È stato bloccato per le strade di Samanà, una città della Repubblica Dominicana, mentre camminava con un bambino di otto anni. Luciano Scibilia, ex bidello di Viterbo, uno dei 19 sex offender più ricercati a livello internazionale, è stato arrestato nei giorni scorsi dopo anni da latitante. Riportato in Italia, deve scontare una pena di oltre cinque anni di carcere per violenza sessuale. Si fingeva pranoterapeuta, e con la scusa di applicare unguenti alle ragazzine ‘per farle diventare bellissime' le toccava in modo inappropriato, abusando di loro. Le violenze sono andate avanti per anni, e venivano sistematicamente praticate sulla figlia della sua allora convivente a Roma e anche sulle sue amiche. Violenze che sono finite solo quando una ragazzina si è confidata con un'assistente sociale, raccontandole di quell'uomo anziano che le violentava con la scusa di effettuare sedute di pranoterapia. Nel 2008 scatta l'arresto effettuato dalla Squadra Mobile di Viterbo, poi la condanna diventa definitiva. Ma come tanti altri prima di lui, Luciano Scibilia ha deciso di darsi alla fuga: e farlo in uno dei paesi caraibici come un pensionato in pensione.

Preso Luciano Scibilia, uno dei pedofili più ricercati al mondo

Al momento del fermo da parte dell'Interpol locale i vicini di casa di Scibilia hanno cercato di difenderlo e non farlo portare via dalle forze dell'ordine. L'uomo viveva da tempo lì con la nuova compagna e le figlie di lei, ed era conosciuto da tutti i residenti, che non sospettavano del suo passato da stupratore. Una volta messi a conoscenza dei fatti si sono messi da parte e non hanno più intralciato le forze dell'ordine. Il pedofilo era invece anche segnalato sul sito eumostwanted.eu, Most Wanted Fugitives, e da ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams – Rete Europea delle Unità di Ricerche Attive Latitanti. A tradirlo, dopo anni di latitanza, il suo profilo Facebook, che aggiornava costantemente. E una delle sue vittime, vedendo che continuava a pubblicare post e foto nonostante la condanna per violenza sessuale, si è rivolta agli inquirenti per denunciarlo. Ed è stato proprio tramite i social che gli agenti della Polizia di Stato del commissariato Tuscolano sono riusciti a rintracciarlo e scoprire che stava vivendo tranquillamente a Samanà. Nelle indagini i poliziotti hanno scoperto che l'uomo percepiva anche una pensione riscossa da una complice a Roma, la quale poi girava i soldi sul conto corrente del latitante. La donna è ora indagata per favoreggiamento.