
Le comunali 2026 si sono chiuse con un pareggio. Dei sei capoluoghi al voto, Macerata, Arezzo e Lecco sono andati al centrodestra, Chieti, Agrigento e Trani al centrosinistra. "I risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza", esulta la presidente del Consiglio.
Secondo la segretaria del Pd Elly Schlein invece, Meloni "continua ad avere problemi con la calcolatrice". "Che si tratti di ammettere i troppo scarsi investimenti sulla sanità pubblica di questo governo o i risultati delle amministrative, il tentativo è sempre lo stesso: capovolgere la realtà", perché "anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell'alleanza progressista, con il Pd primo partito in gran parte del Paese". Numeri alla mano, la conta dei capoluoghi andati al centrosinistra, tra primo turno e ballottaggi, sale a otto su un totale di 16. Al centrodestra invece, sei.
I ministri Tajani e Crosetto sono intervenuti nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato per riferire sulle missioni internazionali del 2026 e la relativa proroga. "Continueremo a sostenere Kiev", hanno ribadito. E sulle parole del ministro israeliano Ben Gvir che ha attaccato l'Italia definendola "il Paese delle ciabatte", Tajani ha replicato: "Dichiarazioni inaccettabili e indegne".
Sul fronte giudiziario, tre persone sono indagate per corruzione, rivelazione del segreto d'ufficio e tentativi di condizionare la Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Si tratta di un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un avvocato calabrese e un imprenditore reggino. Nella giornata di oggi sono state effettuate delle perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e l'area di Frosinone.
Conte annuncia: "A settembre definiremo il progetto condiviso del campo largo"
"Ci stiamo confrontando dal basso con tantissimi migliaia e migliaia di cittadini. È quello che serve per rafforzare un progetto serio, coerente, che va contrapposto a questa destra che quando è andata al governo ha fatto il patto con l'establishment, coi poteri forti: industrie delle armi, banche, aziende energetiche, giganti del web americano, fondi di investimento stranieri, addirittura con agenzie di rating che erano definite da Meloni ‘pagliacci'. Noi invece il progetto lo definiamo dal basso, con i cittadini. Siamo ormai quasi in prospettiva di chiusura. A settembre ci ritroveremo con tutte le forze politiche per definire finalmente il progetto condiviso". Lo ha detto il presidente del M5S Giuseppe Conte a Dimartedi su La7.
Lo striscione che esalta la marcia su Roma dopo la vittoria di FdI alle Comunali
A Castrovillari, in provincia di Cosenza, la vittoria della candidata di Fratelli d'Italia alle comunali è diventata il pretesto per mostrare in piazza uno striscione che inneggia alla marcia su Roma. Dopo gli attacchi delle opposizioni, sia la nuova sindaca sia la sezione locale di FdI hanno preso le distanze dallo striscione.
Ponte sullo Stretto, il commento dei magistrati della Corte dei Conti sull'inchiesta per corruzione
L'Associazione magistrati della Corte dei conti "esprime piena fiducia nell’operato della magistratura ordinaria, chiamata ad accertare i fatti nel rigoroso rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento", e "auspica che tutte le persone coinvolte possano chiarire al più presto le rispettive posizioni". Lo ha dichiarato in una nota, riferendosi all'indagine che coinvolge il Ponte sullo Stretto. L'associazione ha sottolineato "la centralità dei principi di autonomia e indipendenza della magistratura contabile", tornando a criticare la riforma varata dal governo Meloni che rischia "di incidere profondamente sugli assetti organizzativi interni della Corte dei conti e di comprometterne l’imparzialità".
Le dimissioni di Tomaso Montanari e la polemica con il ministro Giuli
Lo storico dell'arte Tomaso Montanari si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi, in polemica con le nuove nomine del CdA fatte dal ministro della Cultura Alessandro Giuli. Montanari ha criticato la nomina del "segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta", di "un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini" e di "un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato". Il M5s ha detto che porterà il caso in Parlamento con un'interrogazione.
