Da domani lunedì 26 aprile, gli studenti romani torneranno a scuola in presenza da un minimo del 70% a un massimo del 100%, con il ritorno in zona gialla, così come previsto dal nuovo decreto del governo Draghi. Una scelta che preoccupa molti presidi romani, che nei giorni scorsi si sono messi a lavoro per il ritorno in classe dei loro alunni, tra orari scaglionati e l'essere costretti a fare i conti con spazi inadeguati, classi troppo numerose per spazi troppo angusti dove è spesso impossibile mantenere il distanziamento prescritto.

Cristina Costarelli è la dirigente scolastica del liceo scientifico Newton a due passi da piazza Vittorio, e ci racconta le sue preoccupazioni: "Certo scendendo dalla fascia 100 per tutti, alla fascia 100-70, il Governo ci ha reso possibile cercare delle soluzioni e sicuramente noi una soluzione la troveremo per rispondere a questa richiesta". La preside spiega come nel suo istituto la scelta è stata di non applicare la presenza del 70% a una singola classe, ma al complesso della popolazione scolastica, scegliendo ad esempio di far vivere in presenza queste ultime settimane di scuole a chi sta facendo l'ultimo anno e dovrà sostenere l'esame di maturità. "L'innalzamento della quota in presenza degli studenti dal 50 al 70% non porta un grande valore aggiunto, si tratta di avere per ogni classe circa tre alunni in più a rotazione. Allora noi ci chiediamo, mettere in moto tutto questo meccanismo a poche settimane dalla fine della scuola ha davvero senso? La nostra risposta è che un senso non ce l'ha. La scuola ha bisogno di serenità per lavorare e riversare sulla scuola queste continue richieste di rimodulazione, di cambiamento, non aiuta a stare sereni", conclude Costarelli.

"C'è un grande spirito di flessibilità organizzativa, con l'alternanza tra scuola in presenza e didattica a distanza al 100%, siamo allenati", spiega con una punta di rassegnazione Maria Rosaria Autiero, preside del Liceo Amaldi di Torre Angela alla periferia Est della capitale. "Eravamo arrivati a un equilibrio con il ritorno in presenza, non credo ci fosse tutta questa necessità in questo momento di costringere gli istituti a rimettersi a lavoro per riorganizzarsi", sottolinea. Ma il nodo che più preoccupa è quello dei trasporti, con il timore che non basteranno gli ingressi scaglionati per evitare assembramenti pericolosi su bus e metro: "Solo nella sede centrale abbiamo 58 classi, vuol dire al 100% in presenza oltre 1300 alunni più i docenti e il personale. È una piccola città che si muove tutti i giorni prendendo soprattutto i mezzi di trasporto pubblici".