"Si te volevi nasconde a Roma, ce stavano solo du posti: er Vaticano e er Quadraro". Era il 17 aprile 1944 quando alle porte della Capitale circa duemila persone tra i 15 e i 60 anni furono arrestate dalle truppe naziste con la complicità dei fascisti. Quel giorno è ricordato come il Rastrellamento del Quadraro, dal nome dell'omonimo quartiere dove gli occupanti entrarono in massa. Poco dopo l'arresto 947 persone furono deportate in Germania e destinata ai campi di concentramento. Fu il secondo rastrellamento a Roma, dopo quello del Ghetto del 16 ottobre del 1943, ad opera dalle truppe tedesche nel tentativo di smantellare uno dei presidi della Resistenza partigiana. Una ricorrenza ancora molto sentita dal quartiere e dalla città.

Nel 2013 un collettivo di giovani artisti "Quadrato aprile '44", ha realizzato un video appello per non dimenticare "l’estremo sacrificio degli abitanti del Quadraro durante l’occupazione nazi-fascista e le gesta eroiche della resistenza". Ogni anno l'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, organizza delle iniziative in collaborazione con altre associazioni e artisti per ricordare quella terribile testimonianza dell'occupazione nazista in Italia.

1000 uomini furono deportati nei campi di concentramento

Sono appena le 4 del mattino del 17 aprile del 1994. Tremila militari tedeschi, capeggiati dal colonnello Herbert Kappler, accerchiano il quartiere del Quadraro (zona che oggi fa parte del Municipio V di Roma). Ogni via d'accesso e d'uscita è bloccata. Inizia la cosiddetta Operazione Balena ( Unternehmen Walfisch). Gli abitanti del quartiere vengono improvvisamente tirati giù dai letti e le loro case perquisite. Nel corso della mattinata, circa 2000 uomini tra i 15 e i 60 anni vengono condotti come bestiame al cinema Quadraro per essere schedati. Passano diverse ore di attesa e paura. Poi i tedeschi trasferiscono il gruppo agli stabilimenti cinematografici di Cinecittà. Qui, solo i "validi", cioè quelli atti al lavoro coatto, vengono selezionati per i campi di concentramento. I non idonei sono scartati e arrestati. Sono poco meno di mille quelli che verranno deportati in Germania e Polonia come "Operai italiani volontari”. La maggior parte di loro non tornerà mai più al Quadraro.

Il Quadraro: il Nido di Vespe che faceva paura ai nazisti

Nelle parole dell'allora generale tedesco a Roma Friedrich Eitel Moellhausen sono spiegati molto chiaramente i motivi alla base del Rastrellamento: "Fu un'operazione diretta della polizia responsabile della sicurezza di Roma, la quale vedeva nel Quadraro il rifugio di tutti gli elementi contrari, degli informatori, dei partigiani, dei comunisti, di tutti coloro che essa combatteva". I tedeschi chiamavano quel quartiere alle porte della Capitale "nido di vespe", perché sotto di esso vi erano grotte e stretti corridoi che collegavano facilmente i vari quartieri della zona. Erano i nascondigli ideali per i partigiani e depositi invisibili di armi. Lì, molti membri della Resistenza, organizzavano le attività armate di sabotaggio. I tedeschi cercarono in tutti i modi di reprimere i sempre più frequenti atti di ribellione da parte della popolazione. Imposero addirittura il coprifuoco alle ore 16 nei quartieri di Quadraro, Torpignattara, Centocelle e Quarticciolo. Fu un tentativo inutile. Il 10 aprile del 1944, appena una settimana prima dal Rastrellamento, un gruppo di partigiani, capeggiati da Giuseppe Albano (soprannominato il "gobbo del Quarticciolo"), attaccò e uccise alcuni tedeschi in una trattoria di Cinecittà. Il gesto scatenò l'ira dei militari nazisti che, dietro la guida di Kappler, organizzò l'Operazione Balena.