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Chi è Rina Bussone, testimone chiave nell’omicidio di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik

Stasera a Belve Crime parla Rina Bussone, la testimone del processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, narco-ultrà e leader della curva Nord della Lazio.
A cura di Roberto Abela
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Foto Stefania Casellato
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Questa sera ritorna Belve, con uno speciale interamente dedicato alla cronaca nera: per la prima volta davanti alle telecamere parla Rina Bussone, testimone chiave del processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, narco-ultrà e leader della curva Nord della Lazio.

È salita alle cronache come la compagna di Raul Esteban Calderon, l'argentino imputato come esecutore materiale dell'assassino. Ma oggi è una collaboratrice di giustizia, che ha fornito dettagli preziosi agli investigatori riguardo le dinamiche della malavita romana e i movimenti dell'ex partner. Partner che nel 2025 è stato condannato all'ergastolo in primo grado per quell'esecuzione in odore di mafia. La donna, che prima del pentimento era attivamente inserita nel circuito criminale della Capitale, davanti ai giudici della Corte d'Assise ha fornito dettagli precisi, in grado di orientare le indagini: il mandante dell'omicidio di Piscitelli sarebbe Leandro Bennato, detto il Biondo, considerato uno dei pupilli di Michele Senese.

Foto Stefania Casellato
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Rina Bussone, compagna dell'assassino di Diabolik

Calderon, all'anagrafe Gustavo Alejandro Musumeci, è ritenuto l'esecutore materiale dell'uccisione di Fabrizio Piscitelli, legato al mondo del tifo organizzato della Lazio e al narcotraffico con il soprannome di Diabolik. Il 7 agosto del 2019, Piscitelli viene giustiziato con un proiettile alla nuca mentre siede su una panchina del Parco degli Acquedotti a Roma, in zona Cinecittà.

Per anni il presunto killer ha una relazione amorosa con Bussone, che non è estranea a certe dinamiche: sarà lei stessa a confessare agli inquirenti di aver partecipato nello stesso anno a una rapina in una gioielleria in zona Casilina, insieme con il compagno. Durante quel colpo, i due sottrassero al titolare una pistola calibro 9×21. Un dettaglio importante, come vedremo più avanti. La specialità di Calderon sono proprio le rapine a mano armata, ma qualcosa sta per cambiare.

Il pentimento dopo l'omicidio per mano del partner

Bussone riferirà di aver appreso dal telegiornale la notizia dell'omicidio Piscitelli e che ha "subito un presentimento". Va a controllare le "bambine", come chiama le sue pistole, ma sono scomparse. Quando chiede spiegazioni a Calderon, il compagno la porta in camera da letto e confessa: "Ho ammazzato Diabolik". Bussone chiede se ha usato una pistola calibro 7×65. Lui precisa: "No, con la 9×21". La stessa sottratta qualche mese prima al gioielliere nella rapina nel Casilino.

Da lì in poi Bussone non si riconosce più in una vita passata tra crimini e in un amore da lei stesso definito "malato". Per questo decide di tagliare i ponti e denunciare tutto, fornendo alla Procura i pezzi mancanti per risolvere uno degli omicidi più eclatanti della storia recente di Roma. Punta il dito contro Leandro Bennato. Racconta che il Biondo ha pagato a Calderon 100mila euro in contanti più uno stipendio di 4mila euro al mese, per eliminare Diabolik. Il movente? Piscitelli, suo rivale nella piazza di spaccio romana, stava diffondendo negli ambienti criminali la voce che Bennato fosse un infame, un confidente delle forze dell'ordine.

Foto Stefania Casellato
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"Piscitelli stava spargendo la voce che Bennato fosse un infame"

Stando alle dichiarazioni della donna, l'esecuzione è pianificata da tempo. Riferisce che, circa un anno prima dell'agguato, il suo compagno è ai domiciliari e che il pupillo dei Senese è andato a trovarli, chiedendo esplicitamente a Raul di uccidere Diabolik. Le si oppone: "Io non sono d'accordo, noi facciamo le rapine".

Intanto le indagini proseguono. Quando le viene mostrato il video delle telecamere di sorveglianza che riprendevano l'assassinio al Parco degli Acquedotti, lei non ha dubbi e riconosce senza alcuna esitazione il suo ex compagno: ne identifica la postura, la maglietta, i pantaloncini e aggiunge che Calderon conosceva perfettamente le vie di fuga di quel parco, perché spesso ci andavano a correre insieme.

La vita sotto il programma di protezione testimoni e la paura di morire

Oggi Bussone è inserita nel programma di protezione testimoni dello Stato. Trasferita in una località segreta, non è libera di contattare chi vuole: non può usare i social e non può chiamare vecchi amici o parenti non inclusi nel programma. Ogni sua mossa o necessità deve essere preventivamente approvata e gestita dalle forze dell'ordine che si occupano di lei. In questo contesto si inserisce anche la gestione della figlia avuta con Calderon: vivere sotto protezione implica gestire questi legami in totale isolamento dal mondo precedente.

Come riportato nell'anticipazione della puntata di questa sera di Belve Crime, sul finale Bussone affermerà che “con questi personaggi tu puoi prendere tutte le precauzioni che vuoi, ma se decidono che quel giorno devi morire, muori. Quindi non vivo nella paura perché so che può succedere, ma comunque me l’aspetto. Non abbasso mai la guardia”.

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