Trump dice che Meloni vuole fare entrare l’Italia nel Board of Peace: “Me l’ha detto lei”

Giorgia Meloni aveva finora tenuto una linea prudente, richiamando i vincoli costituzionali e l'incompatibilità della scelta con l'articolo 11 della Costituzione. Donald Trump, invece, racconta tutt'altro. È stato infatti lui stesso a riferire di una telefonata con la presidente del Consiglio, durante la quale Meloni avrebbe manifestato la disponibilità a valutare l'ingresso dell'Italia nel controverso Board of Peace per Gaza, precisando la necessità di prendere tempo e di sottoporre la decisione a un passaggio parlamentare. Due versioni che di fatto non coincidono e che trasformano così una telefonata informale in un caso politico. "Italia e Polonia vogliono entrare nel Board of Peace per Gaza. Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi ma prima devono espletare le formalità necessarie", avrebbe infatti detto il tycoon, secondo i media presenti sull'Air Force One.
Meloni: "Aperta sul Board ma ci sono problemi costituzionali, ho chiesto a Trump di rivedere"
In giornata la premier, durante la conferenza stampa a margine del vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha chiarito la sua posizione sul Comitato. "Abbiamo disponibilità e interesse verso l'iniziativa. È chiaro a tutti che l'Italia, ma anche credo la Germania, possa giocare un ruolo di primo piano nella stabilizzazione del Medio Oriente, e che un lavoro che serve per consolidare una tregua complessa e fragile in una soluzione di lungo termine fino alla proposta dei due Stati necessiti del nostro coinvolgimento", ha dichiarato. Tuttavia "ci sono oggettivamente dei problemi per come l'iniziativa è stata configurata, e per noi sono di carattere costituzionale". Ad oggi lo statuto del Board "risulterebbe incostituzionale e quindi incompatibile con il nostro ordinamento", ha chiarito.
Meloni ha poi rivelato di aver chiesto a Trump di riaprire la configurazione dell'organismo, per andare incontro alle esigenze non solo italiane, ma anche di altri Paesi europei. Una richiesta condivisa anche dal cancelliere tedesco. "Io già qualche settimana fa dissi al presidente Trump che personalmente sarei stato disposto ad entrare se si fosse trattato di un organismo che, come era stato pensato inizialmente, accompagnasse il processo di pace a Gaza", ha dichiarato. Ma per "come è fatto adesso il Board of Peace, a partire dalle sue strutture di governance, per ragioni proprio di diritto costituzionale, noi non possiamo accettarlo". Anche quella di Merz non è una chiusura: "Siamo disponibili parlare di nuove forme di cooperazione con gli Usa se si tratta di trovare un nuovo format che in qualche modo garantisca e avvicini la pace in diverse regioni del mondo, quindi a Gaza, in Medio Oriente, in Ucraina", ha concluso.
Le reazioni politiche
Le opposizioni intanto, chiedono un chiarimento in Parlamento. In questo contesto, Anna Ascani, deputata Pd e vicepresidente alla Camera, ha affidato ai social il suo commento: "Trump è certo che Meloni scalpiti per un posto a sedere nel suo Board of peace. Meloni aveva detto tutt'altro. Uno mente. Se la presidente del COnsiglio continuerà a tacere sarà chiaro quale è dei due".
Nel Partito democratico la critica è anche di merito. L'europarlamentare Sandro Ruotolo ha infatti definito il piano per Gaza un progetto estraneo alla diplomazia internazionale: "Diciamo no al Board of peace di Donald Trump, perché non ha nulla a che fare con la pace. È potere, denaro, dominio. È un'operazione che vuole sostituire il multilateralismo con il più forte, il diritto internazionale con il portafoglio, le Nazioni Unite con un organismo privato e controllato unilateralmente", per poi aggiungere: "E sbaglia la presidente Giorgia Meloni a rispondere con un ‘ni'. Qui serve chiarezza, non ambiguità. L'obiettivo è evidente: costruire un'alternativa all'Onu, svuotarla, delegittimarla. Non è un errore. È una strategia", mettendo al centro il nodo economico: "E c'è un fatto che dice tutto: per entrare nel Board of Peace bisogna pagare. La pace diventa un bene di lusso, la diplomazia una membership, la sicurezza globale un mercato. È la logica del chi paga decide. Questa non è politica internazionale: è business. Non è un caso. È coerente con un modello di potere in cui chi governa fa affari, confonde interesse pubblico e profitto personale. Quando chi governa fa soldi, anche la pace diventa una merce".
Anche Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato apertamente di una deriva pericolosa: "Apprendiamo direttamente da Donald Trump che la presidente del Consiglio Meloni lo avrebbe chiamato per prendere tempo sull'adesione dell'Italia al Board of peace per Gaza, quella specie di club privato di speculatori con cui distruggere l'Onu e quel che resta del diritto internazionale. Una vergogna", avvertendo: "Arrivati a questo punto Meloni deve aver chiaro che faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirle di mettere l'Italia (ancora una volta) al servizio di questa banda di autocrati che vogliono spolparsi il mondo, in questo caso utilizzando la tragedia delle popolazioni palestinesi martoriate dall'esercito di Israele, per mettere le ricchezze nelle mani di pochi".
A commentare anche Giuseppe Conte, presidente del M5s, sottolineandone il cortocircuito istituzionale: "A che punto siamo arrivati? Deve essere Trump a riferirsi la posizione di Meloni sul futuro di Gaza e della popolazione palestinese?". E poi la richiesta di una posizione formale: "Un Governo responsabile, non solo farebbe ammenda dopo aver offerto copertura politica al genocidio di Gaza, ma di fronte al preoccupante progetto del Board of peace prenderebbe una posizione chiara e verrebbe a riferirla in Parlamento. È disonorevole per la dignità dell'Italia e delle sue Istituzioni ascoltare un Presidente del Consiglio che fa dichiarazioni ambigue e contraddittorie, e poi attendere da Trump l'interpretazione autentica.La nostra politica estera non può continuare a sguazzare nell'ambiguità. L'Italia deve avere posizioni chiare e lineari. La Premier venga a confrontarsi in Parlamento, per rispetto alla sovranità del popolo.
Da Più Europa, Riccardo Magi ha dichiarato: "Meloni dovrebbe ricordare che ha giurato sulla Costituzione italiana, incompatibile con lo statuto del Board, e non giurato fedeltà a Trump".
A chiudere, la segretaria del Pd Elly Schlein, con una domanda diretta alla premier: "Donald Trump ha affermato che Meloni vuole ‘disperatamente' entrare nel suo Board of Peace ma deve prima passare dal Parlamento. La mia domanda per Giorgia Meloni è semplice: lo può smentire o ha promesso a Trump di cambiare l'art.11 della Costituzione?".