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Elezioni regionali Lazio 2023
16 Novembre 2022
16:47

Di Cola (Cgil): “Siamo arrabbiati, stagione Zingaretti archiviata in fretta e furia senza un progetto”

Natale Di Cola segretario della Cgil di Roma e del Lazio interviene sul dibattito delle elezioni regionali. “Siamo arrabbiati con i partiti, c’era un percorso e degli impegni da portare avanti, insieme mentre si parla solo di nomi”
A cura di Valerio Renzi
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Altro che riscatto dopo la debacle delle elezioni del 25 settembre: le opposizioni di centro sinistra nel Lazio, archiviata l'epoca Zingaretti, si preparano ad andare divise nel Lazio. Un campo largo balcanizzato e che vedrà almeno due candidati: da una parte quello di PD e Terzo Polo, dall'altra quello del centrosinistra, mentre la sinistra rosso verde ancora deve decidere se procedere con una corsa solitaria o sostenere Alessio D'Amato in uno schema di alleanza che appare al momento molto schiacciato su Calenda. Un quadro di cui abbiamo parlato con Natale Di Cola, segretario della Cgil di Roma e del Lazio, che non si tira indietro dal dare giudizi anche duri.

Cosa pensate del dibattito in corso tra le forze politiche di centrosinistra verso le prossime elezioni regionali?

Siamo molto arrabbiati, non lo nascondiamo. La Regione Lazio si troverà a gestire 16,6 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Parliamo della nuova programmazione europea e del PNRR prima di tutto, una cifra che la giunta Zingaretti non ha mai avuto neanche lontanamente a disposizione e che è pianificata – in particolare i soldi della programmazione europea – con un’impostazione politica evidente volta alla riconversione ecologica, allo sviluppo sostenibile e alla riduzione delle disuguaglianze. Un’impostazione che ora rischia di essere smontata pezzo per pezzo.

Cosa non ha funzionato?

Alla fine di un ciclo serviva un bilancio serio per guardare avanti. Dal punto di vista del sindacato dialogando ma anche scontrandoci con l'amministrazione uscente abbiamo ottenuto risultati importanti, ma continuiamo a criticare le cose su cui non siamo d'accordo e su cui abbiamo le nostre proposte. Ma con chi ne discutiamo? Chiusa in fretta e feria l'esperienza di Zingaretti nessuno ci ha più interpellato. viene cancellato il lavoro fatto e si discute solo di nomi. Per un sindacato di programma come è la Cgil questo è inaccettabile. Discutere di nomi senza avere un progetto è l’antitesi della politica. Si sta minando la possibilità di proseguire quel percorso che, con tutti i suoi limiti, era dal nostro punto di vista importante.

Eppure ci sarebbe stato il tempo di fare questa discussione. Cosa è successo?

Certo che ci sarebbe stato il tempo, il mandato dell'attuale governo della Regione Lazio è arrivato naturalmente a scadenza non è stata una sorpresa. Non ci sfugge di certo che queste elezioni arrivano dopo la pesante sconfitta del 25 settembre e nel bel mezzo di una profonda crisi del Partito Democratico, ma vogliamo far notare anche che l'ultima stagione di governo di Zingaretti teneva insieme tre elementi che per noi è un patrimonio che si trovino uniti:un protagonismo dei movimenti civici, i partiti della sinistra e il Movimento 5 Stelle, che va per noi è inserito nel campo progressista.

Una stagione che ha visto il sindacato vincere battaglie importanti…

Sì, e anche per questo siamo arrabbiati: di strada da fare ce n'è ancora tanta, a partire dalle due grandi questioni del nostro tempo: le disuguaglianze sociali e la transizione energetica. Cito alcuni risultati arrivati negli ultimi due anni ma frutto di un lungo percorso, che per la Cgil e il sindacato confederale non sono fatti secondari: la legge sugli appalti, che è una legge avanzata che tutela il lavoro povera ed evita fenomeni di dumping al ribasso a danno di chi lavora indirettamente per il settore pubblico; la legge sulla sicurezza sul lavoro; la legge sull’invecchiamento attivo; il piano rifiuti;  il cambiamento assoluto delle politiche energetiche, dove siamo passati dal progetto del turbo gas a Civitavecchia a immaginare il primo vero impianto eolico off shore del Mediterraneo, una battaglia dei movimenti ambientalisti, del territorio e anche del sindacato.

Il termovalorizzatore di Roma, a cui voi siete contrari, è davvero un ostacolo insormontabile?

Con coerenza ci siamo battuti e ci continuiamo a battere contro il termovalorizzatore, perché siamo convinti che sia incompatibile con il modello di società e di sviluppo che vogliamo anche nel Lazio e a Roma. Abbiamo presentato delle proposte serie anche assieme a Legambiente. Ma è un tema che va trattato per quello che è: una scelta del sindaco Roberto Gualtieri nel suo ruolo di commissario. In tutti i luoghi pertinenti abbiamo avanzato i nostri rilievi e continueremo la nostra battaglia. Rimane un fatto: il piano rifiuti regionale non prevede nuovi termovalorizzatori e noi questo documento come sindacato lo abbiamo condiviso. C’è un’incongruenza? È ovvio, ma avrei preferito le forze politiche della maggioranza uscente discutere delle cose che deve e può fare la regione, le cose di cui hanno competenza diretta per il futuro. Ad esempio: le strutture del Pnrr si aprono solo con personale pubblico o si fanno gli appalti? Sono contro o a favore l’autonomia differenziata? Perché questo ad esempio per la Cgil è un tema dirimente.

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