Caso Silvestro, domani si riunisce Ufficio di presidenza del Senato convocato da La Russa
Si va verso una riunione domani, si apprende a Palazzo Madama, dell'Ufficio di presidenza del Senato, convocato dal presidente, Ignazio La Russa, sul caso del senatore FI Francesco Silvestro. L'organismo è chiamato a dare formale delega ai senatori Questori affinché possano svolgere "tutti gli atti urgenti", che poi diventerebbero "irripetibili", quali visione delle telecamere, stato dei luoghi, orari di ingresso, relativi al caso che vede protagonista l'esponente ‘azzurro'. "Non vogliamo sottovalutare la vicenda. L'auspicio è che sia tale da non inficiare il buon nome e l'immagine di un'istituzione che tutti tendiamo a considerare al di sopra del singolo interesse di ognuno di noi", ha spiegato oggi La Russa, conversando con i giornalisti.
Caso Minetti, Nordio: "Attacco a Mattarella, fare causa al Fatto? Lo deciderà il mio legale"
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, torna a parlare del caso Minetti a margine della prima giornata del Forum PA alla Nuvola di Roma. Il guardasigilli spiega ai cronisti che "la magistratura italiana non può fare una rogatoria verso l'Uruguay perché non è prevista dai trattati internazionali" e aggiunge che "le forme di controllo dell'attendibilità di questa persona (la massaggiatrice uruguaiana, ndr.) sono già state fatte dalla stessa procura di Milano, e da ultimo è arrivata questa, non è nemmeno una ritrattazione, è proprio una smentita di non aver mai detto le cose che quella persona, secondo quel giornale (il Fatto quotidiano, ndr.), avrebbe detto". Per il ministro, quindi, "il caso secondo noi adesso è chiuso".
Nordio spiega però che "il dolore rimane nel fatto che l'attacco sia stato portato in modo così grossolano, non tanto nei confronti di un ministro o del governo, ma soprattutto nei confronti del capo dello Stato". Secondo il ministro, "questo polverone iniziale era stato sollevato contro Mattarella, e questo non è accettabile". "Posso accettare che attacchino violentemente un ministro, ma trovo improprio che venga attaccato il capo dello Stato", ha aggiunto.
Interrogato dai cronisti in merito, Nordio in chiusura fa sapere: "Se oltre alla trasmissione di Bianca Berlinguer farò causa anche al Fatto Quotidiano? Questo lo deciderà il mio legale".
Bonelli (Avs) su Ben Gvir: "Criminale, a Meloni chiedo se intenderà costituirsi parte civile"
"Ben Gvir è un criminale, che deve essere consegnato alla giustizia insieme a tutto il governo criminale di Netanyahu che ha compiuto un genocidio a Gaza", dure le parole di Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi Sinistra, dopo le dichiarazioni del ministro della Sicurezza israeliano, Itamar Ben Gvir, sull'Italia. Ben Gvir è indagato dalla Procura di Roma nell'inchiesta sulla Global sumud Flotilla.
Secondo Bonelli, però, "la vera questione è la posizione del governo italiano" e per questo chiede "a Giorgia Meloni, e a tutto il governo italiano: intenderà costituirsi parte civile nel futuro processo contro i torturatori e i criminali alla Ben Gvir? Ci dicano sì o no". Il deputato di Avs sottolinea che "di fronte ai torturatori e ai criminali bisogna costituirsi parte civile e dare sostegno alla giustizia italiana".
Nucleare, il Nobel Parisi: "Distrazione rispetto a problemi energetici, commercialmente inutile"
Ospite nella sede del Partito democratico per un convegno sull'intelligenza artificiale, voluto dalla segretaria Elly Schlein, il premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, ha parlato anche di energia nucleare. In merito alle difficoltà dell'Italia in tema di indipendenza energetica, il fisico sostiene che "il problema è che abbiamo un'enorme disponibilità di energia basata sul solare, però per usarla è necessario anche ammodernare la rete". Riguardo alla possibilità di aprire all'energia dell'atomo nel Paese, Parisi aggiunge che "il nucleare adesso è una distrazione rispetto ai veri problemi energetici che abbiamo in Italia e che vanno risolti in un'altra direzione".
