15 Marzo 2022
10:53

Elena Aubry, morta in un incidente per le buche di Roma: il processo slitta di nuovo

Slitta ancora il processo in cui verranno giudicati gli 8 imputati per la morte di Elena Aubry, la giovane motociclista morta nel 2018 per un incidente provocato dalle voragini presenti, per le radici degli alberi, sul manto stradale di via Ostiense.
A cura di Beatrice Tominic

È prevista per il 4 luglio la prima udienza del processo per la morte di Elena Aubry, motociclista di 26 anni rimasta vittima di un incidente dopo aver perso l'equilibrio a causa di alcune radici mai rimosse da via Ostiense: la ragazza è morta il 6 maggio del 2018 e oggi gli imputati, in totale 8, sono accusati di omicidio stradale.

Fra loro, il responsabile della sorveglianza di Esgra, la ditta che vinse l'appalto per la manutenzione della strada, Alessandro Di Carlo, ha già chiesto il rito abbreviato (grazie al quale la pena verrà ridotta di un terzo) come fa sapere in un articolo di oggi il Corriere della Sera.

Gli imputati a processo

Oltre a Di Carlo, gli altri sei imputati sono funzionari comunali, fra cui anche gli ultimi due direttori del Simu, il dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, Roberto Botta e Fabio Pacciani e, infine, il responsabile della Esgra, Fabrizio Pennacchi. Il prossimo luglio, tutti loro dovranno scegliere se essere giudicati seguendo il rito ordinario o se seguire l'esempio di Di Carlo e optare per quello abbreviato. La prima udienza, infatti, slitta ancora: inizialmente era stata programmata per il 10 gennaio; poi per il 14 marzo, ma è stata rimandata ancora al 4 luglio.

L'incidente in cui è morta Elena Aubry

Elena Aubry era una giovane motociclista di 26 anni morta dopo aver perso l'equilibrio a causa di una delle tante voragini presenti su via Ostiense a causa delle radici degli alberi che si fanno strada sotto l'asfalto delle strade di Roma. La strada su cui è morta la ragazza, nel 2020, a due anni dall'incidente, è stata rifatta ed oggi appare liscia come un tavolo da biliardo: "Mi chiedo perché si debba arrivare a pagare con delle vite prima di intervenire", ha dichiarato la mamma della motociclista quando ha saputo dei lavori lungo quel tratto di strada.

A causa della pericolosità di quella parte di strada, gli addetti ai lavori, infatti, avrebbero dovuto chiuderla alla circolazione, almeno ai veicoli a due ruote e fare in modo che venisse sottoposta alle operazioni di rifacimento del manto stradale. È per questo che la Procura, nell'estate del 2021, ha chiuso le indagini indicando otto indagati per omicidio stradale fra i dipendenti del Comune di Roma e altri della ditta affidataria dei lavori.

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