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Femminicidio Federica Torzullo

Femminicidio di Federica Torzullo, cosa non torna nella confessione dell’ex marito

Due aspetti principali non tornano nella confessione di Carlomagno: l’impeto nell’aggressione a Federica Torzullo e la rapidità d’esecuzione del femminicidio.
A cura di Alessia Rabbai
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Qualcosa non quadra nel racconto fatto da Claudio Agostino Carlomagno al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Civitavecchia, davanti al quale ieri l'indagato ha confessato il femminicidio e l'occultamento del cadavere della ex moglie Federica Torzullo, trovata morta in un terreno accanto al deposito della sua ditta ad Anguillara Sabazia. Ad essere convinto che le dichiarazioni di Carlomagno presentino delle incongruenze è il procuratore capo Alberto Liguori, che ieri lo ha spiegato ai giornalisti durante la conferenza stampa dopo l'udienza di convalida del fermo.

"Non siamo completamente soddisfatti, l'indagato ha narrato ciò che voleva narrare, qualcosa non quadra nei tempi – ha detto Liguori, esprimendo le sue perplessità – le cose sono due: o c'è qualcun altro o ha preparato tutto nei minimi particolari e lo ha realizzato in 40 minuti. Dunque o c'è un complice o c'è la premeditazione". Il procuratore capo ha chiarito come alle dichiarazioni fatte dall'imputato in aula farà seguito una fase di riscontro da parte del Nucleo Investigativo di Ostia.

Dubbi sui tempi d'esecuzione del delitto e occultamento del cadavere

Il procuratore capo Liguori rispetto al racconto di Carlomagno parla di "zone d'ombra sulle quali vorremo far luce". Ma quali sono queste zone da illuminare? Primo aspetto "i tempi così contingentati, non ci troviamo sulla tempistica così ristretta". Carlomagno racconta di aver compiuto tutto nell'arco di 45 minuti. Definisce il tutto a partire tra le ore 6.30 del mattino/6 meno venti e le 7.15.

Non torna che nell'arco di tre quarti d'ora abbiano discusso, che la discussione sia degenerata nell'accoltellamento, mentre Torzullo era nuda in bagno, ha trasportato il corpo dal primo piano al piano terra, messo nell'auto. Sarebbe risalito al piano superiore, cercando di ripulire il copioso sangue che abbiamo ritrovato, cambiandosi per andare a lavoro, per poi ‘spostarsi con il cadavere alle 7:35 verso il terreno vicino alla sua azienda e seppellire il cadavere. Ciò, ha chiarito il procuratore capo, merita un approfondimento dal punto di vista investigativo.

Da chiarire la presenza di un complice

Carlomagno ha dichiarato di aver fatto tutto da solo. Un altro aspetto importante è capire cosa abbia fatto in casa e cosa in azienda. Dal suo racconto è emerso che dopo aver ucciso l'ex moglie ne ha trasportato il corpo nella ditta all'interno dell'auto. Nel deposito sarebbe avvenuto il "perfezionamento" del reato. Ha lavorato con un cassone dell'azienda di inerti nel quale avrebbe cercato di rendere complicato il riconoscimento, bruciando teli e asciugamani usati per avvolgere il corpo. A suo dire la mattina stessa di venerdì avrebbe scavato la buca all'interno della quale ha "tombato" Federica.

L'ombra della premeditazione

Un altro aspetto che non convice il procuratore Liguori sono le dichiarazioni fatte rispetto al rapporto che aveva con la ex moglie. Una relazione un crisi, i due vivevano separati in casa da più di un anno, nonostante la decisione di interrompere il loro matrimonio. Un dettaglio che non convince a considerare come l'aggressione violenta di Carlomagno sia nata da un "impeto improvviso". Le indagini proseguono, e sono anche volte a verificare quanto confessato dall'indagato.

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