Dal Nazareno il premio Nobel precisa che "il problema che abbiamo in generale col nucleare è che costa moltissimo l'installazione e che per essere commercialmente utile deve essere utilizzato al 100%". Diversamente, "l'energia solare costerà molto di meno del nucleare e sarà disponibile moltissimo d'estate e di giorno". "Il nucleare dovrà essere spento per tanto tempo, quindi è commercialmente molto inutile", conclude.
Vannacci dopo le nuove adesioni a Futuro Nazionale: "Più ci attaccano, più cresciamo"
L'ex generale Roberto Vannacci sbeffeggia il giornalista Gad Lerner, annoverandolo tra la lista dei suoi "promotori". "Dopo Pucciarelli, Ranucci e tutti quelli che ogni giorno mi dedicano attenzioni e prime pagine, ecco un nuovo, prezioso sostenitore involontario: Gad Lerner".
Il riferimento è ad alcuni post del giornalista, incentrati proprio sul fondatore di Futuro Nazionale, che sulle sue piattaforme social scrive: "Più cercano di fermarci, più ci fanno conoscere; più ci attaccano, più cresce la curiosità; più ci demonizzano più aumentano gli italiani che si avvicinano a Futuro nazionale". "Di questo passo dovrò mandare la tessera onoraria a metà dei salotti televisivi – ironizza Vannacci – Se ogni settimana si aggiunge un nuovo "promotore", al 20% ci fate arrivare voi".
Ponte sullo Stretto di Messina, tre indagati per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio
Corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e tentativi di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Sono queste le ipotesi di reato contestate dalla Procura di Roma a un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, in pensione da febbraio, a un avvocato calabrese, già consigliere di amministrazione della società "Stretto di Messina Spa", e a un imprenditore della provincia di Reggio Calabria, ma residente a Roma.
L'indagine è coordinata dagli inquirenti della Capitale e portata avanti dai carabinieri del Ros, che oggi hanno effettuato delle perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone. Sono stati sequestrati vari dispositivi elettronici e documentazioni che saranno ora esaminati dagli inquirenti.
Secondo quanto riferito dalla Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, i tre avrebbero tentato di influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti relativo all’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. L’avvocato e l’imprenditore, sempre secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli sostegno per future nomine in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di un intervento favorevole sull'opera. Non si tratterebbe dell'unico magistrato che i tre avrebbero cercato di agganciare, oltre ad aver condiviso con terzi delle informazioni coperte dal segreto d'ufficio.
Ascani (Pd) dopo le parole di Ben Gvir: "Meloni non si limiti a delegare presa di posizione"
La deputata del Partito democratico e vicepresidente della Camera, Anna Ascani, reagisce alle parole del ministro della Sicurezza israeliano, Itamar Ben Gvir, che nelle scorse ore ha definito l'Italia "il Paese della ciabatta". Le dichiarazioni di Ben Gvir fanno seguito alla sua iscrizione nel registro degli indagati per le violenze subite dagli attivisti della Global sumud Flotilla.
"Quest'uomo, ministro di punta del governo Netanyahu, non si accontenta di aver irriso di fronte al mondo nostri concittadini inermi che venivano sottoposti a trattamenti disumani", dichiara Ascani che aggiunge: "Oggi offende l'Italia intera". La deputata dem rivolge poi un appello alla presidente del Consiglio: "Stavolta speriamo che Giorgia Meloni non si limiti a delegare ad altri una presa di posizione; ne va dell'onore e della dignità del Paese che lei dovrebbe difendere".
Dl Lavoro, opposizioni protestano contro il voto di fiducia: "Avete perso fiducia nel Paese"
Il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra protestano dopo che il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Lavoro alla Camera. "Oggi la maggioranza batte ogni record", afferma il deputato del Partito democratico, Andrea Casu. "Si torna a quella che è la grande passione del governo – sottolinea – trasformare ogni decreto in fiducia". "Continuate a chiedere la fiducia in quest'Aula – attacca Casu – non solo perché avete perso la fiducia in questo Paese ma perché avete perso ogni fiducia nella maggioranza; d'altronde, se si potesse votare sugli emendamenti al decreto non sareste d'accordo". Casu dichiara poi che "il governo tiene in ostaggio" il Parlamento e conclude: "È un declino che vogliamo denunciare e arrestare".
