Virginia Raggi contro Geco, il writer denunciato ieri mattina dagli agenti di Polizia Locale di Roma Capitale. La sindaca ha annunciato l'identificazione del 30enne con un lungo post su Facebook: "Era considerato imprendibile, ma ora Geco è stato identificato e denunciato. Ha imbrattato centinaia di muri e palazzi a Roma e in altre città europee, che vanno ripuliti con i soldi dei cittadini. Una storia non più tollerabile". Una descrizione, quella che dà la prima cittadina, che sembra più adatta ad annunciare la cattura di un pericoloso criminale che di un writer le cui firme sono conosciute in diversi paesi d'Europa. Il giovane è stato identificato dopo un anno di indagini, appostamenti, interventi incrociati con la polizia portoghese. Uno sforzo d'intelligence notevole per catturare il writer noto per apporre la sua firma a caratteri cubitali su edifici spesso abbandonati.

Foto da Instagram
in foto: Foto da Instagram

Raggi è fan di Banksy ma tratta Geco come un criminale

Geco non è esattamente Banksy e su questo non c'è molto da dire. Banksy realizza opere di denuncia sociale sui muri in diverse parti del mondo, Geco ripete soprattutto la sua firma in posti apparentemente irraggiungibili e inaccessibili con alcune varianti (tra cui quello più famoso, realizzato a Roma in via Magna Grecia, ‘Geco ti mette le ali‘). Eppure anche Banksy non agisce chiedendo permessi, la sua identità non è nota e le sue opere non vengono annunciate. I suoi disegni sono spettacolari e di denuncia sociale? Si, ma cosa c'è di diverso nella sostanza da quello che fa Geco? Anche Banksy è stato denunciato dalle polizie di tutto il mondo e di sicuro il governo israeliano non è stato contento dei disegni realizzati dall'artista sulla Striscia di Gaza. Eppure la sindaca, nonostante anche Banksy ‘sporchi' i muri, è una sua ammiratrice: tra i 27 profili che segue su Instagram, uno è quello dell'artista, come sottolineato da Ravidememe in un post proprio su Instagram.

La guerra di Virginia Raggi contro i writer

Che la sindaca di Roma avesse il pallino del cosiddetto ‘decoro urbano' non è una novità. Eppure l'enfasi che Raggi ha usato per annunciare l'identificazione di Geco appare assolutamente fuori luogo, con l'esibizione dei trofei sequestrati durante la perquisizione come se si trattasse di armi e droga e non di sticker e bombolette. Ma Geco non è un pericoloso criminale, non è un mafioso, non è un narcos. Geco è un ragazzo di trent'anni che fa i graffiti.

Un giubilo totalmente fuori luogo e decontestualizzato rispetto ai problemi di una città come Roma, che ‘vanta' un'assoluta insufficienza del trasporto pubblico e della gestione dei rifiuti (non proprio due temi irrilevanti). C'è da dire che bisognava capirlo già da quando aveva commissionato al fumettista Marione la stesura di fumetti destinati alle scuole contro il ‘degrado'. Dove Raggi è stata rappresentata come una vigilessa dai super poteri che punisce un writer ghignante tatuato in faccia adornato da un catenone col simbolo del dollaro. Un'immagine giusto un po' caricaturale dei giovani di Roma.