Carlo Calenda, le primarie e l'eventuale alleanza con il Movimento 5 Stelle. Questi i tre temi su cui il Partito democratico dovrà prendere una decisione al più presto in vista delle elezioni amministrative a Roma a primavera. Questa mattina il ministro degli Affari Europei, Enzo Amendola, ha dichiarato: "I candidati sindaci si scelgono nelle città, tra gruppi dirigenti e ascoltando i bisogni dei dirigenti locali e delle persone. Mi affido alle decisioni dei dirigenti locali". E il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, riprendendo le parole dell'esponente del governo: "Voglio ringraziare Amendola, che oggi, con la saggezza che gli è riconosciuta, ha detto l'unica cosa sensata in questo delirio di chiacchiericcio e retroscena inesistenti. Il candidato sindaco di Roma lo decideranno nelle forme e nei modi che riterranno opportuni, in modo trasparente e autorevole i dirigenti e i cittadini romani".

Il tavolo di coalizione del 14 ottobre

Per il 14 ottobre il Pd romano ha convocato una riunione di coalizione e probabilmente parteciperà anche un rappresentante di Azione, il partito di Calenda, la cui candidatura non solo sembra possibile, ma è stata caldeggiata per tutto il fine settimana sulle colonne di diversi quotidiani, da La Repubblica, con Michele Serra, a Il Foglio, con Giuliano Ferrara. I dem dovranno scegliere: appoggiare Calenda (con o senza primarie) oppure rifiutare l'offerta. Il risultato della prima scelta comporterebbe la fine di ogni tentativo di mettere in piedi un'alleanza con i 5 Stelle o, in seconda battuta, un apparentamento al ballottaggio, se Virginia Raggi non dovesse fare alcun passo indietro. La seconda scelta, probabilmente, condurrebbe alla candidatura di Calenda in solitaria insieme a Italia Viva, con il risultato che un eventuale candidato del Pd potrebbe addirittura rischiare di non arrivare al ballottaggio e consegnare il secondo turno a Raggi, o chi per lei, e al candidato del centrodestra.

Le strategie Pd-5 Stelle

Nelle ultime ore l'impressione è che Pd e 5 Stelle stiano cercando in tutti i modi di trovare un candidato comune. Ieri Luigi Di Maio ha di fatto scaricato Raggi: "Non mi fossilizzerei sui nomi come Raggi e Sala, perché questi sono sindaci uscenti. Per me la Raggi ha lavorato bene, dovremmo affrontare il tema insieme in tutte le città senza scaricare nessuno, penso semplicemente che abbiamo bisogno Di sindaci che spendano bene i soldi del Recovery Fund". David Sassoli ha invece sgomberato il campo da possibili equivoci: non sarà lui il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni comunali di Roma. E Calenda, su Twitter, non ha rinunciato ad attaccare Pd e governo: "Mi pare di capire che la questione non siano più le primarie ma la necessità si trovare un candidato comune con i 5 Stelle. Piano piano lo scenario si va chiarendo. Se decidessi di candidarmi chiederei certamente appoggio del PD. Ma non potrei fare abiure sul Governo". Luciano Nobili, deputato di Italia Viva, ha già espresso il suo sostegno a Calenda: "Vanno avanti ancora gli accorati appelli al Movimento 5 Stelle che in cinque anni ha distrutto la Capitale, l'attacco preventivo a chi sta pensando di mettersi a disposizione e uno stucchevole dibattito su primarie, sulle quali non abbiamo mai avuto nulla in contrario anzi, ma che il Partito democratico ha scelto di archiviare da un anno e mezzo in tutta Italia. E il bello è che vengono opposte di fronte all'eventuale candidatura di Calenda, ma allo stesso tempo sono pronte ad essere nuovamente messe in soffitta di fronte alla possibilità di accordarsi coi Cinque Stelle".