Umbria, trasporti a 70 euro l’anno per scuole medie e superiori: il modello che il governo dovrebbe seguire

A cura di Giulia Renda
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Da abbonamenti che arrivavano a costare 580 euro all’anno a un pass da 70 euro: “Umbria Vai” cambia il costo per gli studenti di scuole medie e superiori che utilizzano i mezzi pubblici. A Fanpage.it l’assessore regionale Fabio Barcaioli: “Il diritto allo studio è diritto alla mobilità, cioè universale e dovrebbe essere garantito dallo Stato”.

Settanta euro per un anno intero di servizio pubblico di mobilità. Per uno studente che ogni giorno deve prendere autobus e altri mezzi pubblici per andare a scuola o all’università, la differenza può essere enorme. Soprattutto se fino a poco tempo fa, per alcune tratte, l’abbonamento arrivava a costare anche 330, 400, 500 euro o più.

È da qui che parte Umbria Vai, la misura con cui la Regione Umbria ha esteso per la prima volta anche agli studenti delle scuole medie e superiori l’abbonamento agevolato al trasporto pubblico. Per gli studenti delle scuole secondarie l’agevolazione riguarda chi ha un ISEE fino a 30mila euro; gli universitari possono invece accedere al pass senza limite ISEE, come già avveniva con la precedente misura.

L’idea, in sostanza, è semplice: con 70 euro si può utilizzare per un anno il trasporto pubblico incluso nell’abbonamento. Ma dietro quei 70 euro c’è molto più di uno sconto. Perché qui si parla di mobilità, ma anche di diritto allo studio. Se per arrivare a scuola devi spendere centinaia di euro l’anno, soprattutto se vivi lontano dai centri principali, quella spesa diventa parte del costo stesso della tua istruzione.

L'iniziativa per il trasporto pubblico in Umbria

Ed è proprio su questo punto che insiste l’assessore regionale Fabio Barcaioli, a Fanpage racconta di essere partito da una disparità che in Umbria esisteva da tempo, da una parte gli universitari, dall’altra gli studenti delle scuole superiori.“Gli studenti universitari pagavano 60 euro l’anno per spostarsi in tutta la regione, mentre uno studente delle secondarie pagava dai 330 fino ai 580 euro nelle aree interne”. Un esempio, dice Barcaioli, è quello di uno studente di Cascia che per andare alle superiori a Spoleto arrivava a spendere 580 euro l’anno. “Questa differenza che c’era tra gli studenti universitari e gli studenti delle scuole secondarie a noi sembrava un’eresia”.

Da lì è partita la trattativa per allargare il sistema di agevolazione anche agli studenti più giovani. Un passaggio che, però, non era affatto scontato, anche per una questione di costi.
Secondo l’assessore, per estendere la misura alle altre categorie scolastiche la Regione ha dovuto mettere in campo circa 10,5 milioni di euro, individuati attraverso il Fondo Sociale Europeo. L’obiettivo, spiega Barcaioli, non era quello di creare l’ennesimo bonus da chiedere e poi farsi rimborsare. “Perché invece di fare i bonus alle famiglie, come i bonus scuola, dove le famiglie sono costrette ad anticipare il costo del servizio, non ci permettete di dare i soldi direttamente a chi eroga il servizio, evitando l’anticipazione del denaro alle famiglie?”

Una scelta che cambia anche il modo in cui viene percepita la misura, non più semplicemente un aiuto economico, ma un intervento diretto sul trasporto pubblico. Infatti, per Barcaioli, Umbria Vai non è soltanto una questione sociale.È anche un’iniziativa ambientale culturale, per il trasporto pubblico, per la mobilità alternativa”.

I primi numeri, almeno per ora, sembrano raccontare una domanda importante, 1.400 abbonamenti acquistati soltanto nella prima mattina, famiglie che si sono messe in fila per riuscire a fare l’abbonamento e genitori che, con due figli alle superiori, possono arrivare a risparmiare centinaia di euro, afferma l’assessore. “Abbiamo famiglie che mi hanno scritto di avere due figli alle superiori, queste pagavano 470 euro ad abbonamento, ad oggi risparmiano fino ad 800 euro”. In un periodo in cui per una famiglia significa anche fare i conti con libri, cancelleria e tutte le altre spese legate alla scuola, il risparmio diventa tutt’altro che simbolico. “Le famiglie in questo periodo sono davanti al caro libri, a tutto il costo della cancelleria e quindi sono davanti a una spesa enorme per mandare i figli a scuola”.

Il punto di vista degli studenti

Che l’abbonamento al trasporto pubblico possa incidere concretamente sul diritto allo studio lo conferma anche Nicoletta Schembari, coordinatrice di UDU Perugia, che il pass per gli universitari lo vive da anni come una delle richieste centrali del sindacato studentesco. “Il pass TPL universitario esiste da quattro anni e viene utilizzato moltissimo, ad oggi quasi uno studente su due in università lo ha attivato”.

