Gli Stati Generali del M5s si stanno per concludere. Dopo le riunioni regionali gli iscritti che hanno partecipato ai lavori hanno scelto i loro rappresentanti, in tutto 305 persone, che parteciperanno alla due giorni finale, il 14 e 15 novembre. In quell'occasione si svolgerà anche il dibattito pubblico, in cui interverranno anche 30 oratori, che avranno la possibilità di commentare l’esito dei lavori. Oggi e domani gli iscritti sceglieranno da una lista di 1000 iscritti chi potrà prendere la parola al dibattito finale. Ma da questa fase conclusiva è stato escluso l'europarlamentare Piernicola Pedicini.

Lo staff del M5s non ha approvato la sua richiesta di partecipare al dibattito pubblico per la conclusione degli Stati Generali. Cosa è successo?

Per me è stata una sorpresa parziale. Io ho fatto come altri richiesta di partecipare agli Stati Generali. Penso che questi abbiano un senso solo se uno è disposto a mettersi in discussione. Altrimenti è solo un'assemblea, ampia, dove si discute, ma che non affronta davvero i problemi pesanti, che in questo momento ci sono. Devi essere pronto anche alle critiche più estreme. Invece è evidente che una possibile critica estrema che sarebbe arrivata da parte mia non sarebbe stata accettata. Secondo il capo politico io avrei violato i principi di collaborazione e cooperazione. Questo perché nell'ultimo periodo io e alcuni colleghi, Ignazio Corrao, Eleonora Evi e Rosa D'Amato, abbiamo votato più volte in difformità rispetto alla maggioranza dei parlamentari della delegazione del M5s in Europa, tenendo sempre fede al programma elettorale, che è la cosa più importante. Anche se si forma una piccola maggioranza su 14 persone questo non dà il diritto di rompere il patto con i cittadini. E questo ha creato una serie di conseguenze, un'escalation interna, che alla fine si è trasformata in questo rifiuto, in questa mia esclusione dagli Stati Generali. Penso invece che una posizione critica, fuori dai denti, sarebbe stata utile al Movimento.

Questa rottura con il M5s parte da lontano. A giugno lei è stato sospeso dal Movimento per un mese, insieme a Ignazio Corrao e Rosa D’Amato, per il voto dello scorso 17 aprile a Bruxelles, contro la risoluzione del Parlamento europeo sui provvedimenti economici per la crisi Covid-19, risoluzione che conteneva anche il Mes. 

La risoluzione è un atto politico. Il Parlamento si esprime politicamente, con una posizione della quale poi il Consiglio il più delle volte non tiene neanche conto. In queste occasioni occorre dare peso alle proprie posizioni identitarie. C'erano delle cose anche condivisibili, ma la risoluzione conteneva anche un forte riferimento al Mes. Per questo abbiamo ritenuto di mantenere principalmente fede alla nostra posizione identitaria. Non si poteva mandar giù una polpetta avvelenata tra le polpette buone.

Si aspettava che il livello dello scontro con i vertici del M5s si alzasse fino a questo punto?

La parola ‘vertice' già non si riesce a digerire con facilità. Noi siamo entrati in un movimento orizzontale, dove le persone avrebbero dovuto avere la possibilità di condizionare l'agenda politica. Invece sempre di più chi si è autoproclamato vertice ha preso il potere nelle sue mani, senza discuterne con nessuno. E ha esercitato poi questo potere nella scelte delle nomine. Noi abbiamo imparato questo con la nostra esperienza decennale, la politica si fa scegliendo delle persone che corrispondono, con la loro storia, ai programmi che si scrivono. Ma se quattro o cinque persone si arrogano il diritto di scegliere chi deve guidare le partecipate dello Stato, selezionando gli amici, oppure lasciano Descalzi all'Eni, dopo che lo abbiamo combattuto per una vita, significa che la politica si dichiara nei programmi ma poi non si fa nella realtà.

Ha detto di aver partecipato  alla riunione regionale degli Stati Generali in Basilicata, e l'ha descritta come "l'orchestrina sul Titanic". Che atmosfera si respirava?

Un'atmosfera positiva, perché ci sono ancora molti attivisti che credono nell'idea primigenia del M5s. Ma non hanno capito ancora che il Movimento in quei termini non esiste più. Queste assemblee sono fatte solo per dare la sensazione di partecipare a un processo di rinnovamento, ma le cose sono già decise altrove. Per questo sembravamo l'orchestrina sul Titanic. Il M5s adesso è come una nave che va alla deriva. Ci puoi trovare a bordo ancora il cuoco che cucina bene, o i musicisti che suonano una bella melodia, ma rimane una nave che va alla deriva. Andavano affrontati i problemi, per tentare di salvarla.

Perché il Movimento ha perso il consenso?