Per il Movimento 5 stelle interviene la deputata Enrica Alifano, secondo cui le richieste di fiducia sono "113 in questa legislatura" e aggiunge: "Una ricerca di Oxford che sostiene che l'Italia sia per questo un unicum tra i Paesi occidentali". L'esponente pentastellata poi denuncia l'uso da parte della maggioranza di una "decretazione di urgenza", a suo avviso, "utilizzata al di fuori dai limiti della Carta fondamentale". "Finiamo per essere meri ratificatori delle decisioni presi a livello governativo – protesta la deputata – Lo stesso dibattito parlamentare è castrato". E denuncia: "Stiamo virando verso forma si autoritarismo, non è più democrazia parlamentare".
"Il ministro Ciriani è il ministro più impegnato di questa legislatura", afferma, dal canto suo, Filiberto Zaratti deputato di Alleanza Verdi Sinistra, che denuncia "l'incapacità della maggioranza di gestire il governo del Paese con le procedure ordinarie". "Io penso che ci troviamo di fronte a vera emergenza istituzionale", aggiunge, lamentando l'utilizzo "eccessivo, mostruoso della fiducia". "Faccio un appello alla presidenza della Camera affinché venga ripristinato il metodo ordinario: su questa questione si faccia una riflessione", conclude Zaratti.
A Brindisi tre consiglieri Forza Italia passano a Futuro Nazionale e formano un nuovo gruppo
Tre consiglieri comunali di Forza Italia aderiscono a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, e costituiscono così un nuovo gruppo nel consiglio comunale di Brindisi. Si tratta di Nicola Di Donna, Marika Ciaccia e Luca Tondi. "Una decisione frutto di una profonda riflessione – afferma Di Donna, ex capogruppo cittadino di Forza Italia – giunta anche a seguito di un confronto con il generale Vannacci e dopo interlocuzioni con l'onorevole Sasso e con il coordinatore nazionale Simoni". Di Donna assicura: "Resta invariato, in ogni caso, l'impegno a garantire governabilità alla città di Brindisi".
Il deputato Rossano Sasso, responsabile per il Sud di Futuro Nazionale, accoglie con soddisfazione l’ingresso dei tre consiglieri nel partito: "Sempre più cittadini aderiscono alle idee, alla visione, al programma di Futuro Nazionale e se tra questi ci sono anche amministratori con esperienza non posso che essere felice". Secondo Sasso, l’adesione dei tre consiglieri pugliesi conferma la crescita del partito: "Qualcuno dice ‘mai con Vannacci' danneggiando il centrodestra, ma mentre lo dice i propri elettori, amministratori e deputati vanno da Vannacci". Il deputato rivendica inoltre i numeri di Futuro Nazionale in Puglia, dove sostiene ci siano 10mila iscritti, aggiungendo che "saranno oltre 200 i delegati pugliesi che parteciperanno all'assemblea costituente dei prossimi 13 e 14 giugno a Roma: questa cosa mi rende orgoglioso".
Commissione Covid, Ruspandini (FdI): "Mezzo milione di euro agli ex colleghi di Conte, chiarisca"
“Sulla gestione della pandemia e sul business delle mascherine c’è un limite a tutto, anche al silenzio di Giuseppe Conte", Massimo Ruspandini, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, incalza così il leader del Movimento 5 stelle. "Gli italiani hanno patito sacrifici enormi mentre, stando a quanto sta emergendo in Commissione d’inchiesta, quasi mezzo milione di euro di soldi pubblici prendeva la via di ricche consulenze destinate a ex colleghi di studio dell'allora Premier", riporta il deputato di FdI.
"Davanti ai dubbi sollevati sul presunto trattamento di favore per alcune aziende, l'ex presidente del Consiglio non può più nascondersi nel silenzio", spiega Ruspandini, che chiede a Conte: "Venga in Commissione, ci metta la faccia e chiarisca la situazione". Ruspandini promette poi: "Noi non molliamo di un millimetro; la verità sui soldi dei cittadini è un nostro dovere assoluto e la otterremo”.
