Tassa di soggiorno, il sindaco di Bologna Lepore la vuole alzare a 10 euro: polemica con il centrodestra
La tassa di soggiorno è un imposta che i visitatori non residenti, come i turisti, devono pagare per ogni notte trascorsa in struttura come hotel, b&b, case vacanze o campeggi all’interno dei Comuni che la richiedono. Su questo tema a Bologna si è riacceso il confronto politico dopo le parole del sindaco Matteo Lepore, che ha chiesto di alzare il tetto massimo a 10 euro, come già accade in altre grandi città turistiche. Oggi a Bologna, come in tutti i capoluoghi di provincia, il limite massimo è di 7 euro ma dal 2027 potrebbe tornare a scendere a 5 euro a notte.
Perché Lepore vuole aumentare la tassa di soggiorno a Bologna
“Se a Firenze viene permesso di arrivare ad una tassa di soggiorno di 10 euro penso che anche Bologna dovrebbe avere questo tipo di sostegno, sicuramente non un taglio”, ha detto Lepore. Il sindaco ha legato la richiesta soprattutto alle risorse che l'imposta porta nelle casse dei Comuni: “Sono soldi che servono in tutte le città, per occuparci del decoro urbano e di tante altre iniziative”.
Il ragionamento di Lepore, come detto, parte dal confronto con il capoluogo toscano, altra città molto turistica. “Firenze incassa ogni anno 85 milioni di euro in questo modo, e ci finanzia anche il trasporto pubblico. Noi ne incassiamo 24”, ha spiegato il primo cittadino. Per la precisione, nel 2025 il Comune di Bologna ha raccolto 23,5 milioni di euro dall'imposta di soggiorno, una cifra record per la città, legata anche alla crescita dei pernottamenti e all'aumento delle tariffe entrato in vigore nell'anno del Giubileo.
Il Comune ha spiegato che il 57% delle risorse è stato destinato ad attività culturali, sportive e di promozione della città; il 20% alla raccolta dei rifiuti e alla pulizia; il 17% alla conservazione e fruizione del patrimonio del centro storico, e il 6% a decoro urbano e verde pubblico.
Come funziona la tassa di soggiorno, quanto vale e chi può aumentarla
Nel frattempo, Lepore insiste almeno sulla necessità di non tornare indietro rispetto agli attuali 7 euro. “Spero che almeno venga confermato dal governo l'aumento da 5 euro a 7 fatto per il Giubileo”, ha detto il sindaco.
La legge nazionale prevede un imposta con un tetto massimo di 5 euro a notte, fatta eccezione per comuni capoluoghi di provincia come Roma e Firenze, con una densità turistica di almeno 20 volte superiore al numero dei residenti possono arrivare a far pagare fino a 10 euro la loro tassa di soggiorno. Ciò che Lepore chiede è quindi di modificare la cornice normativa nazionale sulla quale viene decisa l'imposta di soggiorno che ogni comune può fissare. Per questo, se Bologna vuole avere la possibilità di arrivare fino a 10 euro, serve prima un intervento dello Stato che alzi quel limite, come già fatto in occasione del Giubileo nel 2025, tramite una concessione che ha permesso di alzare di 2 euro l'imposta generale, per motivi specifici.
Il centrodestra contesta l'aumento e chiede più chiarezza sulla spesa
Proprio sulla destinazione delle risorse arriva la risposta del centrodestra. Manuela Zuntini e Gabriele Giordani, consiglieri comunali di Fratelli d'Italia, contestano l'idea di concentrarsi prima di tutto sull'aumento della tassa. “Il punto non è aumentare la tassa, che pesa sui turisti e rende più care le tariffe, ma come spendere le risorse”, sostengono. I due consiglieri chiedono inoltre maggiore chiarezza su come siano stati utilizzati negli ultimi anni i milioni raccolti dal Comune. La loro critica riguarda in particolare il fatto che finora sarebbe stato destinato troppo poco alla promozione turistica e al contrasto dell'abusivismo nel settore ricettivo.
Anche Forza Italia è intervenuta contro l'ipotesi dei 10 euro. Il capogruppo in Comune Nicola Stanzani sostiene che una tassa di soggiorno di questo livello danneggerebbe gravemente il tessuto economico e ricettivo e richiama le differenze tra Bologna e Firenze, soprattutto per il peso del turismo d'affari, delle fiere e dei congressi. Dalla Lega arriva invece la contestazione sul metodo. Il capogruppo Matteo Di Benedetto accusa Lepore di avanzare proposte con possibili effetti sulla città senza dialogare con le categorie del settore.
Ad intervenire sul tema è anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. "Bologna giustamente pone il tema perché è diventata una grande città turistica italiana", descrivendo il momento storico che sta passando la città come di "forte tensione", proprio perché è obbligata a destreggiarsi tra servizi per i turisti e servizi per gli studenti. "È successo a Firenze, è successo a Roma e anche Bologna giustamente pone il tema, perché Bologna è diventata una grande città turistica italiana. Quindi andrebbe affrontato", conclude.