Per questo, insieme alla Rete degli studenti medi, l’UDU chiede da tempo l’estensione dell’agevolazione anche a chi frequenta le scuole superiori. “È un ampliamento di cui siamo chiaramente molto contenti”. Ma Schembari mette subito sul tavolo anche il limite principale della nuova misura: l’Isee. Per gli studenti delle scuole medie e superiori, infatti, il tetto è fissato a 30mila euro. “Per noi questo è un grande limite perché comunque rende un servizio del diritto allo studio non completo”. Il problema, secondo l’UDU, è la differenza che continua a esistere tra studenti universitari e studenti delle scuole secondarie. “C’è una grande discrepanza tra come possono usufruire di questo servizio gli studenti universitari e come invece siano vincolati gli studenti delle scuole medie e delle scuole superiori”.

Insomma: 70 euro sono un passo enorme rispetto ai prezzi precedenti, ma secondo gli studenti non significano ancora diritto alla mobilità per tutti.

Più studenti sui bus significa meno corse?

Uno dei dubbi che accompagnano l’estensione della misura è la probabile inefficienza dei trasporti: se improvvisamente migliaia di studenti iniziano a utilizzare il trasporto pubblico, le corse saranno sufficienti? L’assessore Barcaioli sostiene che il sistema sia stato pensato proprio per monitorare questo tipo di effetti. “Abbiamo un monitoraggio del numero degli abbonamenti e un monitoraggio zonale. L’’idea è capire quali siano le tratte maggiormente utilizzate e intervenire dove serve.”  Barcaioli porta un esempio già successo con gli universitari: una tratta tra Terni e Perugia che, con l’aumento degli abbonamenti e quindi degli studenti che usufruivano del servizio, è passata da due a cinque autobus. “Loro hanno tutto l’interesse che gli studenti aumentino e noi abbiamo tutto l’interesse che questa azione vada avanti”.

Anche UDU, su questo punto, non racconta una situazione di collasso del servizio. “Un esempio concreto è la linea utilizzata per raggiungere Ingegneria, potenziata dopo l’aumento della domanda.”

Il vero tema: mobilità o diritto allo studio?

Per Schembari mobilità e diritto allo studio sono inseparabili. “Il miglior investimento che una città possa fare, soprattutto una città in cui ci sono anche gli universitari, è quello di investire sul diritto alla mobilità come uno dei punti cardine centrali del diritto allo studio”.
“Una città in cui uno studente universitario o delle scuole superiori non è in grado di muoversi da solo col trasporto pubblico, non è una città che veramente sta guardando al diritto allo studio”. È qui che “Umbria Vai” diventa qualcosa di più di un semplice abbonamento scontato. 70 euro possono voler dire meno peso sulle famiglie, più autonomia per gli studenti e, almeno nelle intenzioni, più persone sui mezzi pubblici invece che sulle auto.

Dai 70 euro dell’Umbria alla proposta nazionale di Salvini

Barcaioli, però, guarda già oltre l’Umbria e sostiene che il diritto alla mobilità dovrebbe essere considerato un diritto universale. È qui che il caso umbro si incrocia con il dibattito nazionale, sopratutto dopo le recenti dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini sulla possibilità di rendere gratuiti  i trasporti per gli studenti. "Dare ai ragazzi in età scolare un abbonamento gratuito sarebbe sicuramente un segnale importante per le famiglie", ha affermato Salvini qualche giorno fa dal palco del Meeting di Rimini, buttando sul tavolo la possibilità di utilizzare le risorse legate alla flessibilità europea sull’energia.

L’idea, sulla carta, è simile: fare in modo che per i ragazzi il costo degli spostamenti per andare a scuola pesi il meno possibile sulle famiglie. Il problema è che, al momento, quelle di Salvini sono parole al vento che mancano di dettagli, di una misura concreta e soprattutto manca una risposta chiara alla domanda più semplice: chi paga? Ed è proprio su questo che Barcaioli punta il dito. "Il diritto allo studio è diritto alla mobilità, cioè è un diritto universale gratuito per tutti, a partire dai libri agli spostamenti. Però è lo Stato che lo dovrebbe garantire".

Per l’assessore umbro il punto è soprattutto uno, passare dalle parole alle misure concrete. “Se invece di fare i programmi di agosto si facessero delle cose concrete noi saremmo i primi ad applaudire, perché la scuola comincia a settembre e serve agire adesso sugli abbonamenti” Ad oggi la domanda da cui partire è molto semplice: quanto deve costare a una studentessa o a uno studente il diritto di poter andare a scuola o all’università? In Umbria, per ora, la risposta è 70 euro.

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