Frana di Niscemi, Musumeci non risponde ai pm: "Ha depositato una memoria"
Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte ai magistrati della procura di Gela che indagano per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana per l'evento calamitoso di Niscemi. "A differenza dei suoi predecessori – ha spiegato il procuratore Salvatore Vella – non ha reso dichiarazioni spontanee". Il procuratore Vella ha aggiunto poi che Musumeci "si è presentato in procura accompagnato dal suo legale e ha depositato una memoria". Per giovedì 18 giugno, la procura ha convocato l'ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia. Tra i 13 indagati dai pm di Gela anche gli ultimi quattro presidenti della Regione.
"Il governo che ho avuto l'onore di presiedere – scrive Musumeci sui suoi social – ha posto, come tutti sanno, la lotta al dissesto idrogeologico in Sicilia come priorità: parlano le leggi varate, i numeri, i cantieri e il confronto con tutti gli altri enti in Italia". In merito alla memoria depositata, il ministro spiega che "è il contribuito più fattivo che potessimo dare in questa fase, non conoscendo nessuno degli atti; ma ci sembrava indispensabile testimoniare la piena collaborazione con la magistratura e il rispetto del ruolo di chi indaga".
Anche per questa ragione, aggiunge, "rinunciando alle prerogative ministeriali, ho ritenuto fosse mio dovere raggiungere qui a Gela gli inquirenti, ai quali ho evidenziato, nell'atto depositato, non solo la mia estraneità alla contestazione, ma anche tutti gli atti che sono stati compiuti dalla Regione a seguito della frana della provinciale del 2019". "Penso che non sarà l'unico confronto; se servirà, il mio legale e io stesso saremo disponibili", conclude il ministro.
Il governo pone la fiducia sul decreto Lavoro: domani il voto
Al termine della discussione generale nell'aula della Camera, il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Lavoro. Le dichiarazioni di voto sulla fiducia sono in programma per domani a partire dalle 10 con la prima chiama attesa per le 12. Seguirà l'esame degli ordini del giorno depositati in aula.
L'esame proseguirà nella giornata di giovedì, dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con le dichiarazioni di voto finale e il conseguente via libera in prima lettura. A quel punto, il provvedimento varato dal governo in occasione del primo maggio, potrà essere trasmesso al Senato dove dovrà essere approvato in via definitiva entro il 29 giugno.
Comunali, Donzelli (FdI): "Prossime elezioni non semplici per il cdx, lavorare da ora ai candidati"
"Le prossime amministrative non saranno semplici per il centrodestra", queste le parole di Giovanni Donzelli, deputato e responsabile dell'organizzazione di Fratelli d'Italia, ai microfoni di "Ping Pong" su Rai Radio1, parlando delle sfide elettorali del 2027 nelle principali città italiane. "Si voterà in grandi città come Bologna, Milano, Napoli e altre realtà che storicamente non sono tendenzialmente favorevoli al centrodestra; ma non per questo ci si deve scoraggiare". Secondo l'esponente di Fratelli d'Italia, "bisogna fin da subito lavorare per trovare i candidati giusti e provare a vincere ovunque". E promette: "Questo sistema lo troveremo e lo individueremo, l'importante è arrivare preparati alle prossime sfide amministrative".
Borghi (Iv): "Rispedire insulti di Ben Gvir al mittente, riflettono radicalizzazione israeliana"
Cresce la tensione politica intorno alle dichiarazioni del ministro della Sicurezza israeliano, Itamar Ben Gvir, che ha definito l'Italia "il Paese delle infradito" dopo l'iscrizione nel registro degli indagati per le violenze subite dagli attivisti della Global sumud Flotilla. Anche il senatore e vicepresidente di Italia viva, Enrico Borghi, risponde alle parole del ministro scrivendo che sono "da rispedire subito al mittente" e che "riflettono infatti la crescente radicalizzazione e sdoganamento di posizioni estremiste all'interno della sicurezza nazionale israeliana".
