Carte clonate e falsi annunci di case vacanze tra Anzio e Nettuno: truffe per 575mila euro

Oltre 1.600 truffe con carte di credito clonate e finti annunci di case vacanze, per un giro d’affari illecito di circa 575mila euro. È quanto messo a segno da un gruppo criminale attivo tra il 2022 e il 2025 tra Anzio e Nettuno, responsabile di un articolato sistema di frodi con ricadute sui consumatori e sul mercato turistico locale. Ieri lunedì 25 maggio i membri dell'organizzazione sono stati interessati da 17 misure cautelari, eseguite dai finanzieri della Compagnia di Nettuno nei confronti di altrettanti indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa e autoriciclaggio.
A coordinare le indagini è stata la procura di Velletri. Le ordinanze emesse dal giudice per le indagini preliminari hanno disposto la custodia cautelare in carcere per tre persone. Due indiziati sono finiti ai domiciliari, mentre sei persone sono state sottoposte all'obbligo di dimora. Ad altri sei è stato notificato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Oltre agli arresti, sono state effettuate numerose perquisizioni in diverse abitazioni.
Le truffe informatiche e gli annunci falsi
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sodalizio criminale operava su due fronti paralleli. Il primo era quello delle truffe informatiche, che avevano come obiettivo la clonazione di carte di credito: una volta duplicate, i presunti criminali le avrebbero ripulite spostando il denaro verso conti in apparenza legati ad attività nel settore turistico, grazie all'utilizzo di 43 pos diversi. Gli apparati formalmente erano intestati a 29 strutture ricettive, risultate inesistenti in seguito alle indagini.
Il secondo livello sui cui venivano operate le frodi era quello rivolto direttamente ai consumatori. Annunci per case vacanze mai esistite venivano pubblicizzati su diverse piattaforme social. Le vittime venivano attirate da offerte apparentemente molto vantaggiose, ma una volta versate le caparre o saldato il prezzo definitivo i finti proprietari sparivano. I pagamenti venivano richiesti tramite bonifici e ricariche PostePay.
La rete di prestanome per ripulire il denaro
I proventi dell'organizzazione, stimati intorno ai 575mila euro, venivano ripuliti grazia a una fitta rete di 15 prestanome, intestatari di 38 conti correnti diversi. Rapporti bancari che servivano a rendere più difficile il tracciamento del denaro: dopo diversi passaggi i soldi venivano prelevati in contanti e reinvestiti nell'acquisto di beni di lusso, come veicoli e gioielli, anche all’estero.