Renzi: “Berlusconi e Di Maio giocano coi soldi del Monopoli sui redditi per i più poveri”

Da una parte Silvio Berlusconi che lancia l’ipotesi di un reddito di dignità per chi guadagna meno di mille euro al mese, dall’altra Di Maio e il Movimento 5 Stelle che propongono il reddito di cittadinanza. Il segretario del Pd Matteo Renzi questa mattina ha deciso di analizzare queste due proposte per capire quanto possano costare allo Stato e la risposta, secondo l’ex presidente del Consiglio, è semplice: i soldi per applicarle realmente non ci sono. “Berlusconi e Salvini – scrive Renzi su Twitter – dicono reddito di dignità, pensioni a mille euro, flat tax al 20%. Costo: 157 miliardi di euro. Grillo e Di Maio dicono reddito di cittadinanza (780 euro al mese per 9 milioni di persone). Costo totale: 84 miliardi. Come li coprono? Coi soldi del Monopoli?”.
Per Renzi si tratta, quindi, solamente di campagna elettorale, come lascia intuire dall’hashtag usato a chiusura del post. Il concetto era già stato espresso dallo stesso segretario del Pd in un’intervista a La Stampa: “Oggi ho fatto i calcoli delle ultime tre proposte elettorali di Berlusconi. Siamo già oltre 150 miliardi e la cosa folle è che non si scandalizzi nessun editorialista. Come le paga? Spunta un miliardario cinese all’improvviso come è successo per il Milan o alza le tasse? Noi del Pd non proporremo riforme mega-galattiche, non scriveremo un libro dei sogni: siamo coerenti e concreti”.
Renzi esclude anche la possibilità di un’intesa con Pietro Grasso e il suo Liberi e Uguali dopo il voto: “Non abbiamo niente contro Grasso, ma vedendo quanto sono accreditati nei sondaggi non mi pare l’ipotesi più realistica”. E torna sulle motivazioni che lo hanno spinto a decidere di candidarsi al Senato nonostante la sua volontà di eliminarlo con la riforma costituzionale: “Non è un contrappasso dantesco, ma la scelta responsabile di inchinarsi alla volontà popolare. Continuo a pensare che questo Paese avrebbe funzionato meglio con una sola Camera a dare la fiducia, ma ho perso quella battaglia. I cittadini hanno scelto di tenere vivo il Senato e adesso trovo doveroso sottopormi al voto degli italiani per entrare o meno in Senato. Anzi: ho letto che Salvini vuole sfidarmi dove mi candido io: lo aspetto nel collegio senatoriale di Firenze”.
Renzi rivendica di aver rimesso “in carreggiata” il Paese soprattutto attraverso le riforme in tre settori: “Lavoro, tasse e diritti”. “Ma – precisa il segretario del Pd – nessuna riforma di questa legislatura ha trasformato radicalmente il nostro Paese, sarebbe presuntuoso sostenere il contrario”. Le riforme più importanti del suo governo sono state quelle riguardanti il Jobs Act, l’Industria 4.0, le tasse con gli 80 euro, l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, le unioni civili, il dopo di noi e il fine vita, secondo Renzi.
Proprio sul lavoro si sofferma l’ex presidente del Consiglio: “Secondo Istat i lavoratori italiani erano 22 milioni nel 2014, sono 23 milioni oggi. Bene, un milione in più. Dobbiamo creare le condizioni per arrivare a 24 milioni, certo. Ma dobbiamo anche porci il problema di come migliorare la qualità di quel lavoro, non solo la quantità. E per farlo servono gli incentivi e gli sgravi certo, ma anche la certezza della giustizia o la semplicità della burocrazia. Una visione di insieme per i prossimi anni. Possiamo permetterci di parlare di futuro perché abbiamo fatto uscire l’Italia dalle sabbie mobili. Ma dire futuro non significa sparare promesse in libertà”, aggiunge riferendosi alle proposte di Berlusconi degli ultimi giorni.
Renzi risponde anche a una domanda sull’eventualità che dopo il voto ci sia uno stallo e possa tornare un governo a guida di Paolo Gentiloni: “Quello che accadrà il giorno dopo lo deciderà il presidente della Repubblica dopo aver visto i risultati e aver ascoltato le forze politiche. Nutro un rispetto non formale per le attribuzioni che la Costituzione ha dato al capo dello Stato. Spero in un governo guidato da un premier Pd non per spirito di corpo ma perché lo considero un fatto positivo per l’Italia. L’Italia è più sicura se guidata dal Pd: non è tempo di apprendisti stregoni che si qualificano come nuovi o del ritorno di chi ha fatto schizzare lo spread a livelli record. È tempo di solidità e di forza tranquilla”.