Secondo Borghi, le parole di Ben Gvir, "sono l'espressione politica di un'ideologia nazionalista e suprematista, che archivia il concetto di laicità dello Stato per imbracciare la dinamica della guerra di religione per la realizzazione della ‘Grande Israele'. Queste posizioni e gesti oltraggiosi non sono gaffe estemporanee, ma vere e proprie strategie di comunicazione politica volte a polarizzare l'elettorato".
Il senatore sostiene che le dichiarazioni del ministro israeliano "servono a galvanizzare la base nazionalista più radicale (si vota il 27 ottobre in Israele) e a imporre un'agenda di scontro totale per mettere in scacco un approccio ‘moderato' della politica israeliana". "Ben Gvir sta utilizzando lo scontro diplomatico con l'Italia per alimentare la propria propaganda interna – continua il vicepresidente di Iv – presentandosi come un leader forte che non si piega alle pressioni e alle vie legali delle democrazie europee.
"Il modo efficace per rispondere a Ben Gvir è respingere la politica di nazionalismo etno-religioso di estrema destra che sta conducendo e che vuole imporre; con i fatti", conclude.
Dl lavoro, alla Camera in corsola discussione generale, si va verso la fiducia
Nell'Aula della Camera è in corso la discussione generale sul decreto lavoro. In giornata si attende che il governo ponga la fiducia.
Tajani: "Meloni non è stata esclusa da Macron, Starmer e Merz, il formato 'E3' esiste da tempo"
Sulla riunione avvenuta domenica tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, quello francese Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, "non siamo noi che decidiamo il format. Il format E3 esiste, non è nato stamattina per escludere l'Italia, già c'era, c'è sempre stato", così "come siamo fuori" anche "dal" formato "E4" sull'Iran "per la vicenda nucleare". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in sede di replica durante l'audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto. "Noi siamo favorevoli che ci sia un formato a cinque con la Polonia, credo che Merz l'abbia riconosciuto, ma non è una volontà di autoescludersi, l'esatto contrario", ha insistito Tajani.
Tajani: "Per adesione dell'Ucraina servono i tempi, siamo pronti ad aiutare"
"Non ho detto che non vogliamo l'adesione dell'Ucraina all'Europa, servono i tempi per l'adesione, e a Zelensky ho detto che siamo pronti ad aiutare, a dare il nostro saper fare nella notta alla corruzione: ci sono i programmi Falcone e Borsellino che utilizziamo in Sud America. Ha funzionato in Albania, può funzionare anche in Ucraina", ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in audizione sul dl missioni.
Crosetto: "Nelle missioni estere previsto l'impiego di 7.500 militari, 37 navi e 147 aerei"
"Il dispositivo nazionale prevede l'impiego di circa 7.500 militari, con un contingente massimo che può arrivare a 12.000 unità, 37 navali e 147 aerei. Si tratta di uno sforzo significativo e concreto", lo dichiara il ministro della Difesa Guido Crosetto alle Commissioni riunite Esteri e Difesa. Riguardo all'area di Hormuz, Crosetto ha ricordato che "due unità cacciamine della Marina Militare sono state riposizionate nel Mar Rosso nell'ambito delle missioni già autorizzate Mediterraneo Sicuro e Aspides. Si tratta di una misura prudenziale che consente al nostro Paese di mantenere vicino all'area di possibile impiego gli assetti necessari qualora maturassero le condizioni per contribuire alle iniziative internazionali volte al ripristino della sicurezza di navigazione, nel pieno rispetto delle valutazioni e delle decisioni del Parlamento".