Il problema principale è la mancanza di aderenza ai programmi elettorali. I gesti politici devono corrispondere a quello che scrivi nei programmi. Ci sono stati invece molti tradimenti. L'ultimo in ordine di tempo è la Politica agricola comune (Pac). Non si tratta in questo caso di una risoluzione politica del Parlamento. Sulla Pac ci sono 48 miliardi all'anno, un terzo del bilancio dell'Ue per sette anni. Qui si fa la differenza tra la politica agricola industriale e la politica agricola delle piccole e medie imprese, specialmente quelle del Sud. Le nostre posizioni dichiarate sono la lotta alla grande industria, sostegno ai piccoli agricoltori, lotta ai citofarmaci, agli allevamenti intensivi. Invece nella Pac c'erano i sussidi agli allevamenti intensivi, zuccheraggio del vino, non è stato difeso il biologico. La nostra identità è stata tradita con un voto. È chiaro che tutti quelli che ci hanno votato perché ci siamo dichiarati contro il Mes e contro questi istituti che impongono le riforme strutturali, e quindi delle politiche di austerità, poi hanno visto la nostra debolezza nei fatti. Se tu sommi la Pac, il Mes e altre posizioni nel passato, non può che esserci una perdita del consenso.

Considera la Pac una politica di "finto ambientalismo". Come sono riusciti a mascherarla da politica green?

Ormai si fa tutto con la comunicazione. Ma noi dovevamo essere proprio quelli che si impegnavano per approfondire gli argomenti e per dire la verità. Invece abbiamo iniziato a fare come il Pd. Il Partito Democratico è molto virtuoso nella comunicazione, si batte in difesa dei diritti civili, sociali, per i deboli, ma poi di fatto quando si va a votare fa il contrario di ciò che dice. Oggi i cittadini che guardano al M5s vedono la copia conforme di una forza politica che già c'è, e allora votano l'originale. Ecco perché abbiamo iniziato a perdere voti.

Oggi e domani gli iscritti possono scegliere da una lista di 1000 candidati i relatori che interverranno il 15 novembre. Si sono candidati a parlare anche Di Maio e Di Battista. Lei pensa che queste votazioni si svolgano in modo trasparente?

Credo che il voto sia reale, su questo non ho dubbi. Ma se si mettono di Maio, Toninelli e la Taverna, contro un consigliere comunale o un attivista, è normale che la gente sceglierà chi sta già al governo o in Parlamento. L'unica voce contro potere, e fuori dal coro, probabilmente sarà quella di Alessandro Di Battista. Ma per il resto sarà la solita passerella di Di Maio, della Taverna, e di quelli che vogliono continuare a gestire il M5s anche nel futuro.

Nell'annuncio di Di Maio di "metterci la faccia" ci legge una sua sorta di ‘discesa in campo'? Si sta proponendo ancora una volta come leader?

Sì, Di Maio è sempre stato il vero capo politico, e sempre lo sarà. Ormai ha creato un impero, non solo all'interno del M5s, anche fuori. Non lo attacca più nessuno, non lo attacca la stampa, perché è arrivato a sedersi ai tavoli più importanti del Paese. Si capisce dall'atteggiamento dei giornali e della televisione dei nostri confronti. Una volta ci osteggiavano, adesso hanno un atteggiamento molto più morbido e meno critico.

Ha fatto discutere la scelta sua e di alcuni colleghi (Ignazio Corrao, Rosa d'Amato, Eleonora Evi) di non pagare più la comunicazione del M5s. Otto dipendenti verranno licenziati nei prossimi due mesi. Non vi sentivate sufficientemente rappresentati?

Su questo vorrei sottolineare per prima cosa che nessuno rimarrà senza stipendio. C'è un preavviso di due mesi. E poi semmai non dovessero essere reintegrati dagli altri parlamentari della nostra delegazione comunque ci sono i sussidi dello Stato belga, che per oltre due anni garantisce una copertura finanziaria. Gli altri dieci parlamentari che beneficiano di una comunicazione dedicata a loro possono coprire i loro stipendi. Noi purtroppo siamo stati da tempo tagliati fuori, siamo stati isolati dalla comunicazione. Quello che facevamo non passava mai in televisione, mai con la dovuta enfasi. Io ho ricevuto sessantamila preferenze. Le persone hanno il diritto di sapere cosa stiamo facendo. Io, come gli altri, siamo portatori di temi. Onestamente pagare dei dipendenti che ti oscurano, e poi, come nel caso della Pac, cominciano a parlare anche contro i propri datori di lavoro, è inaccettabile. Ma non ci saranno problemi economici per questi otto dipendenti, potranno continuare a lavorare per la delegazione che sostengono.

È da leggere come un annuncio di scissione da parte vostra?

Non lo so, i rischi di scissione ci sono. Siamo arrivati a un punto di non compatibilità. C'è stata una trasfigurazione del M5s, noi siamo rimasti legati a un ruolo che il Movimento, è evidente, non ha più. Molto spesso i bisogni dei cittadini sono penalizzati dalle grandi lobby, dal potere centralizzato, dalla finanza internazionale. Nei periodi di crisi i cittadini normali si impoveriscono sempre di più, e contemporaneamente i ricchi diventano sempre più ricchi. Serve ancora una forza politica che si interponga, che cerchi di restituire ricchezza, diritti e giustizia ai cittadini. Credo che il M5s si sia appiattito ormai su posizioni che una volta combattevamo.

Le correnti minoritarie all'interno del M5s stentano a emergere? C'è spazio solo per la linea ufficiale? 

Probabilmente qualche corrente è sempre esistita. Ma non vedo nessuna forza propulsiva per un rinnovamento. Non ci sono fronti ben costituiti, che mettano in discussione l'intero progetto. Ci sono persone che pensano liberamente, ma che non sono coordinate tra di loro. C'è invece tanto disordine e tanto malcontento. Questa confusione è terreno fertile, per chi ha l'obiettivo di mantenere le poltrone, per il resto della vita.