La Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Acea Ato2 e conferma il blocco dei prelievi dal Lago di Bracciano. La società si era infatti rivolta ai giudici appellandosi contro la sentenza emessa dal Tribunale delle Acque, che prevedeva di fatto lo stop alle captazioni dal bacino sabatino, il cui ecosistema a causa dell'abbassamento repentino del livello dell'acqua, iniziato cinque anni fa risulta a rischio. Secondo i giudici infatti, la concessione di cui ha il possesso Acea per rifornire l'acquedotto di Roma, può subire variazioni per ragioni di interesse pubblico di rilevo primario, che il limite indicato dei 161,90, metri sul livello del mare, oltre il quale le captazioni dovevano essere bloccate da un sistema automatico, è vincolante. I rappresentanti del Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano il prossimo 27 aprile saranno in aula al Tribunale di Civitavecchia in sede di richiesta di rinvio a giudizio dei vertici di Acea Ato 2 per disastro ambientale.

La sentenza della Cassazione respinge il ricorso Acea

“Le sezioni Unite – si legge in sentenza – hanno avuto occasione di osservare che in presenza di preminenti interessi pubblici, quali quelli di carattere ecologico ed ambientale, è ammessa anche la revoca di una concessione di derivazione di acque pubbliche”. La Suprema corte definisce “un improprio tentativo di sovvertire l’accertamento di fatto compiuto dal Tribunale Superiore che ha verificato che il progetto del 1984 è l’unico approvato, che il limite massimo già accertato di 161,90 metri sul livello del mare, già accertato in sede di istruttoria sulla domanda di concessione di derivazione, è legato a criteri di tutela dell’ecositema”.

Vittoria per il Lago di Bracciano

La sentenza è una vittoria per il Lago di Bracciano, per i residenti e le istituzioni che in questi anni si sono battuti per la sua salvaguardia, uniti in un fronte comune. "Nell’esprimere la nostra soddisfazione come Comitato non possiamo non mettere in evidenza il ruolo giocato dal Comune di Roma che in questa battaglia anziché schierarsi con le popolazioni del lago di Bracciano ha preferito sposare – probabilmente perché ne detiene il 51% delle azioni – una multinazionale che non si è fatta scrupolo di sfruttare oltremisura il bene naturale che le è stato affidato senza mettere in campo nessuna attività di programmazione".

La crisi idrica del Lago di Bracciano

La crisi idrica del Lago di Bracciano è iniziata nell'autunno di cinque anni fa, con l'abbassamento del livello dell'acqua registrato dalle aste idrometriche poste lungo i pontili di Bracciano e Trevignano Romano, con ripercussioni sullo stato di salute dell'ecosistema. Ad accogliere la richiesta di aiuto dei Comuni è stata la Regione Lazio, il presidente Nicola Zingaretti ha emesso un'ordinanza per imporre ad Acea lo stop dei prelievi, almeno finché il lago non fosse tornato ai suoi livelli naturali, ossia al valore dello zero idrometrico, fissato a 163,04 metri sul livello del mare. Il 1 settembre del 2019 il Tribunale delle Acque ha respinto il ricorso presentato da Acea Ato2 imposto dalla Regione, dichiarandolo infondato e non potrà prelevare più, almeno finoa a quando il lago non rientrerà nei livelli previsti.