Crosetto annuncia la proroga di 50 missioni internazionali: "Se ne aggiungono 2 in Iraq e Somalia"
"La delibera che oggi sottoponiamo all'esame del Parlamento definisce un impegno articolato e in linea con le priorità del governo. Il dispositivo prevede la proroga di cinquanta missioni, l'avvio di due nuove missioni bilaterali, rispettivamente in Iraq e in Somalia", ha annunciato il ministro della Difesa Guido Crosetto alle Commissioni riunite Esteri e Difesa, in merito alle missioni 2026 e la relativa proroga. Il ministro ha spiegato che "la missione bilaterale Iraq nasce nel quadro della progressiva conclusione dell'operazione Inherent Resolve contro il Daesh e consentirà di garantire la continuità al supporto italiano in favore delle forze di sicurezza irachene" mentre "la missione bilaterale Somalia, che sarà avviata quando le condizioni operativi le consentiranno, permetterà di sviluppare una forma di sostegno più flessibile e maggiormente aderente alle esigenze delle forze armate somale, contribuendo al rafforzamento delle capacità locali e stabilizzazione del Corno d'Africa in complementarietà con le iniziative internazionali che già esistono".
Fratoianni (Avs): "Le missioni sono iniziate a gennaio, ne discutiamo ora: questo ritardo è scandaloso"
"Oggi è il 9 giugno. Stiamo discutendo delle missione del 2026. So che il ministro Crosetto si impegna ma è uno scandalo gigantesco. Che serietà ha questa discussione? Noi siamo qui al sesto mese dell'anno a discutere di missioni iniziate a gennaio e per le quali abbiamo speso dei soldi. La mai non è una polemica strumentale. Ci sono altri grandi Paesi europei che questa discussione la fanno prima di dicembre, con il giusto grado di analisi e di approfondimento. Ha funzionato la missione? Quali criticità ci sono state?", ha affermato il leader di Avs, Nicola Fratoianni intervenendo nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Verso lo stop a Unifil, Crosetto: "Serve una nuova missione internazionale"
"Con l'approssimarsi della scadenza della risoluzione 1701, è necessario pianificare già adesso, prima la transizione e successivamente la futura architettura della presenza internazionale, nel segno della continuità in Libano. Non possiamo permetterci che venir meno dell'attuale dispositivo generi ulteriori vuoti di sicurezza e favorisca una nuova escalation nel già sofferente sud del Libano", lo afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo a palazzo Madama a proposito della missione di pace, il cui mandato scadrà formalmente il 31 dicembre 2026. "Per queste ragioni siamo impegnati affinché all'attuale missione Unifil possa succedere una nuova iniziativa internazionale, dotata di un mandato più efficace, capace di superare le criticità emerse fin qui dall'attuazione della risoluzione 1701 e di contribuire concretamente alla stabilizzazione dell'area. È un ragionamento che ho avviato con tutti i miei omologhi dei principali Paesi contributori, ma anche direttamente coi vertici delle Nazioni Unite", aggiunge Crosetto.
Crosetto: "Bisogna sostenere Kiev, la guerra è in stallo: a Russia servirebbero 10 anni solo per Donbass"
Una soluzione esclusivamente militare della guerra in Ucraina "appare difficilmente perseguibile sul lungo termine", lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, in audizione oggi davanti alle commissioni congiunte, illustrando il quadro del conflitto innescato dall'aggressione russa contro Kiev e segnalando la necessità di continuare a sostenere l'Ucraina. Il ministro ha sottolineato che, sul piano militare, il conflitto appare oggi caratterizzato da "una sostanziale situazione di stallo". Secondo Crosetto, gli analisti sembrano concordare sul fatto che, mantenendo gli attuali ritmi operativi, servirebbero "dieci anni, cioè fino al 2036", perché la Federazione russa possa completare la conquista del Donbass, e "diversi decenni" per conquistare l'intero territorio ucraino. Tutto questo, ha aggiunto, avrebbe un costo enorme in termini di vite umane: "almeno due milioni e mezzo di caduti russi soltanto per il Donbass". Si tratta, ha precisato il ministro, di "un'operazione puramente algebrica", ma sufficiente a confermare come la scelta di perseguire una soluzione solo militare sia difficilmente sostenibile nel lungo periodo. Da qui, ha spiegato Crosetto, nasce "la necessità di sostenere lo sforzo difensivo dell'Ucraina" insieme agli altri sforzi "politico e diplomatico", già richiamati dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Crosetto ha ricordato che la guerra di aggressione russa contro l'Ucraina "continua a colpire il cuore del continente europeo" e che, a oltre quattro anni dal suo inizio, registra livelli di violenza che l'Europa "non conosceva dalla fine della seconda guerra mondiale".
