Ad aprile, quando si cominciava a discutere su come affrontare la Fase 2 dell'emergenza coronavirus, Roma Capitale ha annunciato un piano da 150 chilometri di piste ciclabili. L'intenzione era quella ampliare la rete per permettere ai romani di utilizzare mezzi alternativi all'automobile, ai bus e alle metropolitane. Alcune piste sono state realizzate in estate, altre come quella di via Gregorio VII e quella del lungotevere Flaminio sono state ultimate solo in autunno e sono state criticate da moltissimi cittadini. Alcuni, per esempio, hanno deciso di aprire un gruppo Facebook il cui nome non ha bisogno di spiegazioni: "No alla ciclabile di via Gregorio VII". Per loro la pista è pericolosa, rallenta il traffico, toglie parcheggi ai residenti e restringe pericolosamente la carreggiata. Per ultimo, non sembra essere molto trafficata. Per quanto riguarda quella del Lungotevere Flaminio, i residenti lamentano come essa sia stata in parte realizzata al centro del marciapiede pedonale, togliendo così ogni spazio per camminare ai pedoni. Abbiamo chiesto un parere al consigliere Enrico Stefàno, Movimento 5 Stelle, presidente della commissione Mobilità in Campidoglio:

"Qualsiasi infrastruttura necessita di tempo per andare a pieno regime e in questo senso faccio sempre l'esempio della Metro B1, che impiegò sei mesi per andare a pieno regime dopo l'inaugurazione. In generale la bicicletta è un veicolo e come tale ha il diritto di poter utilizzare una parte dello spazio di quella che è la viabilità principale. Perché se mi sposto con l'automobile e con l'autobus  e percorro via Gregorio VII perché è la strada più immediata o quella dove ho la maggior parte dei negozi, le scuole e così via, è giusto che io possa fare questo anche con la bicicletta. Questo riduce un po' gli spazi per le automobili, ma come in tutte le transizioni, come in tutti i cambi di abitudine, all'inizio può comportare un po' di sacrificio. Tutto ciò fermo restando che nella stragrande maggioranza dei casi lo spazio che si va a togliere alle automobili è quello che impropriamente era occupato prima dalle macchine in doppia fila. Però, ripeto, la bicicletta è uno dei mezzi di spostamento più efficaci in ambito urbano. Non sto dicendo che tutti debbano spostarsi in bici, ci mancherebbe, ma chi vuole farlo, e sono sempre più persone, deve essere messo in condizioni di farlo in massima sicurezza".

Non era il caso, dal momento che queste ultime due piste sono state completate in autunno, di aspettare un po' ed elaborare meglio i progetti per rendere le piste definitive e non transitorie? 

"Distinguendo i due progetti, Gregorio VII è molto vicina a quella che sarà poi definitivamente la ciclabile. Discorso diverso per quanto riguarda il lungotevere, dove forse abbiamo fatto qualche errore, e lo abbiamo ammesso negli ultimi giorni, perché la ciclabile sul marciapiede non è proprio una grande soluzione e infatti stiamo già valutando una pista in quel tratto, in un futuro non troppo lontano, che vada su strada.  Tra l'altro in quella zona la carreggiata è enorme. Un altro aspetto da sottolineare è che quando le ciclabili riducono un po' lo spazio per le automobili, questo significa anche ridurre la velocità delle automobili e sappiamo bene quanti incidenti con morti e feriti si verificano sulle nostre strade ogni anno proprio a causa dell'eccesso di velocità.