraddice tutta la linea difensiva della Regione e soprattutto quella portata avanti dal direttore Andrea Urbani, come ha scritto nella relazione conclusiva al giudizio di ottemperanza. Delle due l'una: o si difendono gli interessi pubblici oppure quelli privati".

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