"Con una donna in ufficio lascio sempre la porta aperta": bufera sul presidente del Consiglio regionale Piemonte Nicco (FdI)
Bufera sul presidente del Consiglio regionale ed esponente di Fratelli d'Italia, Davide Nicco. In un post pubblicato sul suo profilo Facebook il consigliere, commentando, la denuncia di violenza sessuale che coinvolge il senatore di Forza Italia, Francesco Silvestro, ha raccontato del consiglio ricevuto da Giovanni Pollone, suo predecessore come sindaco di Villastellone."Mi disse: Quando ricevi in ufficio una donna che non conosci, se sei solo lascia sempre la porta aperta. Non si sa mai". Parole "gravi e patriarcali", secondo Pd e M5s in Regione, che hanno chiesto le scuse del consigliere. Ma lui si difende: "Non ho offeso la dignità delle donne".
Il ministro della Difesa Guido Crosetto: "La minaccia atomica torna attuale, pensavamo fosse storia"
A causa della guerra in Ucraina conviviamo "con un conflitto che non mostra rallentamenti facendo diventare la narrazione di guerra parte del nostro quotidiano purtroppo. Torna attuale la minaccia atomica che pensavamo aver consegnato ai libri di storia", lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni sulle missioni internazionali dell'Italia davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. "Il quadro generale si presenta estremamente complesso e in continua evoluzione. Il panorama internazionale continua a consegnarci uno scenario estremamente degradato, caratterizzato da instabilità diffuse e da crisi sempre più interconnesse, i principali focolai di tensione risultano profondamente collegati tra di loro", ha aggiunto.
Tajani: "Caschi blu in Libano non si toccano"
In Libano "la nostra priorità immediata continua a essere la sicurezza degli oltre mille militari impegnati nella missione Unifil e nella missione bilaterale Mibil", lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle comunicazioni sulle missioni internazionali dell'Italia davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. "Lo abbiamo ribadito con forza a tutte le parti: i caschi blu non si toccano", ha ribadito il ministro. "La scorsa settimana ho espresso, così come ha fatto il ministro della Difesa Guido Crosetto, la piùferma condanna per l'uccisione di un militare serbo e per il ferimento di altri militari della Spagna e di El Salvador. Questi episodi devono cessare", ha continuato Tajani. Il Consiglio di sicurezza ha decretato che a fine anno il mandato di Unifil terminerà ma "non vengono però meno le esigenze di sicurezza per le popolazioni libanese e israeliana che Unifil in tutti questi anni ha assicurato e onorato con il proprio lavoro". "In questo quadro, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Difesa Crosetto stiamo analizzando la situazione su come meglio rispondere alle esigenze di sicurezza del Libano. Per questo, il governo ha posto sia alle Nazioni Unite sia in Europa il tema del futuro della presenza internazionale nel Sud del Libano e lungo la Linea Blu", ha detto.
Tajani: "L'Italia continua a sostenere l'Ucraina, stanzieremo altri 40 mln per infrastrutture energetiche"
"Anche la situazione sul fronte ucraino resta complessa. Gli sconsiderati bombardamenti russi degli ultimi giorni hanno provocato nove stragi di civili colpendo aree residenziali a Kiev e infrastrutture critiche con gravi rischi di escalation anche al di fuori del territorio ucraino. Anche stanotte ci sono stati altri bombardamenti. Ne è prova il drone che pochi giorni fa ha violato lo spazio aereo della Romania colpendo un edificio residenziale e ferendo due civili, tra cui un minore proprio sul territorio di un Paese membro delle Nato e dell'Unione Europea. È un atto inaccettabile che abbiamo condannato con la massima fermezza. La posizione dell'Italia non è mai cambiata, il sostegno a Kiev resta una priorità del Governo", ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il vicepremier ha annunciato che il governo stanzierà altri 40 milioni di euro "destinati in particolare alle infrastrutture energetiche, bersaglio sistematico degli attacchi russi e allo sminamento dei territori liberati, condizioni indispensabili per il ritorno della popolazione e la ripresa delle euro".