Rivoluzione al liceo artistico Ripetta di Roma, dove gli studenti transgender possono scegliere il proprio nome. Ciò grazie al protocollo Alias, sottoscritto tra studenti, professori e dirigente scolastico, che sancisce il diritto per ogni ragazza e ragazzo, dai 14 ai 18 anni, di identificarsi nel genere che più sente proprio. Un documento già esistente e che ha trovato tutte le condizioni per essere approvato, grazie al tessuto sociale e al fermento culturale della storica scuola al Campo Marzio. Fanpage.it ha intervistato una studentessa che fa parte del collettivo del liceo, per capire cosa significhi per i coetanei questo cambiamento: "Abbiamo sempre avuto una vicinanza rispetto alla tematica transgender e li abbiamo sempre spalleggiati partecipando alle manifestazioni Lgbt. Il protocollo Alias è un'iniziativa accolta in maniera positiva da parte di tutti, che pensiamo non solo possa far sentire maggiormente a proprio agio gli studenti ma che allo stesso tempo aiuti anche i professori e tutto il personale scolastico a capire quale sia la maniera più corretta per approcciarsi a loro".

Chi può scegliere un nome diverso da quello anagrafico

Nel regolamento del protocollo si legge che: "L'attivazione della carriera Alias può essere richiesta dalla famiglia di un alunno minorenne o dall'alunno maggiorenne che dimostri di aver intrapreso un percorso psicologico e/o mediatico, teso ad eventuale rettificazione di attribuzione di sesso e desideri utilizzare un nome diverso da quello anagrafico". Dal punto di vista amministrativo ciò non pone problemi, perché nei documenti ufficiali resta indicato il nome dato alla nascita.

"Adesso si applichi a tutte le scuole"

La vicenda ha suscitato grande attenzione, anche perché gli istituti che applicano questo tipo di protocollo in Italia si contano sulle dita di una mano. "Pensiamo che sia un provvedimento assolutamente dovuto. Siamo molto contenti del protocollo, ma pensiamo che al Ripetta c'erano le condizioni per applicarlo, un liceo del centro, con un tessuto sociale che lo ha permesso, ma non è così in tutte le scuole, in cui ci sono anche realtà discriminatorie nei confronti degli studenti transessuali" spiega la studentessa. Adesso la speranza è "che venga messo in atto anche negli altri Istituti, per dare la possibilità a tutti di autodeterminarsi e di sentirsi liberi di esprimersi, in primo luogo in un ambiente come la scuola, che dovrebbe difendere e valorizzare con gli strumenti a disposizione ogni tipo di diversità".