“Compro solo Porsche e Ferrari”, ma dichiarava un reddito da povero: sequestro da 9 milioni al re delle auto

"Porsche e Ferrari, non compro altri marchi, capisci? Ho preso un Carrera 4 S Cabrio, un Gts". A parlare così, intercettato al telefono con un altro imprenditore di Latina, è Alessandro Agresti, classe ’86, nato a Torre del Greco ma naturalizzato da tempo nella pianura pontina, dove gestisce società immobiliari e concessionarie di auto di lusso, le così dette ‘super car'. Nulla di male, se non fosse che l’uomo, già condannato nel 2012 in maniera definitiva per un’estorsione a due donne, e che annovera nel suo curriculum altre denunce per truffe e riciclaggio, presenta, secondo la procura, "una traiettoria criminale ascendente volta ad occultare, tramite lo schema dell’interposizione fittizia di beni e società, il patrimonio illecito dallo stesso accumulato negli anni".
Questo scrive di Alessandro Agresti la giudice per le indagini preliminari di Latina, Barbara Cortegiano, che su richiesta del sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, ha messo sotto chiave il suo patrimonio per un valore di 9 milioni di euro. Andiamo con ordine.
Ieri, i carabinieri del nucleo investigativo di Latina hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro nei confronti di 4 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio. Oltre ad Alessandro Agresti, sono indagati nello stesso procedimento la moglie, Mery Teresina De Paolis, e il padre dell’uomo Maurizio Agresti, accusati di essere le teste di legno insieme anche a un altro indagato a cui erano intestati altri beni divenuti oggetto di sequestro, Cristiano Di Nuzzo.
Redditi spariti
Secondo gli investigatori, l’incrocio sistematico dei dati bancari, reddituali e catastali degli indagati, ha fatto emergere "un quadro patrimoniale fortemente sospetto e incongruente dal quale emergono disponibilità economiche e investimenti del tutto incompatibili con i redditi ufficialmente dichiarati". Non soltanto. Si legge, nelle diciotto pagine del decreto di sequestro: "Le risorse reddituali formalmente dichiarate dagli indagati, in particolare da Alessandro Agresti, sono risultate insufficienti per l'acquisto di beni nella loro disponibilità".
A queste conclusioni i carabinieri sono arrivati confrontando i redditi dichiarati dall’uomo tra il 2011 al 2023, un arco di tempo durante il quale è emerso che “il re delle auto di lusso” era entrato in possesso di beni immobili ed immobili di lusso, mentre le entrate ufficiali risultavano appena sufficienti a coprire le spese di sussistenza, "determinando, anno dopo anno, un saldo negativo crescente". Il sequestro dei beni, dunque, per un valore di 9 milioni di euro, tra immobili, società e auto di lusso, queste ultime circa 100, e dei conti correnti, si è reso necessario – secondo chi indaga – "tenuto conto che l’intestazione fittizia delle società consentirebbe l’occultamento di beni, con contestuale loro sottrazione a possibili misure reali in favore dello Stato". Non solo. Le operazioni di autoriciclaggio mediante il reinvestimento di provenienza illecita – è la convinzione dei detective – "potrebbero continuare a falsare la concorrenza nel mercato, con chiara lesione anche dell’economia locale".
Ma al di là degli aspetti penali della vicenda, la maniera di fare affari da parte di Alessandro Agresti emerge da un’altra intercettazione con lo stesso imprenditore suo amico, conversazione in cui quest’ultimo, a proposito dell’acquisto di una Porsche, gli chiede: "A quanto te lo sei ripreso il Gts?". E il re delle auto risponde: "A 175.000, è vero che prima l’avevo venduta a 150000, ma ora gli ho dato una permuta e sono tutti assegni, quindi, che l’ho pagato 25.000 euro in più, sì, ma gli ho dato tutti assegni a babbo morto…".
I precedenti
Apparentemente, si legge nelle carte, la struttura organizzativa delle società non presenta alcuna logica imprenditoriale lecita, né risulta dettata da esigenze operative reali, ma è invece del tutto coerente con "la finalità illecita di schermare i propri redditi e patrimoni illeciti, al fine di sottrarsi ad eventuali e future misure ablative"; come il sequestro preventivo avvenuto ieri, appunto, quando i carabinieri hanno messo i sigilli al negozio di vendita d’auto “Vip Motors” in Via Mameli, a Latina, alle società di vendita autoveicoli CGSrl, Luxury Srl, Luxury Multibrand Srl, e alle immobiliari: Lady M Real Estate, Agresti Invest Srl, Agresti Management & Consulting Srl.
Già in passato Agresti e i suoi familiari erano stati coinvolti (ma poi assolti) nell’indagine della squadra mobile di Latina “Crazy Cars”; all’epoca le accuse contestate a vario titolo, e poi archiviate, furono quelle di estorsione aggravata, ricettazione e trasferimento fraudolento di valori. Lo stesso Alessandro Agresti aveva subito nel 2022 un sequestro di due milioni di euro, poi annullato dalla procura di Roma.